Il pensiero narrativo, detto anche storythinking, è alla base della creatività ed è indispensabile per il progresso scientifico e tecnologico. A dirlo è Angus Fletcher, esperto di neuroscienze e con alle spalle un dottorato in letteratura a Yale.

Per troppo tempo abbiamo creduto che solo il pensiero logico potesse avere legittimità di esistere, scrive nel suo libro appena tradotto in italiano. E, invece, l’essere umano ordinariamente è abituato a pensare per storie, attraverso la facoltà probabilmente più preziosa che possiede: l’immaginazione.

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L’uomo è guidato dalla creatività ed è attratto dalle storie

Angus Fletcher è professore di Scienza delle storia – termine da lui coniato – al Project Narrative, un think tank dell’Università dell’Ohio. Pur avendo iniziato la sua formazione nel campo delle neuroscienze, ben presto si è reso conto che il cervello umano non funziona come un computer.

Più che acquisire dati, più che dalla logica, l’essere umano è guidato dall’emotività, dalla creatività ed è alimentato dalle storie, scrive sul suo sito internet. Recentemente è stato tradotto in italiano il suo ultimo libro, dal titolo: Storythinking – La nuova scienza del pensiero narrativo, in cui Fletcher ci illustra nel dettaglio la specificità di questa modalità marcatamente umana di approcciarsi al mondo.

Al metodo narrativo, ricorda, corrisponde una logica precisa, una tipologia di pensiero con caratteristiche ben definite.  Lo storythinking, ossia il pensiero narrativo, merita per questo motivo di essere esplorato nella sua peculiarità, restituendogli la dignità che gli spetta.

Il pensiero narrativo procede diversamente dal metodo logico

Tutto ebbe inizio con il celebre “cogito ergo sum” cartesiano. In realtà le origini della logica risalgono al pensiero classico dell’antica Grecia. Ma è incontestabile che il “penso dunque sono” del filosofo francese Cartesio abbia segnato una svolta importante. La logica cartesiana ha infatti contribuito a plasmare e ad influenzare la razionalità contemporanea.

Eppure, il pensiero logico che intende giungere a stabilire certezze assolute e necessarie, non esaurisce le potenzialità dell’uomo, spiega Fletcher. Accanto a questo esiste, infatti, il pensiero narrativo, che procede secondo un’altra modalità. Il metodo narrativo si interroga essenzialmente sul “perché” e sull’ “e se”, ricorda l’autore.

In esso rientrano il pensiero causale (interrogarsi sulle ragioni di un evento) e la formulazione di ipotesi. Senza dimenticare il pensiero controfattuale (riflettere su cosa sarebbe accaduto se le cose fossero andate diversamente) e la narrazione vera e propria.

Il pensiero narrativo è  fondamentale per le motivazioni più profonde e la ricerca del senso della vita

È altrettanto evidente, tuttavia, che pensiero narrativo e pensiero logico devono essere considerati come modalità complementari di approccio alla realtà, spiega Fletcher. Entrambi, infatti, hanno una necessità in comune: quella di colmare le rispettive lacune ricorrendo all’altro.

Ciò che però è specifico del pensiero narrativo, si legge nel testo, è sicuramente l’aspetto motivazionale, cioè l’ambizione di nuove sfide, e la ricerca di senso. Attraverso il meccanismo narrativo e l’utilizzo di personaggi variegati è possibile infatti confrontarsi con gli umori e le passioni profonde dell’uomo.

Per quanto riguarda il primo fattore, invece, è impossibile negarne l’importanza se solo si considerano, ad esempio, le “straordinarie” (quanto impensabili) conquiste scientifiche e geografiche che si sono avute nel corso della storia, viene sottolineato dall’autore. Esse sono infatti legate a sfide e motivazioni che fuoriescono da una logica freddamente calcolatrice.

Immaginazione e profondità fanno rima con essere umano

Il pensiero narrativo, spiega Fletcher, ha necessità di ricorrere al “conflitto” come suo schema fondamentale. Il conflitto narrativo, infatti, costituisce l’intelaiatura più adatta per confrontarsi con prospettive diverse, cercare soluzioni e, soprattutto, trovare motivazioni nuove.

È questa la ragione più importante che spiega il bisogno di pensare narrativamente, oltre che logicamente. Nei fatti, lo abbiamo visto poc’anzi, l’uomo ha sempre pensato in questa maniera. È  giunto forse il momento, però, che questa modalità di pensiero acquisti più  spazio e che si investa maggiormente su di essa.

In particolar modo nell’epoca attuale, in cui l’avvento dell’intelligenza artificiale costituisce una sfida da affrontare con saggezza e lungimiranza. Dopotutto, riscoprire il pensiero narrativo nel frangente storico attuale, significa ricordare che sfida, motivazione e immaginazione fanno rima con essere umano.

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Diego Benedetto Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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