Nel vasto panorama del cinema, il ritratto delle donne ha subito un’evoluzione nel corso del tempo, un riflesso dei cambiamenti sociali, politici e culturali della nostra società. Dai primi passi incerti del cinema agli audaci exploit delle registe donne nel XXI secolo, l’industria cinematografica ha attraversato una trasformazione che ha ridefinito la narrazione delle donne.

Gli stereotipi del passato

Agli albori del cinema, le donne erano spesso relegate a ruoli di supporto, riflesso di una società fortemente ancorata a rigidi stereotipi di genere. Film come Gone with the Wind (1939) presentavano le donne come figure romantiche e bisognose di protezione, contribuendo a consolidare gli stereotipi dell’epoca. Questo periodo, sebbene pionieristico nella storia cinematografica, ha anche contribuito a cementare convenzioni limitanti che avrebbero persistito per decenni. Nel cinema classico, le donne rispecchiano un immaginario che le trasforma in figure irreali con le quali è impossibile immedesimarsi.

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Con l’arrivo degli anni ’40 la figura della donna nel cinema diventa maliziosa, inizialmente tranquilla ma che poi si rivela diabolica. Gilda (1946) e La donna del ritratto (1944) sono solo degli esempi di film in cui le protagoniste sono donne emancipate, che si distinguono dal modello femminile imposto dalla società del tempo, dimostrando che le donne potevano essere leader e figure di potere. Nel corso degli anni ’50, i personaggi femminili delineano un percorso originale e vario che influenzerà il cinema degli anni successivi. Le donne iniziano a rispecchiarsi nelle interpretazioni di attrici come Marilyn Monroe e Audrey Hepburn.

cinema e donne

L’emergere delle donne nel cinema

Nell’ultimo ventennio il cinema pone l’attenzione su un linguaggio e una rappresentazione ancora più rispettosa della diversità dei personaggi e della società, mostrando figure femminili sempre più emancipate e desiderose di libertà di espressione.

La donna viene rappresentata sotto diverse forme: attraverso storie di maternità difficili, femminilità negate, figure di madri eroiche, donne che cercano di sopravvivere in un mondo patriarcale. Narrazioni di questo tipo le troviamo in film come Madres Paralelas (2021), La pazza gioia (2016), Changeling (2008). Racconti di donne sbagliate per la società che in realtà non lo sono, che cercano di autoaffermarsi e per cui l’ostentazione del corpo diventa occasione di riscatto e non più di subordinazione.

Ci sono anche rappresentazioni di donne di successo e potenti come nel caso di Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada (2006), in cui la sua Miranda Priestly è una donna difficile e spigolosa ma vera, che riesce a far sentire la sua voce e a imporsi come modello per le altre. Il nuovo millennio ha portato con sé una rinascita nel modo in cui le donne sono rappresentate sullo schermo. Opere come Wonder Woman (2017) e Mad Max: Fury Road (2015) hanno messo in primo piano eroine forti e complesse, sfidando le aspettative e mostrando la diversità delle esperienze femminili.

Registe rivoluzionarie

Il cinema non è fatto solo dai personaggi, ma anche da chi sta dietro la macchina da presa. La diversità, rispetto a pellicole del passato, è visibile in film come Piccole donne (2019), diretto da Greta Gerwig, che ha riportato in primo piano il classico romanzo di Louisa May Alcott in una prospettiva moderna e piena di sfumature. Il successo di registe come Kathryn Bigelow (The Hurt Locker, 2008) e Chloe Zhao (Nomadland, 2020) dimostra che le donne non solo possono dirigere film di successo, ma possono anche portare prospettive uniche e storie potenti sullo schermo.

Sebbene siano stati fatti progressi significativi, è importante sottolineare che ci sono ancora sfide da affrontare. La disparità di genere nell’industria cinematografica, sia dietro che davanti alla macchina da presa, rimane una questione ancora non del tutto risolta. Sono stati compiuti passi da gigante nella raffigurazione delle donne, passando da ruoli stereotipati a ritratti più sfaccettati e realistici. Tuttavia, la lotta per una rappresentazione equa e inclusiva continua, poiché il cinema riflette e influenza la società che lo crea.

Un film ben scritto e con personaggi realistici riesce a coinvolgerci emotivamente: ci commuoviamo, ci spaventiamo e proviamo disgusto davanti a determinate scene. Riconosciamo quindi che l’opera cinematografica ha una grande forza espressiva, formativa e di coinvolgimento. Quindi, vedere film che riescano a rappresentare le donne in maniera intellettualmente onesta e rispettosa può contribuire a creare una società migliore.

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Eva Ricevuto

Laureata in Arti Tecnologiche e appassionata di cinema, femminismo e sostenibilità. Sono un'aspirante giornalista pubblicista e cinematografica. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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