Tra le montagne del Piemonte, in alta Val Maira, il comune di Elva sta riscrivendo la sua storia con un progetto destinato a diventare un esempio per ripopolare i borghi italiani: AlternaVita.
È un’Italia che non si rassegna a scomparire e che chiama a raccolta nuove energie: il comune di Elva e i borghi delle valli occitane fanno parte di questa voglia di resistere e hanno l’obiettivo di ripopolare tutte le aree ai margini.
Elva, il comune del Piemonte dove le case di montagna tornano a vivere
Il progetto che mira a rendere il comune piemontese di Elva, un esempio italiano per incrementare il ripopolamento dei borghi, si chiama AlternaVita: mira a invertire la rotta dell’abbandono delle montagne trasformando le case vuote in opportunità di vita e comunità.
«Il progetto AlternaVita si colloca nel piano “Ri-abitare Elva e le terre alte” – spiega Vanni Treu, promotore dell’iniziativa – È stato finanziato da fondi PNRR, promosso dal Comune di Elva e dall’Agenzia di Sviluppo Locale AFP Dronero, con il supporto del Centro Studi Cultura e Territorio e della Fondazione CRC. Non ci interessava vendere mura fredde, ma creare una rete di relazioni, di servizi, di occasioni di lavoro che potessero attrarre famiglie e giovani. L’obiettivo è quindi quello di creare un rapporto fra uomo e natura semplice e consapevole e vede le terre piemontesi come trampolino di lancio per altre realtà italiane».
Le prime adesioni non si sono fatte attendere: famiglie italiane ma anche straniere hanno scelto di trasferirsi qui, attratti dalla natura, dalla qualità della vita e da un modello che mette al centro non solo la casa, ma la persona. «Abbiamo lasciato la città per un futuro più semplice e autentico – racconta Andrea, ingegnere informatico trasferitosi con la moglie e due figli – non ci siamo mai sentiti soli: qui c’è una comunità che ti accoglie davvero».

AlternaVita, il laboratorio di comunità per ripopolare la montagna e non solo
AlternaVita non è una vetrina immobiliare ma un laboratorio di comunità. L’idea è semplice: mettere in rete i vecchi abitanti, custodi di tradizioni e memorie e i nuovi arrivati che cercano spazi per vivere o lavorare da remoto. «Quando sono arrivata qui, pensavo di trovare solo silenzio e montagne – dice Laura, architetta tedesca che ha scelto Elva come nuova casa – invece ho trovato bambini che giocano, un vecchio forno riaperto, persone con voglia di fare».
Il progetto ha avviato una rete, con percorsi di turismo lento e laboratori artigianali. L’obiettivo è chiaro: trasformare Elva in un modello replicabile per altri borghi d’Italia, dove la sfida non è solo demografica ma culturale. «La nostra forza è stata ascoltare: gli anziani ci hanno raccontato la vita di un tempo, i nuovi ci hanno portato idee fresche – continua Treu – Il nome AlternaVita nasce per dare forma ad una vita diversa. In passato ho lavorato in Friuli con un progetto per ripopolare le valli friulane, per creare comunità con persone che arrivavano da contesti coinvolti da diversi disastri ambientali, come l’Emilia Romagna o da aree cittadine dove non ci sono connessioni fra persone: l’opportunità di ripopolare i borghi di montagna e non solo, offre nuovi posti di lavoro, combatte la crisi demografica e crea nuove reti sociali».
Storie come quella di Elva ricordano esperienze riuscite a Melle, sempre in Piemonte, nella vicina Valle Varaita, dove un albergo diffuso ha riportato lavoro e turismo, o in Trentino, dove borghi della Val di Sole e della Valsugana stanno rinascendo grazie a politiche di cohousing e artigianato diffuso.
Un modello per far rivivere i borghi dal Nord al Sud Italia
Il successo di Elva ha acceso l’attenzione anche in altre regioni. Dal Trentino alla Calabria, dalla Basilicata fino ai paesi dell’entroterra pugliese, progetti simili stanno emergendo: a Grottole (Matera) la rigenerazione passa dall’ospitalità diffusa, a San Marco d’Alunzio (Messina) progetti destinati ai giovani e alle imprese locali hanno chiamato nuovi residenti, a Riace l’accoglienza dei migranti ha scritto una pagina di comunità. AlternaVita si inserisce in questa rete come esperienza virtuosa di rigenerazione dal basso, basata su ascolto, sostenibilità e visione a lungo termine.
«Non vogliamo che Elva resti un’eccezione – ribadisce Treu – ma che diventi un laboratorio per l’Italia intera. Non parliamo solo di ripopolare la montagna, ma vogliamo essere una risposta a tutte le aree marginali che sono abbandonate». Anche le istituzioni locali iniziano a crederci: i primi fondi regionali per infrastrutture digitali e micro-servizi sono stati approvati, mentre il portale www.alternavita.it continua a raccogliere candidature di famiglie interessate a trasferirsi.
In un tempo in cui si parla spesso di partenze, questo piccolo comune piemontese racconta una storia di ritorni: di chi torna alle radici, di chi sceglie la montagna, di chi vuole trasformare il futuro dei borghi Italia da luoghi abbandonati a luoghi ripopolati. Il sindaco di Elva, Giulio Rinaudo, ha aggiunto: «Accogliere nuovi abitanti significa guardare al futuro con coraggio e questo è l’obiettivo del nostro progetto. Il futuro implica nuovi posti di lavoro, la nascita di giovani famiglie e una miglior vita per le nostre montagne».

