Dal 25 al 26 novembre 2024 si è tenuta a Fiuggi-Anagni la riunione dei ministri degli Esteri del G7. Si tratta del secondo incontro organizzato in Italia, dopo quello tenutosi a Capri nello scorso mese di aprile.
Nell’attuale scenario internazionale, gravato da molteplici conflitti e tensioni crescenti, la presidenza di turno italiana si è data come fine quello di rafforzare il ruolo del G7 come luogo di confronto e dialogo. Ciò implica assumere una postura non aggressiva ma ferma, collaborando con i principali organismi internazionali e in conformità alla Carta delle Nazioni Unite.
Il G7 a guida italiana riacquista consapevolezza del proprio ruolo
“Ribadiamo il nostro impegno a promuovere il rispetto del diritto internazionale […], a proteggere i diritti umani e la dignità di tutti gli individui e a promuovere l’uguaglianza di genere”. Inizia con queste parole la dichiarazione congiunta vergata dai ministri degli Esteri del G7 riunitisi in Italia.
Il conflitto in Ucraina, la situazione in Medio Oriente, la regione dell’Indo-Pacifico, i partenariati con i Paesi africani: sono solo alcuni dei principali dossier trattati durante il summit. Si è infatti parlato anche di immigrazione e delle recenti crisi regionali che stanno sconvolgendo vaste aree del pianeta.
Dallo scoppio del conflitto russo-ucraino, iniziato nel febbraio 2022, il Gruppo dei 7 sembra aver riscoperto la sua ragion d’essere. Dinanzi ad una nuova guerra esplosa nel continente europeo e alle conseguenze che ne sono scaturite su scala mondiale, la “determinazione a promuovere un’azione collettiva nella ricerca di soluzioni comuni” – come si legge nel documento – appare l’unica via veramente percorribile per limitare l’ulteriore escalation di tensioni.
Ucraina e Indo-Pacifico, due destini congiunti
Durante la riunione è stato convintamente ribadito il sostegno all’Ucraina da parte dei Paesi membri del G7. In particolare, è stata accolta e presentata con soddisfazione la notizia dell’approvazione da parte dei ministeri delle Finanze dell’“Extraordinary Revenue Acceleration” (Accelerazione straordinaria dei ricavi).
Si tratta di prestiti per un valore pari a circa 50 miliardi di euro, destinati al sostegno del sistema finanziario e militare ucraino e al processo di ricostruzione postbellico. Prestiti che saranno rimborsati grazie alle entrate straordinarie derivanti dall’immobilizzazione dei beni russi.
Il summit ha poi fatto il punto sul conflitto, rimarcando la pericolosità che questo si espanda ad attori extraeuropei. La recente entrata in scena dei soldati nordcoreani, al fianco delle truppe russe, sta infatti creando tensioni anche nel quadrante dell’Indo-Pacifico, dove la situazione era già incandescente.
Il G7 in Italia avverte la Cina e ribadisce il cessate il fuoco in Medio Oriente
I ministri degli Esteri del G7 hanno richiamato la Cina al rispetto del diritto internazionale, condannando il sostegno economico e militare che Pechino indirizza a Mosca. Inoltre, “ribadiamo la nostra opposizione alla militarizzazione della Cina e alle attività coercitive e intimidatorie nel Mar Cinese Meridionale”, si legge nella dichiarazione congiunta.
All’interno di questa, ampio spazio è dedicato alla difficile situazione mediorientale. Viene espressa la ferma condanna degli attentati del 7 ottobre del 2023 da parte dei militanti di Hamas, e la richiesta di liberazione degli ostaggi israeliani, ancora prigionieri nella Striscia. Inoltre, si esortano le parti affinché si dia piena attuazione alla risoluzione 2735 (2024) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Quest’ultima prevede un piano di cessazione del conflitto suddiviso in tre fasi. Il primo step prevede il rilascio immediato degli ostaggi e la cessazione almeno temporanea della guerra; il secondo, la cessazione totale del conflitto; infine, il terzo step, chiede l’avvio di una ricostruzione pluriennale per Gaza.
G7: l’Italia al centro dei processi di pace
“L’Italia è al centro del confronto internazionale”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, durante la conferenza stampa finale. Essere al centro significa essere in grado di lavorare attivamente per il dialogo e per favorire la de-escalation dei conflitti in corso. Significa riconfermare il tradizionale ruolo dell’Italia quale attore capace di mediare e di sapersi confrontare con qualsiasi scenario di crisi.
Una caratteristica della presidenza italiana, ha ribadito Tajani, è stata l’apertura delle sessioni a Stati provenienti dall’Africa e dal quadrante dell’Indo-Pacifico. Perché l’essere al centro implica anche il saper coinvolgere i Paesi più periferici, per ricordare che la pace è responsabilità di tutti, grandi e piccoli.