Il Made in Italy in tempo di crisi

di 10 Luglio 2009Economia

L’Italia è da sempre riconosciuto quale paese di qualità, tradizione, storia, fantasia, arte, creatività. Al giorno d’oggi, vale molto nel mercato globalizzato l’etichetta di un Paese che riesce a dare il meglio nei momenti difficili, ma forse non conta abbastanza in uno che appare scontento di sé. Eppure c’è un’Italia che colleziona primati e produce talenti, di tante eccellenze non raccontate che si aggiungono a quelle conosciute e abbondantemente segnalate. Bisognerebbe narrare allora di più e meglio luoghi e territori dove le bellezze ambientali e l’arte si integrano con la capacità di produrre quelle cose che piacciono al mondo. Imparare a conoscere i segreti del lungo miracolo italiano che ha resistito alla sfida cinese e oggi combatte con la crisi mondiale. Un sistema che ha il suo cuore nell’impresa capace di mettere insieme le antiche sapienze con le intuizioni vincenti della modernità, che affronta con disincanto le nuove sfide lasciandosi alle spalle le guerre tra lobby e il vizio antico della politicizzazione.

Un recente rapporto dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) mostra che sono italiani il 3,78% dei riconoscimenti dell’Ufficio europeo dei brevetti. Eppure i grandi numeri non raccontano del brevetto delle vecchie 500 lire bimetalliche, detenuto dalla Zecca e oggi usato per le monete da uno e due euro. Non rivelano il caso di Federico Faggin, fisico presso la Intel a Palo Alto a cui si deve il microchip, chiave dell’elettronica moderna. La terapia genica messa a punto dall’Istituto San Raffaele di Milano (Hsr-Tiget) è l’unica al mondo a funzionare. Il punto lo fa il New England Journal of Medicine: sconfitta l’Ada-Scid, il San Raffaele di Milano è il centro di riferimento mondiale per la cura di questa grave malattia genetica. Altre eccellenze: l’immunologia applicata, la medicina rigenerativa, la terapia cellulare dei tumori. Inoltre non esiste progetto o centro di osservazione internazionali dove non siano presenti i nostri ricercatori.

Oggi Venezia, con 20 milioni di turisti l’anno, è l’indiscusso crocevia mondiale dell’arte contemporanea. La masseria pugliese è diventata una delle mete gradite dagli stranieri, se è vero che a Lido Pizzo per diverse settimane la famiglia reale del Belgio requisisce un’intera azienda agricola dove passare l’estate. In Sicilia il Val di Noto è diventato, oltre che patrimonio Unesco, luogo di pellegrinaggio per forestieri amanti del barocco e delle spiagge bianche. Da nord a sud la lista è infinita. Si potrebbe tagliar corto e, dovunque ci si trovi, citare una lettera di Goethe dal Belpaese: “Non ho niente da cercare al mondo che quello che ho già trovato”. L’Italia è, ancora, il Paese del G8 con il maggior tasso di imprenditorialità: secondo un’elaborazione dell’ufficio studi della Confartigianato su dati internazionali, sono oltre 6 milioni gli imprenditori e i lavoratori autonomi attivi, con un’incidenza sulla popolazione totale pari al 10,2%.

Il nostro Paese, inoltre, è al primo posto nel mondo anche per il contributo delle piccole aziende all’economia. C’è un mondo che non conosce la crisi, quello del volontariato. Secondo i dati Istat, sono 9.900.000 gli italiani che, sotto varie forme, offrono tempo ed energie al non profit. Infine, la musica è una delle nostre eccellenze: voci leggendarie da Caruso a Pavarotti, da Callas a Tebaldi. I maestri del podio: Toscanini, De Sabata, Abbado, Muti. Il “marchio” Scala è esportato ovunque, come il Barolo. La fama di istituzioni come la Biennale Musica, la Scuola di Fiesole, l’Accademia di Imola, la Stauffer di Cremona attira musicisti e studiosi. Molti i direttori alla guida di alcune principali formazioni europee.

Bisogna coraggio per puntare di più sulla tipicità italiana, quella che resta un’indiscussa primazia nel mondo: con il suo valore culturale e industriale e con un indotto economico di tutto rispetto, sia quando riguarda il patrimonio artistico-ambientale sia quando riunisce la sapienza della bottega artigiana alla genialità imprenditoriale. Ci facciamo del male da soli quando non sappiamo riconoscere il meglio che ci distingue all’estero e che l’estero apprezza: e questo vale per la musica come per la sanità. La nostra storia, la nostra identità nel mondo globalizzato, sono una carta vincente per continuare a puntare in alto, magari con una maggiore consapevolezza delle qualità che in Italia ci sono: non servono fughe in avanti, basta sviluppare e modernizzare molte delle cose che già sappiamo fare.

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