Aspettando la Prima de Il lago dei cigni alla Scala di Milano, vi proponiamo una riflessione sulle tematiche straordinariamente attuali del balletto russo: capace di affascinare ancora con la sua profondità e grazia, secolo dopo secolo, ancora oggi.

Le origini del balletto russo

Il balletto russo ha una tradizione ultracentenaria. Una storia di oltre tre secoli, secondo le fonti storiche: infatti sembra che fino agli ultimi decenni del 1600 non ve ne fosse traccia. Probabilmente a causa dell’isolazionismo delle politiche geo-economiche zariste del tempo, le influenze di natura occidentale erano pressoché nulle. Fu solo dopo, con l’ascesa dello zar Pietro Romanov detto il Grande (in carica da fine Seicento fino a al 1725), che la società russa si aprì alla cultura dell’Occidente. In particolare San Pietroburgo si qualificò come finestra sul mondo al di là degli Urali, in antitesi con l’isolazionismo di Mosca.

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Secondo il sociologo George Homans però il balletto entrò nel regno di Russia non come forma d’intrattenimento (alla maniera del Vecchio Mondo), ma come un vero e proprio standard di comportamento da emulare e interiorizzare, idealizzandolo. Non si mirava a intrattenere e divertire il pubblico, ma a educare la massa del popolo russo. Ad oggi il metodo più diffuso rimane l’austero metodo Vaganova, dal nome della ballerina e insegnante che lo ideò durante il periodo sovietico nella prima metà del Novecento.

I capolavori: storie che non invecchiano mai

La tradizione letteraria e artistica russa si è sempre distinta nei secoli scorsi per la profondità del suo pensiero. Non è da meno ciò che concerne i temi del balletto russo. Impossibile non citare al riguardo le opere del compositore Pëtr Il’ič Čajkovskij (spesso traslitterato in Tchaikovsky), tra le quali si annoverano le rinomatissime Lo SchiaccianociIl lago dei cigni e anche una versione de La bella addormentata.

Il primo è il perfetto spettacolo che apre le porte alla stagione natalizia, portando in scena il calore famigliare e la magia della notte della Vigilia – come solo la si può apprezzare attraverso gli occhi di un bambino. Il lago dei cigni invece tocca temi chiaroscuri della femminilità, con le laceranti conseguenze del tradimento e della delusione d’amore, mentre la rivisitazione della fiaba della principessa Aurora, al contrario, mette in luce proprio gli effetti positivi e risanatori dell’amore. Temi che toccano da vicino ogni essere umano, sempre eterni, rappresentati sul palcoscenico con una grazia inimitabile. Come riporta il musicologo Francis Maes nella sua opera edita nel 2002 sulla storia del balletto russo, Tchaikovsky per tutta la vita perseguì il suo obiettivo di creare una musica in grado di rispecchiare il carattere nazionale russo – ma che al tempo stesso fosse all’altezza della complessità della musica classica europea.

Connubio di temi umanissimi e performance perfette al limite dell’non-umano, il balletto russo continua ancora a stupire, nonostante lo scorrere del tempo.

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Virginia Allegra Donnini

Con un background di studi ed esperienze lavorative a cavallo tra economia, marketing e moda scrivo di tendenze, pop culture, lifestyle. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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