In Barbie, l’ultimo film della regista Greta Gerwig, co-sceneggiato con Noah Baumbach, Margot Robbie e Ryan Gosling interpretano i protagonisti nella versione più “classica” di Barbie e Ken. In questa pellicola la Gerwig ha cercato di conciliare il lato più controverso della bambola più venduta con la sua estrosità e, più di tutto, inclusività.

Il passato di Barbie

Nata nel 1959, nei suoi oltre 60 anni di vita Barbie è cambiata molto. Originariamente, era caratterizzata dal suo side look, un fisico inequivocabilmente da donna e, ovviamente, il seno prosperoso. All’epoca il suo essere particolarmente sensuale poteva essere scandaloso e influire sui genitori, indecisi se comprare una bambola eccessivamente “superficiale”.

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In passato Barbie anziché avvicinarsi all’inclusività, è stata una rappresentazione stereotipata che in molti hanno visto come sminuente nei confronti del genere femminile. Nel 1992 alcune bambole di uno dei nuovi modelli recitava, tra le altre frasi, come le lezioni di matematica fossero difficili. Reiterando ancora una volta lo stereotipo che le donne non potessero essere in grado di studiare magistralmente anche le materie scientifiche. Dopo diverse proteste, fu sostituita.

Per quanto Barbie non intendesse ritrarre l’immagine estetica di donne reali, con il passare degli anni il suo aspetto irrealistico ha in realtà influito pesantemente sull’immaginario collettivo, certamente insieme ad altri fattori. Sempre più bambine e ragazze avevano una visione e percezione distorta del proprio corpo. Arrivando a soffrire di disturbi alimentari e dismorfismo.

Una Barbie più inclusiva

Barbie in realtà è simbolo della donna. Dell’essere femminile. Doveva esprimere per le bambine la loro essenza, prima di tutto come donne e non come mogli e madri. Lei e Ken, infatti, sono sempre stati fidanzati e non si sono mai sposati. Anzi, nei primi anni 2000 lei e il fidanzato storico si sono persino lasciati per qualche tempo. Barbie delineava un’icona femminile forte e d’impatto. In grado di poter essere e fare qualunque cosa desiderasse.

La sua carriera lavorativa ha visto più di 250 mestieri. Ha permesso di vedere le donne in attività che storicamente sono state loro precluse. Senza perdere la sua versione di femminilità. Una donna capace, intelligente, determinata e travolgente. Che sa valorizzarsi per quella che è senza bisogno di giustificazioni.

Oggi, il suo fisico è stato modificato per somigliare più realisticamente a una donna vera. Un processo in continuo sviluppo. Esistono diverse versioni di Barbie che, esteticamente, per capelli, incarnato e fisico, variano notevolmente. Diverse e inclusive. Barbie è una di noi. Tutto ciò che possiamo essere e i traguardi che possiamo raggiungere e sognare.

Il cambiamento di Barbie e la sua inclusività

Barbie nella sua storia è stata molto conformista. Ma poi si è evoluta mirando a simboleggiare la quotidiana varietà, a rappresentare il diritto di ogni donna a essere pienamente e gioiosamente se stessa, a interpretare l’ideale di inclusività.

Una bambola inizialmente chiusa in un cliché estetico, nel tempo è diventata simbolo di tante femminilità e personalità di donne. Un’umanità più ricca e complessa che occupa il suo posto nel mondo, da protagonista. Rappresenta qualunque donna, la sua fondamentale emancipazione, la sua concezione alternativa del proprio essere.

Le prime recensioni sui social

Barbie di Greta Gerwig potrebbe sembrare divisivo, in particolar modo in relazione allo sviluppo della trama. Invece, su Internet ci sono stati molti elogi ed entusiasmo condiviso. Specialmente per la visione autoriale della Gerwig. Un commento sulla società incisivo, divertente e intelligente, che ha superato le aspettative. Apprezzata molto anche la sceneggiatura. Anche se per qualcuno alcuni archi narrativi avrebbero dovuto avere più spazio.

I set, la fotografia e i costumi hanno catturato l’attenzione per la loro creatività. L’intero cast è piaciuto molto, Margot Robbie ha interpretato fantasticamente la nostra Barbie. Pare che anche Ryan Gosling abbia fatto centro. La sua recitazione ha conquistato tutti.

Questi giudizi incrementano la curiosità, voglia di “vivere il film” e la verità dei personaggi sul grande schermo e innalzano le aspettative.

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Chiara Andriani

Chiara Andriani. Mi sono diplomata al Liceo Linguistico, avendo sempre avuto un interesse e un orecchio attento per le lingue. Fin dall'infanzia ho mostrato un particolare coinvolgimento ed entusiasmo verso l'universo letterario e cinematografico e una passione per la musica. L'attrattiva verso la scrittura mi ha spinto a cercare un modo per renderla parte integrante della mia vita di tutti i giorni, portandomi alla scoperta anche del giornalismo e di BuoneNotizie.it. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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