In un'epoca in cui le fake news sul coronavirus sono all'ordine del giorno, la percezione dell'opinione pubblica è più che mai distorta.

Da mesi stiamo vivendo un'emergenza globale. Un'emergenza la cui pericolosità viene continuamente e pericolosamente ampliata dalla proliferazione di fake news sul coronavirus, le quali non fanno altro che creare confusione, panico generale e sfiducia verso le informazioni mediche verificate. Un problema a cui le istituzioni, politiche e non, stanno provando a trovare una soluzione. Un problema non solo italiano, bensì tanto globale quanto la pandemia stessa.

Le difficoltà comunicative della scienza

Se la comunicazione e i media stanno dunque peccando, come sta comunicando la scienza? Prima di scandagliare la questione va fatto un distinguo tra comunicazione interna e comunicazione esterna. Se la comunicazione interna, a detta degli esperti, sta continuando a funzionare efficientemente con i suoi iter e le sue dinamiche, così non si può dire riguardo alla comunicazione esterna, comunemente definita divulgazione.

Seppur considerando l'imprevedibilità della situazione e il suo essere un caso unico nella storia contemporanea, spesso riguardo affermazioni di enti scientifici e di importanti esperti si è denotato un basso grado di cautela, con smentite anche fragorose. Dal punto di vista comunicativo non si è sicuramente contraddistinta l'Organizzazione Mondiale della Sanità, istituto dell'ONU specializzato nella salute. La prima situazione criticata è stata il dietrofront circa le mascherine: se ora viene raccomandato il loro utilizzo nei luoghi chiusi o dove non sia possibile mantenere il distanziamento sociale, prima sosteneva invece che potessero creare un falso senso di sicurezza, consigliandone l'utilizzo solamente al personale sanitario e a chi fosse a contatto con familiari malati di . . .

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