La scuola è iniziata e con essa, sono arrivate le nuove disposizioni per la Maturità 2026: non si parlerà più di “Esame di Stato”, ma tornerà ufficialmente la dicitura di “Esame di Maturità”. Una scelta che non riguarda solo l’aspetto linguistico. Il termine richiama un significato più profondo e simbolico, restituendo all’esame finale delle scuole superiori il suo valore tradizionale di rito di passaggio.

L’intento è quello di ribadire che non si tratta soltanto di una verifica delle conoscenze, ma di un momento conclusivo e identitario, in cui lo studente dimostra la propria maturazione personale e culturale.

Un colloquio orale rinnovato e più incisivo

Il cambiamento più rilevante riguarda la prova orale, che sarà riorganizzata in modo sostanziale. Non si tratterà più di un colloquio multidisciplinare esteso a tutto il programma di studi, ma si concentrerà su quattro materie rappresentative, diverse a seconda degli indirizzi, stabilite ogni anno con decreto ministeriale nel mese di gennaio. Questo permetterà di avere una prova più mirata, evitando dispersioni e garantendo allo stesso tempo una valutazione approfondita.

La prova orale diventerà obbligatoria in senso pieno: chi decidesse di non presentarsi, anche dopo aver sostenuto le prove scritte, sarà automaticamente bocciato. La prova assumerà così un ruolo centrale e imprescindibile, non solo sul piano nozionistico ma anche su quello formativo. Sarà infatti pensata per valutare non soltanto le conoscenze disciplinari, ma anche le competenze acquisite, la capacità di esprimersi in autonomia, il senso di responsabilità e il percorso extra-scolastico degli studenti, includendo l’educazione civica e le esperienze legate ai PCTO. L’esame diventerà dunque un vero momento di sintesi del percorso scolastico e personale.

Commissioni più snelle e meglio formate per la maturità 2026

Un’altra modifica significativa per la maturità 2026 riguarda la composizione delle commissioni, che passeranno da sette a cinque membri, con due docenti interni, due esterni e un presidente. Questa scelta renderà più agevole l’organizzazione, riducendo i tempi e semplificando le procedure senza rinunciare alla qualità della valutazione.

Il decreto prevede inoltre risorse aggiuntive per la formazione dei commissari, inclusi aspetti legati alla gestione psicologica degli esami, e un aumento dei compensi, che non venivano aggiornati da quasi vent’anni. In questo modo, il lavoro dei docenti sarà maggiormente riconosciuto e la preparazione degli esaminatori potrà garantire maggiore equità e professionalità.

Riforme a sostegno degli studenti

La riforma introduce anche misure più inclusive e flessibili. Tra queste spicca l’esame integrativo unico, che sarà anticipato all’inizio dell’anno scolastico per chi decide di cambiare indirizzo a partire dal terzo anno. La novità mira a semplificare il passaggio tra percorsi diversi, offrendo agli studenti la possibilità di ripensare e orientare le proprie scelte senza restare bloccati da meccanismi troppo rigidi.

Altra modifica riguarda le “prove Invalsi”: i risultati non saranno più comunicati in tempo reale, ma entreranno in forma descrittiva nel curriculum dello studente, a conclusione del percorso. Questa scelta vuole ridimensionarne il peso immediato, integrandoli però in una visione più ampia del profilo scolastico e personale del candidato. Non manca poi un incentivo al merito: la commissione potrà assegnare fino a tre punti aggiuntivi agli studenti che raggiungeranno almeno 97 centesimi, premiando così l’eccellenza e il percorso più brillante.

Calendario rivisto appositamente per l’esame

Cambia anche la scansione delle prove scritte. Per la prima volta la prima prova, quella di italiano, non si terrà di mercoledì ma di giovedì, il 18 giugno 2026, seguita il giorno dopo dalla seconda prova caratterizzante l’indirizzo di studi. È un dettaglio apparentemente marginale, ma che mostra la volontà di introdurre un’organizzazione più funzionale e calibrata.

Al di là degli aspetti tecnici, il nuovo esame può essere letto come un’opportunità di crescita per gli studenti. Il ritorno al nome tradizionale potrebbe donare valore simbolico a un momento che segna la conclusione di un percorso di formazione e l’ingresso nella vita adulta. Il colloquio, più strutturato ma al tempo stesso più mirato, permette di valorizzare non solo la memoria e le conoscenze, ma soprattutto la capacità critica, la maturazione personale e le competenze trasversali.

Le commissioni più snelle e preparate dovrebbero garantire una valutazione più equa e meno dispersiva, mentre i nuovi strumenti, come l’esame integrativo e l’inserimento dei risultati Invalsi nel curriculum, offrono percorsi più flessibili e un riconoscimento complessivo delle esperienze scolastiche ed extra-scolastiche. Infine, la possibilità di assegnare punti bonus rafforza l’idea di un esame che non si limita a certificare un percorso, ma che premia l’impegno e l’eccellenza.

In questo senso la Maturità 2026, forse, non appare solo come una riforma burocratica, ma come un’occasione per restituire centralità agli studenti, al loro percorso e alla loro crescita personale, trasformando l’esame in una vera tappa di consapevolezza e di responsabilità.

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Kelly Di Blas

Insegnante e Dottoressa in Scienze Politiche Internazionali. Credo fortemente nella necessità di un nuovo approccio alla scrittura e, per questo, ho scelto il giornalismo costruttivo. Sono curiosa, leggo molto e parlo troppo. I miei interessi sono rivolti al mondo dell'educazione, della letteratura e delle politiche sociali. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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