Il Covid monopolizza le cure ospedaliere sia nelle strutture sia dal punto di vista mediatico.

L’emergenza Covid che stiamo vivendo da marzo è complicata sotto vari punti di vista, soprattutto per quanto riguarda la gestione sanitaria nel nostro Paese. Da un lato questa situazione ha evidenziato quanto sia importante poter usufruire di una sanità pubblica e non privata, ma anche quanto, al netto di alcune difficoltà, il nostro sistema sia stato in grado di reggere l’urto grazie alla totale abnegazione dei nostri medici, infermieri e operatori sanitari. Tuttavia, dall’altro lato, l’emergenza Covid sta ponendo importanti questioni sempre di ambito medico: la difficoltà nella cura di altre patologie gravi, quali quelle oncologiche, da parte dei pazienti così come la scarsità di screening ed esami medici cui gli italiani si sono sottoposti a causa dell’emergenza. Per questioni pratiche ma anche per paura.

Effetti collaterali dell’emergenza Covid

Di questa tematica si sta occupando la fondazione The Bridge, una fondazione senza scopo di lucro «che ha come obiettivo la tutela del diritto inalienabile alla salute». Sono diversi i valori, considerati «fondanti e irrinunciabili», che devono caratterizzare questo diritto: «universalismo, equità e innovazione responsabile, sostenibilità, sensibilizzazione alla diversità, inclusione e pluralismo». Il ruolo che viene dichiarato dalla fondazione è quello di  farsi da “tramite” tra le varie realtà, istituzionali, culturali, sociali e tecniche, le cui sinergie hanno un’influenza importante sul diritto alla salute. Essa si pone dunque l’obiettivo di «agevolarne il corretto confronto».

Un lavoro che inoltre si concentra sia «sulle patologie largamente conosciute» sia su quelle «di minor impatto sociale», cercando di coinvolgere le associazioni di pazienti nei «processi decisionali in ambito di politiche sanitarie».

Rosaria Iardino e quel bacio che cambiò la lotta all’HIV

La Presidente di The Bridge è Rosaria Iardino, giornalista nonché ex consigliera comunale della città metropolitana di Milano sotto l’amministrazione di Giuliano Pisapia. Da anni si spende mediaticamente per una puntuale informazione in merito alla lotta all’HIV, lei che ha contratto il virus quando aveva 17 anni. Divenne celebre nel 1991 per una foto che rappresentò la svolta nella lotta alla disinformazione sulla malattia: quella del bacio con Fernando Aiuti, immunologo che insieme a lei decise con questo gesto di dimostrare che l’HIV non si trasmette in quel modo, come invece veniva riportato su diversi organi di stampa.

Un gesto forte che all’epoca fece scalpore. «Quel bacio è stato la più efficace campagna di comunicazione sull’HIV in Italia», dichiarò Iardino in un’intervista al Corriere della Sera. «Io cominciai a essere sempre più spesso ospite dei programmi televisivi», ricorda la giornalista, aggiungendo che «abbiamo bombardato i giovani di informazioni» ma che i loro coetanei di oggi «non sanno niente». Viene quindi sottolineata l’esigenza di una corretta informazione nel dibattito pubblico, come forse non è accaduto e non sta ancora accadendo a proposito dell’emergenza Covid.

Bacio Iardino Aiuti

Storica foto del bacio di sensibilizzazione tra Rosaria Iardino e Fernando Aiuti (© Twitter)

Non solo emergenza Covid

Se gli ospedali sono pieni a causa dell’emergenza Covid, magari in certi casi ricoverati con sintomi meno gravi per impedire che ritornino a casa con la possibilità di infettare familiari fragili a rischio, come si possono garantire cure ai pazienti di altre malattie che ne necessitano? Un esempio su tutti è quello dei malati oncologici, una fetta di popolazione tra le più a rischio sia per il rallentamento delle terapie sia per la pericolosità del virus in situazioni maggiore debolezza.

Questo il monito lanciato da Rosaria Iardino«L’Istituto cardiologico Monzino di Milano ha lanciato l’allarme dell’aumento delle morti per infarto già a maggio di quest’anno, riferibili anche al mancato accesso in pronto soccorso da parte degli utenti spaventati dai possibili contagi, e ci si chiede se ci siano esperti dedicati al monitoraggio dei pazienti che hanno patologie altamente invalidanti e potenzialmente fatali». Una situazione che si è fatta molto difficile alla fine del lockdown nel 2020, come riportato da Iardino in un altro passo dell’articolo: “Alla fine del lockdown le prestazioni da recuperare avevano raggiunto il numero impressionante di 1.500.000, e pare non siano bastati luglio e agosto per colmare questo deficit e rimettere in asse il sistema. Rimane da capire come ci si stia organizzando realmente per le terapie a domicilio e le visite”.

Questo il passo in cui si interroga sulla minore attenzione, causata dall’emergenza Covid, verso altre patologie a suo dire «sparite dal radar del Ministero della Salute e dalle Regioni»: “La situazione è certamente difficile ma sarebbe disfunzionale non ricordare che esistono persone che hanno patologie non Covid e che sembrano essere, c’è da augurarsi solo in apparenza, sparite dal radar del Ministero della Salute e dalle Regioni. Milioni di pazienti con cancro, artrite reumatoide, diabete e molte altre malattie tra le quali rientrano doverosamente anche le fragilità mentali, sembrano essere scomparse”.

Un problema che colpirà anche fuori dall’Europa

Una problematica che è andata oltre il nostro continente. Negli USA è stato stimato da Norman Sharpless, direttore del National Cancer Institute (NCI), che nei prossimi dieci anni ci saranno circa 10.000 morti in più per tumore al seno e del colon-retto, come riportato nel suo editoriale pubblicato sulla celebre rivista Science: “Il timore di contrarre il coronavirus nelle strutture sanitarie ha dissuaso le persone dal seguire gli screening, le diagnosi e il trattamento delle patologie non–COVID-19. Le conseguenze sul cancro, per esempio, potrebbero essere significative”.

Dello stesso avviso Massimo Di Maio, Segretario dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), come riportato da un comunicato sul suo sito ufficiale: “L’allarme lanciato dall’NCI si può applicare anche in Italia. Nei primi cinque mesi del 2020, nel nostro Paese, più di un milione di esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019”.

Non solo oncologia

Una situazione, quella legata all’emergenza Covid, Per citare altre situazioni di difficoltà, dal Congresso della Società di Ortopedia e Traumatologia è arrivato l’appello alle istituzioni legato al rinvio di circa 35 mila interventi e all’allungamento delle liste d’attesa fino a sei mesi. Così come è stato rilevato un calo del 50% di accessi in pronto soccorso per casi di ictus, come riportato dalla Società Italiana di Neurologie. Spostandoci invece sugli effetti indiretti, si può citare l’effetto negativo che ha avuto l’isolamento per i malati di Parkinson, in parte affrontato grazie ad una rete di medicina collaborativa.

Bene che si cerchi di mettere in luce il problema

Una situazione causata dall’emergenza Covid e difficile da affrontare. Ma, come si dice in questi casi, prima di trovare una soluzione bisogna essere consapevoli e consci del problema. Ottime dunque le prese di posizione di giornalisti come Rosaria Iardino e di medici quali Norman Sharpless e Massimo Di Maio. È bene puntare l’attenzione verso tematiche delicate come queste per far sì che la coscienza collettiva spinga la politica e le istituzioni a porvi rimedio.