Alla GAM di Torino è in corso fino al 18 settembre l’edizione 2022 del World Press Photo, mostra di fotogiornalismo grazie a cui lo spettatore si immerge all’interno di storie nascoste agli occhi dei media mondiali. Tutto questo attraverso lo sguardo poetico di fotogiornalisti desiderosi di donarci realtà che trovano la luce grazie a immagini provenienti da tutto il mondo fermate con garbo, sensibilità e professionalità.

Ogni volta che ci si trova davanti a un’immagine esposta si rimane incantati, immergendosi in quei luoghi, in quei pianti, in quelle problematiche immortalate dall’autore dello scatto: solo uno sguardo sensibile ed esperto può catturare simili scenari, regalandoci la massima esaltazione di una storia rinchiusa in un attimo.

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Konstantinos Tsakalidis

Konstantinos Tsakalidis; Grecia, per Bloomberg News

World Press photo e la tutela della libertà d’informazione

La World Press photo Foundation con questo contest sostiene la libertà di stampa sempre più minacciata e limitata nella sua massima espressione, credendo nel potere che le immagini hanno per creare consapevolezza sulle questioni globali più urgenti: il tutto combattendo la crescente tendenza di polarizzazione, censura e mala-informazione.

Il concorso che vede impegnati più di 6.000 fotoreporter provenienti dalle principali testate al mondo, si fa portavoce di un giornalismo di qualità grazie a un’equilibrata rappresentanza internazionale. Si parte, infatti, da una giuria inizialmente regionale per poi far esaminare i finalisti da una giuria globale.

Il premio del fotoreportage più prestigioso al mondo va all’immagine che riesce a rappresentare un problema o situazione di grande importanza giornalistica, dimostrando un eccezionale livello di percezione visiva e creatività.

I vincitori del World Press Photo Story of the Year

Tra i vincitori del contest la fotoreporter canadese Amber Bracken, già vincitrice nel 2017 con uno scatto per il The New York Times. Con la suggestiva foto ha immortalato una serie di abiti rossi appesi su delle croci presso il ciglio di una strada. Lo scatto commemora i bambini morti nella scuola residenziale per nativi in Kamloops (in Canada), un’istituzione creata per l’assimilazione dei bambini autoctoni, aperta nell’Ottocento nell’ambito della politica di assimilazione forzata dei colonizzatori.

Oltre 150.000 studenti furono portati via dalle proprie abitazioni sottoposti a maltrattamenti e abusi sessuali in queste scuole; una Commissione per la verità concluse, dopo un’indagine, che morirono oltre 4100 studenti a fronte dell’identificazione di oltre 215 tombe anonime di minori a Kamploops, nella Columbia Britannica. I vestiti rossi si susseguono in fila accanto a un campo rurale, sotto un cielo nuvoloso in cui un arcobaleno regala la sua presenza nonostante tutto.

Amber Bracken; Canada, per New York Times

Amber Bracken; Canada, per New York Times

World Press Photo Story of the Year: il vincitore

É di Matthew Abbott la vittoria di questo titolo; il fotoreporter di Sidney ha creato un il reportage dell’anno per National Geographic narrando di come i nativi australiani brucino i sottoboschi, eliminando l’accumulo di combustibili che alimenterebbero incendi più estesi, tramite una pratica chiamata cool burning. I ranger Warddeker prevengono così incendi spontanei diminuendo l’anidride carbonica che contribuisce al riscaldamento globale, salvando le foreste con il fuoco stesso.

Gli altri premi

In questo 2022 sono stati assegnati altri premi come, ad esempio, la sezione video World Press Photo open format award vinta dalla storia personale di Isadora Romero; o ancora le menzioni d’onore riguardanti riconoscimenti speciali a coloro che, pur non avendo soddisfatto i criteri per aggiudicarsi un premio principale, si sono contraddistinti per il loro valore giornalistico ed estetico.

Anche quest’anno tra gli argomenti narrati la crisi climatica si è distinta sugli altri, insieme a storie di catastrofi naturali e le lotte per i diritti fondamentali.  In parallelo spiccano anche storie di possibili soluzioni ai problemi ambientali, storie di coraggio che riguardano questioni globali e alla salvaguardia delle culture indigene.

 

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Laura Corona

Laura Corona

Aspirante giornalista laureata in Lettere. Scrivo di Cultura e Lifestyle collaborando con BuoneNotizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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