Indici positivi per produttività, valore ed esportazioni. Il mercato del vino si rivela decisivo, anche per nuove professioni.

Dall’analisi effettuata dal Corriere Vinicolo la produzione di vino sembra non conoscere crisi. Anzi, si rivela una roccaforte dell’economia italiana con risvolti positivi anche nel mondo del lavoro: secondo la Coldiretti si generano posizioni lavorative in ben 20 settori differenti.

La produzione di vino in cifre

L’undicesima edizione dell’annuario statistico sul mondo del vino, parla chiaro. I dati emersi dal report diffuso dal Corriere Vinicolo in collaborazione con l’Osservatorio del Vino e l’Associazione Italiana Sommelier sono più che positivi.

Una panoramica generale sulla produzione di vino nel mondo, che analizza la situazione dal 2005 al 2019, vede l’Italia quasi costantemente in cima alla classifica, seguita da Francia, Spagna e USA. 

Produzione di vino

 

Numeri questi che non fanno che confermare quel che forse ci si aspettava già. D’altronde in Italia il vino è sinonimo di tradizione e qualità. È parte integrante della nostra cultura fin dall’epoca romana ed è considerato un po’ il “fiore all’occhiello del Paese”. Alcune famiglie si tramandano la tecnica della viticoltura da generazioni: il nome del vino si lega infatti alle famiglie che lo producono, innescando un legame che ne definisce il marchio. 

Con l’entrata in vigore del Testo Unico del dicembre del 2016, il vino è considerato patrimonio culturale del Paese. Si legge infatti: “Il vino, prodotto della vite, la vite e i territori viticoli, quali frutto del lavoro, dell’insieme delle competenze, delle conoscenze, delle  pratiche e delle tradizioni, costituiscono un patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale”.

Non a caso il vino italiano risulta tra i più apprezzati al mondo, e i numeri sull’export lo confermano. Fino al 2019 l’Italia conquistava col suo nettare ampie fette di mondo e anche nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria che ha causato un calo del 3,3%, il settore ha saputo reinventarsi in modo digitale, con nascita di nuovi e-commerce e strategie di comunicazione.

Produzione di vino

Grafico relativo all’andamento delle esportazioni negli ultimi anni.

 

Bene anche la produzione di vino biologico

Biologico e sostenibile sono termini ormai ben inserti nel nostro sistema produttivo. Negli ultimi anni, come dichiara il regolamento del Parlamento Europeo relativo alla produzione biologica, il mercato del bio è diventato determinante per una crescita intelligente e inclusiva. 

Anche il mondo vinicolo si concentra sulla produzione cercando di preservare le risorse naturali e riducendo il più possibile il tasso di impatto ambientale. Gli indicatori per l’assegnazione dell’etichetta biologica si basano infatti sulle emissioni di gas ad effetto serra, risparmio energetico durante il ciclo di produzione, gestione ottimale delle risorse idriche (sistemi di raccolta e riciclo dell’acqua piovana) e l’impegno da parte dell’azienda nel salvaguardare la biodiversità. 

Di nuovo l’Italia si colloca ai primi posti insieme a Spagna e Francia, andando a coprire il 25% del territorio a uva biologica nel mondo, e passando dai 37.693 ettari del 2006 ai 106.446 del 2018. Tra le regioni: Calabria, Marche e Sicilia sono quelle con la percentuale più alta.

Produzione di vino

Indice sull’andamento della produzione di vino biologico in Italia.

 

L’Europa rimane stabile nel consumo quotidiano. Cresce quello occasionale

Consultando l’andamento sul consumo totale di vino nel mondo, si nota un certo aumento costante dal 2003 al 2019, con una preferenza  del 77% dei vini fermi, 16% liquorosi e del 7% per spumanti e Champagne. Il rosso rimane il preferito tra tutti che registra un 54% sul totale. Tra i maggiori consumatori troviamo USA, Cina, Francia, Germani e Italia. Mentre per i Paesi Europei l’andamento è abbastanza costante negli anni, per quanto riguarda le due super potenze è facilmente (osservabile) una crescita esponenziale dal 2004 al 2019. 

In Italia il consumo quotidiano rimane abbastanza invariato, ma cresce quello saltuario e/o occasionale soprattutto tra le donne. La Lombardia si posiziona al primo posto tra le regioni, per ripartizione di consumo di vino, con il 17%. A seguire il Lazio con il 10% e il Veneto con il 9%. 

Produzione di vino.

Andamento del consumo di vino analizzato per regioni.

 

Con l’aumento della domanda, aumenta anche l’offerta. Sì, ma di lavoro. 

Un’analisi condotta da Coldiretti dimostra come a seguito della raccolta di un grappolo d’uva si generano opportunità di lavoro in ben 20 settori. Queste spaziano dall’agricoltura, all’industria della trasformazione, dal commercio e ristorazione alla cosmetica. Così come nel campo della ricerca, nell’editoria o nell’informatica. Anche il sughero e il vetro utilizzati per il contenimento generano altrettanti posti. Il mondo del vino si potrebbe definire una vera e propria fabbrica di lavoro. 

Se non consideriamo questo 2020, che ha subito inevitabili perdite dovute alla pandemia, stiamo parlando di un settore trainante per l’economia. Le nuove professioni che si sono create intorno al sistema vitivinicolo rappresentano una solida conferma di quanto analizzato e della crescita in atto. 

In aggiunta alle figure più tradizionali che operano nel settore fin dal principio, come l’enologo, il viticoltore e il sommelier, si aggiungono quelle più attuali legate a funzioni commerciali e di vendita: account manager, sales manager, brand ambassador, così come quelle legate al mondo digitale. In questa direzione si fanno largo professioni come il wine blogger e il social media manager. 

Più curioso è invece il wine hunter, letteralmente “il cacciatore di vini”. È una figura altamente professionale e la sua funzione consiste nel selezionare le migliori cantine ed etichette da presentare poi ai clienti. 

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