Dal 23 al 29 settembre 2025, Milano torna ad accendersi con la Fashion Week dedicata alle collezioni donna Primavera/Estate 2026, il secondo grande appuntamento dell’anno per la capitale italiana della moda. Una settimana che non è solo passerelle e abiti, ma un vero laboratorio di idee, dove tradizione sartoriale e nuove tecnologie si incontrano.

Le grandi maison internazionali presenteranno le loro visioni, ma accanto a loro troveranno spazio anche giovani designer e brand emergenti, con un’attenzione particolare al tema della sostenibilità, che da qualche stagione è il filo conduttore di molti progetti. Eventi collaterali, mostre, installazioni artistiche e iniziative digitali renderanno la città un palcoscenico diffuso.

Ci si chiede: quali saranno le tendenze che segneranno il 2026? E in che modo la moda italiana saprà ancora una volta raccontare un mix unico di bellezza, innovazione e responsabilità?

Date, grandi nomi e nuovi protagonisti alla Milano Fashion Week

Quest’anno la Milano Fashion Week si annuncia particolarmente ricca: oltre 170 appuntamenti tra sfilate fisiche, presentazioni, eventi collaterali e digitali. Tra i momenti più attesi, ci sono i debutti (o i ritorni) che segnano cambi di rotta o affermazioni personali: il brand londinese KNWLS sfila per la prima volta in calendario ufficiale a Milano; Louise Trotter interpreterà Bottega Veneta; Simone Bellotti si confronta con la direzione creativa di Jil Sander; mentre The Attico e Stella Jean tornano a calcare la scena meneghina con nuove visioni.

Non mancano in calendario anche i grandi anniversari: Fendi celebra i suoi 100 anni con una sfilata co-ed utile a ribadire la rilevanza della maison nel panorama globale, mentre Giorgio Armani, da poco scomparso, avrebbe festeggiato 50 anni dal fondatore, si terrà però uno show speciale nel cortile d’onore di Palazzo Brera, evento che sarà tra i punti clou della Fashion Week.

Sostenibilità, responsabilità condivisa e moda Made in Italy

Se da un lato la moda resta luogo di spettacolo e creatività, dall’altro l’impatto ambientale è tema che cresce di pari passo all’interesse degli stilisti e del pubblico. A Milano sono state raccolte oltre 4.100 tonnellate di rifiuti tessili, quasi 3 kg procapite: numeri che mettono in luce quanto il problema degli scarti del sistema moda richieda non solo attenzione, ma azione immediata.

Si parla anche normativamente, il decreto sulla Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) è atteso nella seconda metà del 2025 e potrebbe cambiare le regole del gioco e, come successo già in Francia, obbligare le aziende a gestire meglio l’invenduto, incentivando riciclo, valorizzazione dei materiali e trasparenza. Azione già messa in atto dall’Unione Europea, che sta prendendo provvedimenti concreti contro l’industria del fast fashion.

D’altro canto, Milano non dimentica la sua storicità e la sua forza nel made in Italy, sartorie e maison storiche restano al centro della scena, mantenendo standard eccellenti. Si sa, la moda è un settore chiave per l’economia del nostro paese, rinomata per la cura dei dettagli, la scelta dei tessuti raffinati e il design. Un settore che ha raggiunto più di 100 miliardi di fatturato e che continua a contraddistinguersi in tutto il mondo.

Sperimentare: la parola d’ordine della Milano Fashion Week

Eppure, in questa edizione della Milano Fashion Week si respira anche una forte volontà di sperimentare: designer emergenti con tagli non convenzionali, uso innovativo dei tessuti, attenzione crescente per materiali rigenerati o più sostenibili, e presentazioni che mescolano digitale, performance e moda. Un esempio emblematico è il brand AERA: calzature di lusso vegane, B Corp, carbon neutral, che dimostrano come estetica e sostenibilità possano andare a braccetto senza compromessi.

Con sfilate che pongono l’inclusione come valore e norme emergenti che vincolano responsabilità ambientale e trasparenza, questa edizione sembra voler chiederci: possiamo rendere la bellezza duratura anche nel rispetto del pianeta?

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Eva Ricevuto

Dottoressa in NTA, giornalista pubblicista e critica cinematografica. Sono una voce emergente nel giornalismo culturale con una profonda passione per il cinema, l'arte e lo spettacolo, il femminismo e le tematiche di genere. Amo sperimentare, intrecciare progetti diversi e dare voce a storie che meritano di essere raccontate.

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