Nel 2024 si celebra il 75° anniversario del Consiglio d’Europa (CdE) è la principale organizzazione per i diritti umani del continente. Un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto positivo che l’Organizzazione ha avuto nel corso di tre quarti di secolo. Fondata nel 1949, è la più antica organizzazione intergovernativa europea e rappresenta 46 Stati membri. Dalla sua istituzione il Consiglio d’Europa costituisce un pilastro fondamentale per la costruzione di un’Europa unita e democratica. 

I valori da cui parte l’organizzazione intergovernativa

Il Consiglio d’Europa, pur non essendo un’istituzione tanto visibile quanto l’Unione Europea, ha un impatto profondo e concreto sulla vita quotidiana di milioni di cittadini europei. L’obiettivo primario è quello di evitare le atrocità del passato, promuovendo la cooperazione e il dialogo tra i Paesi europei. Il Consiglio d’Europa si pone come garante del rispetto dei diritti umani fondamentali, stabilendo un quadro normativo comune attraverso la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

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I principali traguardi raggiunti dal Consiglio d’Europa

L’anniversario è stato celebrato a Strasburgo, tracciando un bilancio dei suoi principali traguardi. In prima istanza, ha sottolineato quanto la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (firmata nel 1950 a Roma) sia il pilastro principale del sistema di protezione dei diritti umani in Europa. La Convenzione, insieme alla Corte europea dei diritti dell’uomo, l’organo giurisdizionale che assicura il rispetto della stessa, definisce i diritti civili e politici fondamentali di ogni individuo. Ogni persona ha il diritto di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, in ultima istanza, per far rispettare le sue libertà e i suoi diritti fondamentali.

Abolizione della pena di morte e prevenzione della tortura

Insieme alla CEDU, l’Organizzazione ha creato altri strumenti giuridici che hanno svolto un ruolo efficace nella lotta contro l’abolizione della pena capitale. Nel 1983, ha adottato il Protocollo n.6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e più di recente nel maggio 2002 il Protocollo n.13 sull’abolizione della pena di morte in ogni circostanza. Il Consiglio d’Europa ha reso l’abolizione della pena capitale una precondizione per l’accesso all’organizzazione. Ha creato così una zona senza pena di morte per oltre 700 milioni di persone.

Inoltre, per monitorare le condizioni delle carceri, ha istituito il Comitato per la prevenzione della tortura e i trattamenti inumani e degradanti. Per favorirne il monitoraggio ha richiesto ai 46 Stati membri di consentire al Comitato di poter effettuare regolarmente visite a sorpresa nei luoghi di detenzione.

I recenti traguardi raggiunti sui minori, parità di genere e AI

Nel 2007 il Consiglio d’Europa ha adottato la Convenzione per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale: è il primo trattato che criminalizza l’abuso sessuale sui bambini anche in casa o in famiglia. La convenzione è entrata in vigore il 1° luglio 2010. Inoltre nel 2019 la Tunisia è diventata il primo Paese non europeo ad aderire alla Convenzione.

Un altro traguardo raggiunto è la Convenzione di Istanbul del 2011 che combatte la violenza contro le donne e la violenza domestica. Si tratta di un passo in avanti decisivo nell’ambito della giustizia, della democrazia e dell’uguaglianza di genere.

Nel marzo di quest’anno si è firmata la Convenzione quadro sull’intelligenza artificiale, i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. La Convenzione stabilisce un quadro giuridico affinché l’IA rispetti le norme del CdE in materia di diritti umani, democrazia e Stato di diritto.

Le nuove sfide e il futuro del Consiglio d’Europa

La priorità è la guerra della Russia contro l’Ucraina, che ha segnato il ritorno dell’aggressione armata in Europa. Il 25 febbraio 2022, il Comitato dei Ministri ha sospeso i diritti di rappresentanza della Russia presso il Consiglio d’Europa e il 16 marzo la Russia è stata esclusa dall’Organizzazione. Nel 4° Vertice del Consiglio d’Europa a maggio di quest’anno si è decisa l’istituzione del Registro dei danni. Così da garantire un sostegno all’Ucraina e il riconoscimento delle responsabilità per la guerra di aggressione condotta attualmente dalla Federazione russa.

Sarà necessario anche l’aggiornamento delle azioni giuridiche in materia di ambiente e diritti umani dovuti alle influenze dei cambiamenti climatici.

Un’altra sfida riguarda la libertà di stampa, che parte dal paradigma che non ci può essere vera democrazia senza libertà d’espressione e senza media liberi e pluralisti. Per questo motivo, lo scorso 2 ottobre, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha pubblicato la risoluzione 2571 (2024) in cui invita i principali Stati coinvolti nella persecuzione del giornalista australiano Julian Assange, in particolare UK e USA, a restaurare le misure di protezione di tali libertà fondamentali.

Il Consiglio d’Europa ha svolto e vuole così continuare a svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione di un’Europa più unita, democratica e rispettosa dei diritti umani.

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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