Mancano meno di 200 giorni alle prossime elezioni europee. Intanto, le istituzioni dell’Unione europea cercano le strategie più efficaci per aumentare l’affluenza alle urne. In maniera particolare, il sistema elettorale e il coinvolgimento dei giovani sembrano essere alcuni dei temi principali della preparazione alle elezioni. Nel mentre, enti e organizzazioni – come l’european youth forum – stanno promuovendo una campagna politica denominata “vote 16“. L’iniziativa ha lo scopo di chiedere agli stati membri di abbassare l’età per votare a 16 anni per tutte le elezioni locali, regionali, nazionali ed europee. Alcuni stati già lo prevedono, altri non completamente. Qual è la situazione attuale?

Il sistema elettorale e l’affluenza alle urne

Le prossime elezioni europee si terranno tra il 6 e il 9 giugno del 2024. L’elezione diretta del Parlamento è stata introdotta da un atto del Consiglio europeo del 20 settembre 1976. Infatti, istituita come Parlamento europeo nel 1962, la vecchia assemblea parlamentare europea prevedeva l’elezione indiretta e imperfetta. Con il susseguirsi dei trattati di revisione, il Parlamento europeo ha assunto sempre più poteri e centralità all’interno del sistema istituzionale europeo.

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Attualmente il Parlamento europeo conta 705 deputati, 27 commissioni, 7 gruppi politici e 45 delegazioni. Il numero dei Parlamentari europei – che non deve essere inferiore a 6 o superiore a 96 per ogni Stato – è definito attraverso il principio di proporzionalità degressiva. Il metodo consiste nell’assegnare più seggi ai paesi con una popolazione più elevata ma contemporaneamente calcolando i seggi dei paesi con dimensioni inferiori in maniera più che proporzionale.

Gli europarlamentari rappresentano l’Unione europea nel suo insieme e hanno un mandato di cinque anni. A sua volta, il Parlamento europeo, elegge il proprio Presidente – due per ogni mandato – e l’ufficio di presidenza. Inoltre, elegge il Presidente della Commissione e, a riguardo, proprio di recente è stato proposto il cosiddetto sistema del “candidato principale” (conosciuto anche come “sistema degli Spitzenkandidaten”).

Elezioni europee

Dalla prima elezione del Parlamento europeo, nel 1979, l’affluenza alle urne è oscillata dal 60% al 50%. Bisogna considerare diversi fattori nell’analizzare questi risultati. Innanzitutto, l’istituzione è relativamente recente, di conseguenza la creazione di un’identità europea richiede tempo. Altri fattori sono l’incremento degli Stati membri negli ultimi decenni e la partecipazione delle fasce giovanili. Infatti, le elezioni del 2019 hanno riscontrato una crescita dell’affluenza causata da una maggiore partecipazione dei giovani alle elezioni stesse.

Il coinvolgimento dei giovani alle prossime elezioni europee

Secondo i dati dell’Eurostat, la popolazione giovanile europea è circa il 25% della popolazione totale. Nonostante questo, solo il 5% dei parlamentari in Europa ha meno di 30 anni. Nel 2022 è stato pubblicato un report nato dalla collaborazione delle Nazioni Unite e la società “The Body Shop”. Lo studio è denominato “Be Seen Be Heard Global Youth report” e analizza in maniera globale il coinvolgimento dei giovani alla politica.

Secondo i sondaggi condotti dalla ricerca, circa il 76% degli giovani intervistati ritiene che l’attuale classe politica non prenda in considerazione gli interessi della fascia giovanile della popolazione. Lo studio osserva anche che la partecipazione giovanile avviene sempre di più attraverso i canali informali. Inoltre, viene evidenziato che ci sono più probabilità che i giovani votino se i candidati rappresentano i loro interessi e se iniziano a esercitare il loro diritto di voto fin dalla giovane età.

Alla luce di queste considerazioni, l’Unione europea ha creato degli spazi di partecipazione giovanile allo scopo di stimolare questo aspetto soprattutto in vista delle prossime elezioni europee. Nello specifico, la piattaforma digitale youthideas.eu e l’evento annuale European Youth Event. Quest’ultimo in particolare, prevede una serie di giorni durante i quali migliaia di giovani europei si incontrano nelle principali istituzioni europee per condividere ed elaborare le loro opinioni sul futuro dell’Europa. Infine, sono da menzionare tutti gli eventi di formazione e sensibilizzazione sul tema, organizzati da associazioni ed enti utilizzando gli appositi fondi stanziati dall’Unione europea.

La campagna “vote at 16” e la rivitalizzazione della democrazia

Paesi come Austria, Malta, Scozia, Galles, Belgio e Grecia già prevedono l’estensione del diritto di voto ai cittadini tra i 16 e i 17 anni. In altri paesi, come la Germania e l’Irlanda, proposte di questo genere sono in fase di discussione. Lo scopo della campagna “vote at 16” è quello di incentivare i rimanenti Stati membri ad abbassare la soglia di età minima del diritto di voto. Infatti, la partecipazione giovanile alle elezioni europee del 2019 è cresciuta in maniera notevole.

Secondo l’european youth forum, esistono diversi validi motivi per estendere il suffragio in questo senso. Uno dei principali motivi risiede nel diritto dei giovani 16enni di votare, diventato evidente in considerazione dell’evoluzione sociale e dell’attuale situazione demografica dell’Europa. Inoltre, gli studi menzionati dalla campagna evidenziano che la qualità e il futuro di una democrazia sono strettamente connessi alla partecipazione attiva della fascia giovanile.

Le prossime elezioni europee saranno, con ogni probabilità, un indicatore importante per valutare eventuali variazioni della partecipazione giovanile. Monitorare gli equilibri politici che si formeranno e l’età dei deputati eletti potrà fornire importanti informazioni sul futuro dei giovani europei.

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Giuseppe Palomba

Dottore politologo di matrice napoletana, attualmente studio relazioni internazionali alla Federico II e coltivo la mia ossessione verso l'Unione europea.

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