L’ordine mondiale sta cambiando e osserviamo la nascita e lo sviluppo di nuove alleanze internazionali: si tratta dei BRICS, l’organizzazione intergovernativa nata per dar voce alle economie emergenti del globo, la cui sigla sta per le iniziali dei Paesi fondatori: Brasile, Russia, India e Cina, a cui si è aggiunto il Sudafrica.

La via alternativa proposta dai BRICS

Dal 22 al 24 ottobre 2024 si è svolto a Kazan, in Russia, il 16° vertice dei BRICS, a cui hanno partecipato 36 Paesi.

L’organizzazione vuole promuovere una via alternativa alla politica mondiale “unipolare” dell’Occidente, per raggiungere un maggiore equilibrio tra le potenze. Per questo alcuni Paesi occidentali, in primis gli Stati Uniti, tendono a guardarla con preoccupazione. È opportuno, in ogni caso, provare a capire meglio le istanze che hanno portato alla creazione di tale alleanza. Esse potrebbero rivelarsi tutt’altro che nocive, in un futuro improntato al multilateralismo.

Un nuovo assetto globale per far sentire il proprio peso

Lavorare alla creazione di un assetto globale diverso da quello plasmato dagli USA a partire dal dopoguerra: è questo il principio che ha ispirato l’ultimo vertice dei BRICS tenutosi in Russia. L’alleanza si propone come strumento attraverso cui le economie emergenti, e i Paesi del Sud del mondo, possono rivendicare il proprio peso politico, finora marginalizzato dall’egemonia occidentale.

Al momento, oltre alle nazioni già citate, fanno parte dei BRICS anche l’Iran, gli Emirati Arabi Uniti, l’Etiopia e l’Egitto. Inoltre, nell’ambito del vertice di Kazan, altri 13 Paesi hanno ricevuto l’invito a unirsi all’alleanza come “membri associati”, e tra questi ci sono anche il Vietnam e Cuba. Tali Stati, per ora, non sono membri effettivi, tuttavia la loro presenza indica la volontà di creare una rete di cooperazione sempre più ampia.

I BRICS: un fenomeno da analizzare senza allarmismi

Spesso in Occidente, quando si parla dei BRICS, si ha il timore che possano essere un’alleanza “ideologica”. In realtà, analizzando nel dettaglio la loro storia, risulta chiaro che nel gruppo confluiscono nazioni dagli assetti politici interni molto diversi. Basta pensare che, tra i Paesi invitati ad associarvisi, ci sono anche potenze vicine all’Occidente, come l’Arabia Saudita e la Turchia, di cui quest’ultima è addirittura membro della NATO.

I BRICS, piuttosto, sono un’alleanza che propugna una politica globale improntata al multilateralismo per far fronte alle sfide del futuro. In quest’ottica è significativa la scelta dell’Africa come partner chiave dell’alleanza, dal momento che proprio in tale continente i BRICS sono diventati investitori di rilievo. Del resto, il modello multipolare proposto dall’alleanza può essere attrattivo per molte ex colonie africane che ambiscono ad avere più peso.

Un’ampia parte del mondo che l’Occidente non può ignorare

L’alleanza dei BRICS pone al centro dei propri interessi il commercio, la cooperazione economica, lo sviluppo delle infrastrutture e la sicurezza. Negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di quei Paesi che vorrebbero emanciparsi dalla dipendenza dal dollaro, proponendo l’uso delle valute nazionali per gli scambi commerciali. Naturalmente, si tratta di un’aspirazione ancora difficile da realizzare, dal momento che la moneta americana continua a predominare nei mercati del globo.

Tuttavia, l’estensione dell’alleanza è un segnale della sua crescente influenza internazionale. Si può affermare con sicurezza che del gruppo dei BRICS, in futuro, si parlerà con sempre maggior frequenza. Del resto, le istanze che esso esprime non possono essere ignorate dall’Occidente, poiché provengono da una parte molto vasta del pianeta. Quella parte che aspira ad aver un ruolo nelle decisioni da prendere a livello mondiale, che riguardano tutti quanti.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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