Nel 2015 l’ONU annuncia la creazione, all’interno dei Giochi Olimpici, di una squadra per gli atleti rifugiati: sono sportivi scappati dai propri Paesi governati da dittature. A rappresentare il valore di questa squadra, oggi, ci pensa un nuovo film: Tatami. Vincitore del Premio Brian a Venezia e in salita al box office, apre nuovi scenari per gli spettatori e per gli atleti di tutto il mondo.

La Squadra degli Atleti Olimpici Rifugiati

Tatami in giapponese significa “stuoia” ed è il nome della pedana dove si combattono le arti marziali. Il film si basa su una storia vera (al maschile) e narra di un’atleta di judo iraniana che si ribella al regime islamico che le impone di fingere un infortunio e ritirarsi dalla competizione per non incontrare l’avversaria israeliana, il “Paese occupante”. Una storia comune a molti sportivi internazionali obbligati dalle scelte politiche dei propri Paesi dittatoriali a rinunciare alla vittoria olimpionica.

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Sebbene minacciata, Leila Hosseini continua a combattere pur sapendo che, una volta rientrata in Iran, l’aspetta la prigione per tradimento. Non potendo combattere da sola contro la dittatura islamica, l’atleta chiede quindi aiuto alla Federazione Olimpica Internazionale. Leila è consapevole che non potrà più competere rappresentando il suo Paese, l’Iran, ma entrando a far parte della Squadra Atleti Olimpici Rifugiati potrà continuare ad inseguire il suo sogno di vincere la medaglia d’oro.

Un rifugio per chi scappa dal proprio Paese

Il diritto di asilo (Asylum) in base al quale una persona perseguitata nel suo Paese chiede protezione ad uno Stato straniero, risale all’antichità. Egiziani, Greci, Romani ed Ebrei (come si legge nell’Antico Testamento) già offrivano accoglienza, protezione e immunità a stranieri perseguitati per opinioni politiche o per credenze religiose (Plutarco parla del ‘Dio Asilo’). La Chiesa cristiana, nel 511 d.C., istituisce il “principio di asilo” proteggendo chi si fosse rifugiato nelle chiese. Anche nel Corano si afferma che il diritto di asilo è conferito da Allah e a La Mecca si trova Al-Masjid al-Haram, la moschea-rifugio per ogni mussulmano.

Nel 1950 l’Onu istituisce l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), un’agenzia specializzata nella protezione internazionale dei diritti dei rifugiati, ma è solo con i Giochi olimpici di Rio in Brasile nel 2016 che, prendendo coscienza della crisi globale degli atleti perseguitati politicamente, viene istituita per la prima volta la Squadra Atleti Olimpici Rifugiati. Ai Giochi olimpici di Rio parteciparono 10 atleti provenienti da 4 distinti Paesi, gareggianti in diverse discipline, dall’atletica al nuoto, sei uomini e quattro donne. Ai Giochi olimpici di Tokyo nel 2021, gli atleti rifugiati gareggianti erano 29, in 12 discipline e provenienti da 11 Paesi.

Tatami: un film sulla lealtà sportiva e sulla slealtà politica

Iran e Israele sono due Stati in guerra, ma quando le due campionesse, una iraniana e l’altra israeliana, si incontrano per sfidarsi sul tappeto di Judo, non prevale la lotta politica dove l’avversario deve essere distrutto. Entrambe le atlete sanno che il vero coraggio è nell’osservanza delle regole sportive e nel rispetto dell’avversario. Non c’è né prevaricazione né prepotenza, ma la correttezza, la legalità delle regole di chi onora i valori di lealtà.

Il film Tatami è un film sportivo e politico. La repressione in Iran si spinge fino al limite di impedire ad un’atleta di confrontarsi sulla pedana sportiva, perché il vero campo dove si combatte è quello politico. Ciò che rende il film attualissimo, in questo periodo di tensione crescente fra Iran e Israele, è il fatto che è stato girato con la co-direzione di un regista israeliano e una regista iraniana: la prima volta che avviene questa collaborazione. Entrambi i registi hanno dichiarato che il loro film vuole dimostrare come lo sport e il cinema possano essere strumenti per sviluppare la pace tra due popoli in guerra. Da non perdere!

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Lucia Massi

Avvocato, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

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