Possediamo le nostre cose o sono loro a possedere noi? Una vita più frugale e meno materialista sembra la chiave della nostra felicità e di una migliore salute mentale. E quello che promette il decluttering, movimento minimalista incentrato sul riordino della casa. Dopo decenni di aspro consumismo, questo lifestyle in controtendenza raccoglie sempre più seguaci. E l’ambiente ringrazia.

Cosa è il decluttering e cosa può fare per la nostra salute mentale

Si può tradurre convenzionalmente il verbo to declutter con “mettere in ordine”, “liberare”. Non esiste una vera e propria parola italiana corrispondente, ma la forma verbale indica il compimento di un’azione volta a rimuovere oggetti non richiesti, riordinare per guadagnare spazio – spesso riferendosi ad ambienti chiusi come la casa.

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Una pulizia che dagli ambienti fisici va a impattare anche la mente. Infatti eliminare il superfluo dalle nostre vita comporta una potente azione psicologica, un recupero energetico che ci spoglia da tutto ciò che non ci serve e anzi ci ruba energie – che siano fisiche o mentali.

È innegabile che la modalità con cui viene organizzato lo spazio può influire – negativamente o positivamente – sullo stato d’animo. La filosofia orientale del Feng Shui opera proprio in questi termini, cercando di trarre il massivo dalla disposizione dei nostri ambienti e oggetti domestici.

Un lifestyle volto alla sostenibilità ambientale

Oltre all’impatto sulla nostra salute mentale, fare decluttering significa muoversi verso uno stile di vita più sostenibile. Infatti, per risolvere il disordine e liberarsi di tutto ciò che è stato accumulato, si può agire in tre modi diversi: donare, soprattutto a chi non può permettersi di scegliere cosa comprare e questo sicuramente rappresenta il modo migliore per contrastare gli sprechi e aiutare qualcun altro. Riciclare, sinonimo anche di riutilizzare (magari creativamente) qualcosa. E infine, scegliere cosa tenere.

Il decluttering si dimostra un alleato per recuperare e aumentare il benessere, partendo dalla quotidianità, dall’ambiente che è più intimo e rappresentativo: la propria casa. Un ambiente meno caotico stimola la creatività e calma i nervi. Aiuta a recuperare un rapporto autentico con gli spazi più importanti di ogni giorno. E tornando a essere padroni dello spazio e del tempo, in contemporanea si riesce a ristabilire un valore prioritario delle cose. Si riesce così a vedere con chiarezza cosa risulti davvero importante e necessario per lo svolgimento delle nostre esistenze, e cosa invece letteralmente non ci serva.

Il movimento minimalista nei media

Scegliere di vivere una vita più frugale è un passo importante anche per combattere il consumismo. Uno dei primi attacchi nella comunicazione di massa al paradigma consumista risale alla fine del secolo scorso, con la celebre frase nel film culto Fight Club:

“Le cose che possiedi alla fine ti possiedono”

Una stoccata alla società del tempo ripresa dal sociologo polacco Zygmunt Bauman nel libro edito nel 2007 Homo ConsumensConsumo, dunque sono: l’uomo del Nuovo Millennio vive ossessionato dagli oggetti, ed è infelice. La società dei consumi comporta uno stato di perenne insoddisfazione, dove si creano nuovi desideri ogni giorno, trasformati in bisogni e dipendenze.

La “rivoluzione minimalista” era iniziata circa 10 anni fa con la giapponese Marie Kondo e la pubblicazione del suo libro Il magico potere del riordino, a cui è seguita nel 2018 una serie tv di 8 puntate su Netflix, che ha cimentato il suo metodo Konmari come la bandiera del movimento minimalista in tutto il mondo. Un altro approccio più occidentale è stato preso dai The Minimalists, il duo americano composto da Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus, autori di due documentari di successo (anche questi visibili su Netflix), che si qualificano come vere e proprie guide per trarre maggior valore dall’assenza delle cose – in completa antitiesi con qualsiasi messaggio di marketing a cui si è esposti ogni giorno.

Il messaggio comunicato da diverse parti del mondo sembra così essere univoco: con meno si vive meglio. E si è più felici.

Virginia Allegra Donnini

Virginia Allegra Donnini

Virginia Allegra Donnini. Aspirante giornalista pubblicista, scrivo di tendenze, cultura, lifestyle. Scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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