Ora si potranno conoscere i guadagni dei colleghi. A che serve? In Italia non vige il principio di pari retribuzione. Grazie ad una direttiva dell’Unione Europea da oggi è illegittima la differenza di salario tra uomo e donna se basata sulla diversità del genere. Una buona nuova misura che mira a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione e della trasparenza dei contratti di lavoro. Scopriamo di cosa si tratta.

Trasparenza e parità salariale: pubblicata la direttiva UE

Approvata a maggio 2023 è diventata un caso mediatico solo ad agosto. La direttiva dell’Unione Europea (UE) mira a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro. Grazie alla direttiva la differenza di salario, se basato sulla diversità del sesso, è illegittimo. Non si potrà pagare meno le donne rispetto agli uomini e viceversa se la mansione è la medesima. In Europa le donne guadagnano circa il 14% in meno degli uomini, ma come si fa a contrastare questa disparità se le donne non sanno quanto prendono i loro colleghi uomini per fare loro stesso lavoro?

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Il testo della direttiva tratta il tema della trasparenza retributiva: “una maggiore trasparenza consentirebbe di rivelare pregiudizi e discriminazioni di genere nelle strutture retributive di un’impresa o di un’organizzazione. Consentirebbe inoltre ai lavoratori, ai datori di lavoro e alle parti sociali di intervenire adeguatamente per garantire l’applicazione del diritto alla parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore (“diritto alla parità di retribuzione”)“.

In Italia, entro il 7 giugno 2026, le imprese europee con un organico di almeno 50 dipendenti dovranno abolire le clausole contrattuali che vietano ai lavoratori di divulgare le informazioni relative ai propri stipendi. Inoltre, saranno tenute a garantire la piena trasparenza riguardo a qualsiasi differenza retributiva di genere presente all’interno dell’azienda.

Previsto un risarcimento in casi accertati di differenza di salario tra generi

In base alla direttiva dell’Unione Europea 2023/970, non sarà più permesso mantenere il segreto sui salari all’interno del proprio luogo di lavoro. In un contesto italiano in cui il gender gap, ossia la differenza di salario tra uomo e donna, è ancora uno scoglio difficile da superare e non vige il principio di pari retribuzione la direttiva si traduce in un notevole passo avanti verso l’uguaglianza salariale.

Oggi il datore di lavoro deve rispettare i minimi salariali ed è libero di pagare un dipendente più di un altro per diverse motivazioni, perché produce di più o perché fa più straordinari per esempio. Tuttavia se la differenza si basa sulla diversità del sesso è illegittimo.

Qualora le informazioni salariali mettano in luce un divario retributivo di genere pari o superiore al 2,5%, i datori di lavoro dovranno condurre una valutazione delle politiche retributive esistenti e sviluppare un piano d’azione per promuovere l’uguaglianza salariale. Nel caso in cui un dipendente ritenga di essere stato oggetto di discriminazione salariale, la legislazione nazionale richiederà al datore di lavoro di dimostrare che non vi è stata alcuna forma di discriminazione.

Inoltre, i responsabili della selezione del personale dovranno garantire che le offerte di lavoro e le qualifiche professionali siano redatte in modo neutro dal punto di vista di genere e che le procedure di assunzione siano condotte senza alcun tipo di discriminazione.

La Commissione europea garantisce il rispetto del diritto comunitario

I lavoratori che hanno subìto una discriminazione retributiva basata sul genere potranno richiedere un risarcimento sia della differenza delle retribuzioni arretrate sia il danno immateriale o i danni causati da altri fattori pertinenti. Come si legge dalla direttiva: “Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi lavoratore che abbia subito un danno a seguito di una violazione di un diritto o di un obbligo connesso al principio della parità di retribuzione abbia il diritto di chiedere e ottenere il pieno risarcimento o la piena riparazione, come stabilito dallo Stato membro, per tale danno“.

Entro il 7 giugno 2026 l’Italia dovrà attuare la direttiva per evitare una differenza di salario tra uomo e donna se basato sul genere, pena il rischio di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea e l’applicazione di una sanzione.

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Carlotta Vercesi

Parlo della nostra società e di come essa comunica. Il mio obiettivo è di scardinare la narrazione catastrofista e di raccontare le buone idee senza dimenticare i piani politici, sociali, economici. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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