Barbie ha fatto parlare molto di sé con l’uscita del primo film al cinema. Molti lo hanno criticato definendolo superficiale e stereotipato, altri lo hanno esaltato aggiudicandogli il titolo di prodotto femminista dell’anno. Ma quale messaggio si nasconde dietro questo mondo rosa e glitterato?

Femminismo o marketing?

Barbie, indiscutibile icona pop dell’ultimo secolo, protagonista di un film. Tanto amata ma anche tanto odiata dalle persone. Nata come strumento di empowerment femminile, diventata poi negli anni l’ennesimo frutto del capitalismo, strumento maschile di legittimazione della donna. Barbie e il femminismo hanno, quindi, un rapporto storicamente difficile. Tra chi pensa che sia inclusiva e d’ispirazione per le bambine e chi invece critica gli standard di bellezza irraggiungibili proposti dalla bambola.

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Negli ultimi mesi Barbie ha fatto parlare di nuovo molto di sé, con l’uscita in sala dell’omonimo film diretto da Greta Gerwig (regista di film come Piccole Donne e Lady Bird). Il lungometraggio, che ha sollevato non poche critiche e pensieri contrastanti, racconta un mondo di finzione, plastica e lustrini, che non è Barbieland come si potrebbe pensare inizialmente, ma il nostro.

La domanda che tutti si sono posti e a cui cercano di trovare risposta è, si nasconde davvero un messaggio profondo dietro questo mondo rosa e glitterato? O è solo l’ennesimo prodotto Hollywoodiano che cerca di capitalizzare il femminismo come strumento di marketing?

Un cambio di prospettiva

Nel lungometraggio Barbieland è l’esatto opposto della nostra società, quasi uno specchio surreale dove le donne hanno un ruolo centrale e di rilievo, mentre i Ken, gli uomini, sono solo un riflesso di Barbie. Qui le donne sono tutte operaie, scrittrici, dottoresse, mamme e tutto ciò che vogliono essere. Ci sono donne di qualsiasi razza, con qualsiasi corpo, cisgender e transgender, la diversità è una cosa normale e per nulla forzata alla vista dello spettatore.

Così vengono affrontate tematiche importanti come l’uguaglianza di genere e l’importanza di sfidare gli stereotipi, mettendo in atto una decostruzione di ciò che sono stati sempre i valori della nostra società, creando un dubbio nella mente dello spettatore, piantando un seme da coltivare. In molti hanno criticato il film etichettandolo maschilista, sottolineando che il femminismo non è una lotta di classe per la supremazia delle donne. Vero, ma nemmeno il film vuole far passare questo messaggio.

L’approccio interessante sta proprio nell’aver creato un cambio di prospettiva, nell’aver rappresentato gli uomini come le donne sono sempre state dipinte dai media e averli fatti essere cosa sono sempre state per la società. Questo ha ovviamente fatto storcere il naso a molti uomini e non solo. Oltre tutto, ricordiamo che un film per essere femminista non deve necessariamente mostrare un mondo tale, e infatti, il finale fa vedere come anche Barbie stessa capisce che le cose così non vanno bene a Barbieland. Anche Ken inizia una sorta di emancipazione del maschio, perché gli uomini a Barbieland si trovano nella stessa condizione delle donne nel mondo reale, alla continua ricerca del proprio spazio, a dover dimostrare sempre qualcosa in più per farsi valere. E allora perché ci disturba così tanto vedere le cose al contrario?

Barbie: dal cinema al mondo reale, un'esplorazione autoriflessiva, bambola

Barbie – Immagine di Roman Vsugon

Un’esplorazione autoriflessiva, da Barbie a donna

La perfezione non esiste, è solo un modello. Da questo punto di vista il film può sembrare contraddittorio, perché parla di imperfezioni con una protagonista che resta sempre perfetta, ma non lo è. La svolta sta proprio nel rendere tutto questo palese, con tanto di commenti fuori dall’inquadratura come se si stesse parlando ad un pubblico del tutto addormentato.

Barbie non è un inno alla riconquista femminista del mondo e nemmeno la volontà di schiacciare la parte maschile, è il desiderio di equità, di riappropriazione della propria identità. Non vivendo in funzione di un ruolo imposto dalla società ma di ciò che si è realmente.
È una storia che già conosciamo bene, si maschera da film per bambine e finisce per scavare molto più a fondo di quanto lo spettatore possa aspettarsi, portando sullo schermo un’esplorazione autoriflessiva della femminilità e della crescita.

Un film sul femminismo, sull’essere donna, sul patriarcato che è arrivato nelle grandi sale e non è rimasto un film di nicchia, che ha portato a livello trasversale un messaggio importante (qui la recensione). Un grosso traguardo che fino a pochi anni fa nessuno si sarebbe aspettato. Quindi, invece di soffermarci sul fatto che possa essere una sceneggiatura piatta, stereotipata e superficiale perché non apprezzare i piccoli passi fatti in avanti? Nonostante le contraddizioni il film riesce a far riflettere e ispirare gli spettatori, invitandoli a guardare oltre la superficie. Un buon punto di partenza per avvicinarsi ad argomenti come il femminismo e coltivarli.

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Eva Ricevuto

Laureata in Arti Tecnologiche e appassionata di cinema, femminismo e sostenibilità. Sono un'aspirante giornalista pubblicista e cinematografica. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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