Nel solo mese di luglio otto incendi boschivi hanno bruciato quasi dieci chilometri quadrati in Piemonte, colpendo aree protette del Gran Paradiso e della Val Grande. Nello stesso periodo decine di roghi sono divampati simultaneamente in tutte le province della Sicilia. Non si tratta di emergenze isolate: secondo il rapporto “Italia in fumo 2026” di Legambiente, nei primi sei mesi dell’anno gli incendi boschivi sono aumentati del 36% rispetto all’anno scorso, con quasi diecimila ettari bruciati.

La buona notizia è che esistono già strumenti digitali liberamente accessibili: satelliti, software open source, banche dati europee che permettono a giornalisti, amministrazioni e cittadini di misurare i danni con precisione, confrontarli con gli anni precedenti e pianificare la risposta.

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Bellingcat ha pubblicato una guida pratica all’uso di questi strumenti. Il collettivo internazionale di giornalismo investigativo, specializzato nelle indagini open source, prende come caso di studio il vasto incendio che il 20 luglio 2025 ha devastato la Riserva Naturale dello Zingaro, in provincia di Trapani, tra i comuni di San Vito Lo Capo e Castellammare del Golfo.

La Riserva Naturale dello Zingaro è stata riaperta nel marzo 2026 grazie ai lavori di ripristino del territorio.

Gli incendi boschivi visti dallo spazio: Copernicus e i satelliti Sentinel

Il punto di partenza per lo studio e la quantificazione dei danni causati dagli incendi boschivi è il Copernicus Browser, il portale gratuito del programma di osservazione terrestre dell’Unione Europea. Attraverso i satelliti Sentinel e Sentinel-2, fornisce immagini aggiornate di quasi tutta la superficie terrestre, con una risoluzione sufficiente a identificare le aree bruciate con precisione. Lo strumento permette di confrontare immagini prima e dopo un incendio, misurare l’area colpita in chilometri quadrati e seguire la progressione delle fiamme nel tempo.

Per valutare la gravità dei danni, Bellingcat usa l’indice NBR (Normalized Burn Ratio): un indicatore che misura la severità dei danni prima e dopo l’incendio confrontando le emissioni infrarosse NIR (Normal-InfraRed) e SWIR (Short-Wave InfraRed) relative alle immagini della vegetazione. 

Secondo le linee guida del servizio forestale statunitense, l’incendio dello Zingaro del 2025 rientrava nella categoria di severità moderata, un dato che cambia significativamente la valutazione dell’impatto rispetto alla sola misurazione dell’area. Sulle cause sono state aperte indagini, ma al momento non è stata accertata in via definitiva l’origine dell’incendio, anche se gli inquirenti hanno preso in considerazione anche l’ipotesi del dolo.

Grazie agli interventi di ripristino realizzati dal Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale, la Riserva naturale dello Zingaro è stata parzialmente riaperta nel marzo 2026. I lavori hanno riguardato la messa in sicurezza dei sentieri, il ripristino delle staccionate e la rimozione della vegetazione spontanea che ostacolava il passaggio. In una prima fase è stato riattivato il solo accesso dal versante di Scopello, mentre l’ingresso di San Vito Lo Capo è rimasto chiuso per consentire il completamento di alcuni interventi commissionati dal Comune. Quest’ultimo è stato riaperto ai visitatori nel maggio 2026.

 

Immagini satellitari di prima e dopo l'incendio che visualizzano la differenza sia con i colori reali che in falsi colori all'infrarosso

Immagini satellitari di Capo San Vito: in alto a sinistra, la zona prima dell’incendio di luglio 2025 e dopo, a destra. Nella fila inferiore: immagini a falsi colori che evidenziano danni da fuoco in rosso. Fonte: Bellingcat.

QGIS ed EFFIS: come contestualizzare i danni

Dopo aver tracciato e valutato l’impatto delle fiamme, il passo successivo per poter procedere con la verifica dei danni causati dagli incendi è verificare lo storico valutando l’andamento dei danni provocati nel tempo rispetto agli episodi precedenti. Per farlo, lo studio di Bellingcat indica due strumenti complementari.

Il primo è EFFIS, il sistema europeo che mappa automaticamente gli incendi in Europa, Nord Africa e Medio Oriente dal 2008. I dati sono scaricabili gratuitamente e permettono di confrontare un incendio recente con tutti quelli registrati nella stessa area negli ultimi vent’anni.

Il secondo è QGIS, un software open source per l’analisi di dati geografici. Incrociando le immagini NBR con i perimetri delle aree protette scaricabili dal sito Protected Planet (la mappa globale delle riserve naturali) è possibile calcolare con precisione quanta parte di un’area protetta è stata colpita. Nel caso dello Zingaro, questa analisi ha confermato che oltre il 95% della riserva aveva subito gravi danni.

Strumenti digitali e risposta agli incendi boschivi: cosa cambia

Questi strumenti non sostituiscono l’intervento sul campo. I Canadair, le squadre di terra e la flotta europea di aerei antincendio rimangono la risposta immediata alle emergenze. Allo stesso modo, i progetti italiani di prevenzione degli incendi boschivi lavorano su scala più lunga: rimboschimento, gestione del territorio, formazione. E quando le fiamme divampano, il soccorso dal cielo resta insostituibile.

Il contributo degli strumenti di monitoraggio satellitare è diverso e complementare: misurare con precisione cosa è successo, dove e l’entità del danno. Questa documentazione ha valore per le richieste di risarcimento, per i piani di ripristino ambientale, per il giornalismo d’inchiesta e per la ricerca scientifica sul cambiamento climatico.

Come documenta nel dettaglio la guida di Bellingcat, tutti gli strumenti descritti sono gratuiti e accessibili online. Non richiedono attrezzature speciali né abbonamenti a pagamento. Richiedono tempo, attenzione metodologica e la disponibilità a imparare.

La stagione 2026: un contesto che cambia

Il caldo torrido, la siccità prolungata, temperature record e venti forti rendono l’Italia e molti dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo tra le aree più vulnerabili al mondo agli incendi. La capacità di documentare e valutare i danni con strumenti accessibili e con metodologie verificabili diventa sempre più rilevante per comunità, amministrazioni e giornalisti.

Questi strumenti sono ormai alla portata di tutti e le possibilità di utilizzo sono pressoché illimitate.

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Alessandro Rossi

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