I dati recenti in Italia sulla dispersione scolastica sono ottimi. Abbiamo commentato proprio qui su Buone Notizie il successo riportato dal nostro Paese nella lotta contro il fenomeno dell’abbandono scolastico. Un risultato dovuto a molteplici fattori, quali la maggior attenzione al tema e una riflessione sul perché sia importante. Le parole chiave di questo risultato sono “investimenti”, da parte dello Stato, “attenzione” da parte delle scuole su quanto accade nel mondo del lavoro, ma soprattutto competenze trasversali e territorio. Quanto fatto è sufficiente o è solo un punto di partenza per ottenere risultati più ampi e duraturi?

“Tanto è stato fatto e tanto ancora si farà, mi auguro. Non è il numero di azioni che si intraprendono a definire il risultato. È la qualità delle decisioni che si fanno che importa. E questa è una variabile che si definisce caso per caso, territorio per territorio. Ma serve un passo in più, quello che ci farà fare lo scatto verso il futuro. Giulio Ceccanei, formatore che da molti anni porta nelle scuole di tutta Italia progetti di Percorso per lo sviluppo delle Competenze Trasversali (PCTO), ci fornisce un un punto di vista privilegiato per scorgere la possibile strada da intraprendere.

L’arma contro l’abbandono scolastico

Le risorse impiegate nei progetti legati allo sviluppo di questo tipo di competenze hanno prodotto ottimi risultati: negli ultimi 4 anni circa il 4% in meno di studenti che abbandonano precocemente il percorso di studi prima di aver conseguito un titolo, dal 13,5 al 9,4%. Un miglioramento fatto di investimenti e, quindi, anche di decisioni. Negli ultimi 2 anni sono stati investiti 325 milioni di euro nei progetti per le scuole mirati a sviluppare competenze trasversali che aiuteranno i ragazzi a terminare con successo il loro percorso di studi. Queste le parole del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.

La portata dello sforzo economico ci induce a comprendere quanto sia importante investire sullo sviluppo di queste competenze. “Sono tutte quelle doti che non sono richieste per fare un determinato lavoro –chiarisce Ceccanei–  non sono competenze tecniche, che tuttavia oggi sono fondamentali per partecipare a un mondo che non è ristretto a quello lavorativo. Esse derivano soprattutto dall’esperienza, dalle prospettive alternative che nel corso della vita si aprono davanti ai nostri occhi e che la scuola tenta di far toccare ai ragazzi”. 

“Competenze trasversali, sì, ma soprattutto territorio”

I percorsi di PCTO sono un elemento obbligatorio dell’esperienza scolastica introdotti nel 2019, quando hanno sostituito la vecchia alternanza-scuola lavoro. Grazie a questa esperienza integrata i ragazzi sarebbero in grado di maturare molteplici abilità, quali la leadership, la comunicazione, il problem solving, la capacità di adattamento ad un determinato ambiente. Insomma, tutti elementi che non sono richiesti esplicitamente nel curriculum, ma che fanno sempre più la differenza, tanto nella fase del reclutamento da parte delle aziende, quanto nella vita all’interno dell’ambiente lavorativo.

“Ma attenzione a quanto accade nel territorio! –ammonisce Ceccanei- L’errore più grande che si può fare ora è prendere il buon risultato che ci arriva dai dati sull’abbandono scolastico, immaginare che sia uno standard per tutto il territorio italiano e continuare sulla stessa linea senza fare il passo successivo. PCTO vuol dire “percorso” dove lo sviluppo delle competenze trasversali è importantissimo, ma in cui l’orientamento è l’elemento fondamentale. Significa capire le esigenze di un territorio, quello di cui in questo momento ha bisogno. Questo orientamento non può venire solo dai ragazzi ma anche e soprattutto da docenti formati e dirigenti scolastici che sappiano intercettare queste esigenze.

Il passo in più

Bisogna oltretutto tenere ben presente che ogni territorio è diverso. “È come avere in mano una bussola, dove i ragazzi sono in barca con te, ma sei tu che devi reagire al cambiamento e indicare la rotta. Auspico che da qui a breve si formino figure professionali all’interno delle scuole che sappiano fare questo: indicare in modo lungimirante la via”. 

La via consigliata è seguire le orme dei nuovi ITS, gli istituti tecnici post-diploma che stanno fiorendo in tutta Italia, perché hanno saputo interpretare le esigenze del territorio e del mercato del lavoro. Hanno saputo rendere i buoni sforzi che si stanno facendo negli ultimi anni un modello funzionale, ma, più di ogni altra cosa, replicabile e duraturo nel tempo.

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Andrea Pezzullo

Redattore, autore e conduttore radiofonico. Lo sguardo ben puntato su ciò che succede oggi intorno a noi. Mi occupo di attualità, economia e lavoro. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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