I diritti umani sono l’insieme delle libertà fondamentali e dei diritti che appartengono a ciascun individuo senza distinzione di etnia, sesso, età, religione, orientamento sessuale o politico. Sono definiti diritti universali perché riconosciuti da molti sistemi legislativi e costituiscono il fondamento dell’ordinamento interno di ogni Stato. Sono diritti naturali e inalienabili in quanto non sono trasferibili e quindi sono irrinunciabili ed indivisibili. 

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948 li riconosce ufficialmente per la prima volta. È stata la risposta giuridica e comunitaria alle ripetute violazioni da parte delle dittature europee. Questo documento è la base giuridica della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

Le organizzazioni governative e non che tutelano i diritti umani 

Oggi la realtà istituzionale dei diritti umani è organizzata in un sistema universale gestito dalle Nazioni Unite con L’Alto Commissariato dei Diritti Umani e il Consiglio per i diritti umani. In base all’area geografica sono nati i sistemi regionali di tutela: il Consiglio d’Europa, l’Organizzazione degli Stati Americani, l’Unione Africana, la Lega degli Stati Arabi. La dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite è la fonte principale da cui derivano le successive Convenzioni internazionali su temi specifici. Ogni sistema regionale ha adottato la propria Carta ed i propri organi di protezione.

Le principali organizzazioni non governative che si occupano dei diritti umani sono Amnesty International, Human Rights Watch, International Federation for Human Rights e Human Rights First. Queste ONG si attivano per la protezione dei diritti umani monitorandone le eventuali violazioni e cercando di fare pressione sui governi affinché intervengano per adeguarsi ad essi.

I principali progressi dei diritti umani ottenuti recentemente

È importante sottolineare che il rispetto e la tutela dei diritti umani sono un processo in continuo sviluppo, caratterizzato da luci e ombre. I passi positivi che si stanno facendo sono soprattutto sul versante dei diritti civili ed il diritto ad un ambiente sano.

Ulteriori progressi sono stati fatti sull’abolizione della pena di morte e sul lento rafforzamento dei Tribunali Internazionali competenti nella tutela dei diritti umani. Recentemente, infatti, abbiamo assistito ad alcuni passi significativi per l’abolizione della pena di morte, l’Armenia ha abolito la pena di morte in ogni circostanza. Il Parlamento del Ghana ha deciso di eliminarla per tutti i reati, eccetto l’alto tradimento. Mentre la Malesia ha rimosso la pena di morte obbligatoria per 11 reati, tra cui omicidio e terrorismo.

Il report di Human Rights Watch del 2024 mostra un lieve arretramento nel rispetto dei diritti umani nel mondo. Accanto a questo però, il report di Amnesty International ha riportato anche diversi progressi in merito a scarcerazioni e revisioni di processi, come nel caso del governo egiziano che ha concesso la grazia a Patrick Zaki.

Gli strumenti efficaci per la difesa dei diritti umani 

Fondamentale è il lavoro svolto dai difensori dei diritti umani che danno voce ai diritti delle comunità violate e si oppongono allo sfruttamento dell’ambiente, alla guerra e alla violenza. Come le pressioni dei movimenti spagnoli che hanno portato all’approvazione della legge che mette il consenso al centro della definizione giuridica di stupro in Europa.

La Corte Penale Internazionale (CPI) a 20 anni dalla sua nascita sembra avviarsi a diventare uno strumento concreto e operativo per la difesa dei diritti umani durante i conflitti. Vanno in questa direzione il mandato di arresto internazionale che la CPI ha emesso nel 2023 nei confronti di Putin e il più recente mandato di arresto per Netanyahu e Yoav Gallant e i leader di Hamas.  

I migliori esiti raggiunti 

Dall’iniziativa ONU Human Rights 75 per rinvigorire la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, emerge la volontà politica di rafforzare ulteriormente i diritti umani nel mondo. Un proposito delle Nazioni Unite che continuerà nel 2024.

Abbiamo fatto enormi progressi nel processo di abolizione della pena di morte nel mondo. La pena di morte è stata infatti abolita in più di due terzi degli Stati del mondo: 144 Stati hanno abolito la pena di morte nella legge o nella prassi; 55 Stati la mantengono in vigore, ma quelli che eseguono condanne a morte sono solo un terzo.

mappa del modo a colori rappresentano dove cè la pena di morte

Fonte Report Amnesty International sulla pena di morte 2023

Legenda: in giallo gli Stati abolizionisti; in grigio scuro gli Stati abolizionisti di fatto. In grigio chiaro gli Stati abolizionisti per i crimini ordinari. In nero gli Stati che mantengono la pena di morte.

I progressi da monitorare nel 2024

In materia di diritto ad un ambiente sano, la COP 28 di Dubai ha raggiunto l’accordo per l’abbandono dai combustibili fossili ed ha ottenuto l’impegno dei Paesi ad allontanarsene entro il 2050. Lo scorso anno inoltre, l’Assemblea Generale ONU ha dato l’assenso per chiedere un parere consultivo dalla Corte Internazionale di Giustizia sugli obblighi e le conseguenze legali degli Stati che causano gravi danni ambientali. Sarebbe da monitorare perché il parere è previsto per l’inizio del 2025 e potrebbe avere ripercussioni sul diritto internazionale ambientale.

Le violazioni dei diritti umani e le repressioni dei diritti civili non sono più tollerate dalla società civile. A tal proposito le manifestazioni a favore della Palestina oppure quelle delle donne contro il regime iraniano in molte città nel mondo, a Londra come a Teheran, sono emblematiche del fatto che la società civile non vuole più girarsi dall’altra parte. Si vedrà se questa consapevolezza fin qui raggiunta potrà spingere i rispettivi Governi a cambiare la propria politica interna ed estera.

Il rispetto dei diritti umani dovrebbe diventare lo strumento necessario per il mantenimento della pace e della sicurezza, come ha dichiarato il Presidente Mattarella durate il discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite lo scorso maggio. Ci vuole quindi una maggiore presa di coscienza, anche da parte nostra, per capire quale ruolo attivo possiamo giocare in tema di diritti umani; così da spingere anche i nostri Governi ad agire concretamente per farli rispettare e tutelare. 

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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