Pronti 38 miliardi di dollari da investire nell’industria dei videogiochi da parte dell’Arabia Saudita, l’obiettivo è quello di diventare tra i poli principali al mondo per l’intrattenimento digitale. Il principe Mohammed Bin Salman ha istituito il fondo per importare nel Paese le imprese più fiorenti del settore e difatti in un solo anno ha portato avanti trattative di acquisizioni da 8 miliardi di dollari. Una svolta per l’economia del regno che prova a diversificare le entrate provenienti principalmente dal petrolio.

Arabia Saudita: l’obiettivo di diventare una potenza mondiale dei videogiochi

La Savvy Games Group, compagnia di videogiochi presieduta dal primo ministro dell’Arabia Saudita Mohammed Bin Salman, dichiara di voler trasformare il territorio nel “centro globale per eccellenza del settore dei giochi e degli e-sports” in soli sette anni.

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Questa attenzione al mondo dei videogiochi fa parte di una diversificazione dell’economia del Paese volta a riclassificare le proprie entrate, portando l’Arabia Saudita a investire in una serie di settori in crescita come la produzione di veicoli elettrici e, appunto, il campo dell’intrattenimento digitale. Tuttavia, il denaro a disposizione non è la soluzione definitiva per emergere ed affiancarsi alle maggiori potenze del globo.

Mondiali 2022 ed sportswashing: dottrine in contrasto con l’Occidente

I dirigenti del settore sostengono che il solo denaro potrebbe non essere sufficiente a conquistare gli sviluppatori a cui la Savvy potrebbe rivolgersi. Difatti, le differenze culturali sono tante e non è da tutti intraprendere un percorso professionale in determinati territori, soprattutto dal momento in cui alcune realtà sarebbero desiderose di annoverarsi tra i Paesi che contano, sfruttando settori come i videogiochi o ad esempio il calcio, al di là di ogni pretesa morale o sportiva. Difatti, nonostante le riforme sociali del principe Mohammed, l’Arabia Saudita non è riuscita a scrollarsi da dosso la reputazione di violazione dei diritti umani.

Opinioni differenti fanno nascere dubbi all’interno dello stesso settore perché pur essendo evidente l’investimento saudita, le critiche non mancano a causa del record di violazioni dei diritti umani nel Paese. Note contrastanti provengono sia da associazioni a difesa dei diritti delle donne, sia dalle reti LGBTQ+, ma soprattutto dagli stessi azionisti tanto da ridefinire le attività del fondo arabo come e-sportswashing. Il termine sta ad identificare la pratica dove gruppi di persone o governi si avvalgano dello sport per recuperare una reputazione compromessa e offuscare condotte illecite. A livello internazionale si ritiene che lo sportswashing, venga usato per distogliere l’attenzione da scandali inerenti corruzione e negazione dei diritti umani.

Non tutti i mali vengono per nuocere: Activision Blizzard, un esempio per l’Arabia Saudita

Che l’Arabia Saudita sia fortemente impegnata nel raggiungimento dei suoi obiettivi è fuori discussione, così come lo è il fatto che voglia proporsi in ambito internazionale come polo tecnologico in grado di attrarre nuovi talenti e stravolgere gli equilibri mondiali del settore. Tuttavia uno degli obiettivi principali che potrebbe avvicinare il Paese agli standard Occidentali è l’uguaglianza di genere.

Basti citare l’obiettivo numero 5 dell’agenda 2030 dell’ONU, che mira a ottenere la parità di genere attraverso lo sviluppo economico, l’eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti della categoria femminile e l’uguaglianza dei diritti civili, politici e sociali. Per raggiungere determinati risultati sono state implementate diverse normative a livello mondiale per promuovere l’empowerment delle donne.

Tra queste, il Global Gender Action Plan, Piano d’Azione per la Parità di Genere adottato nel 2018 per promuovere specifici diritti in tutte le attività delle Nazioni Unite. Alcuni risultati sono tangibili guardando a 46 paesi nel mondo dove le donne detengono oltre il 30% di seggi nei parlamenti nazionali o i due terzi dei Paesi in via di sviluppo che hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria.

Un’ulteriore esempio proviene dall’azienda statunitense Activision Blizzard, produttrice e distributrice di videogiochi, che ha recentemente nominato Kristen Hines come nuovo capo per la diversità all’interno del nuovo progetto aziendale DEI che mira all’uguaglianza e all’inclusione di genere. La Hines ha subito annunciato che aumenterà del 50% le assunzioni di donne e di persone non binarie nei prossimi cinque anni portandole a diventare il 33% degli impiegati totali.

 

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Vincent Truppo

Tra i miei focus principali, abbattere gli stereotipi che talvolta non danno la possibilità di conoscere realmente chi ci circonda, la definizione del termine stereotipo rappresenta appieno il mio lavoro. Con enorme piacere collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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