Ecco perché i mass media non sono i depositari della verità

di 22 Aprile 2018Editoriali
[:it]A chi appartengono le agenzie di rating? Di chi sono i giornali? Quali sono i loro veri scopi? A quali statistiche possiamo credere in modo assoluto, sapendo che i metodi con cui vengono create sono stabiliti in base a criteri molto plastici, in grado far emergere qualsiasi punto di vista si voglia, spacciandolo per verità assoluta?

La verità assoluta non è nelle mani di alcun giornalista o agenzia di statistica. Scegliere cosa leggere e quali opinioni seguire basandosi sulla certezza dei dati è un’illusione. Cambiando i parametri di analisi delle situazioni si possono ribaltare i dati e le conclusioni su qualsiasi argomento.

La società è invecchiata? I giovani sono senza lavoro? L’economia riparte? Basta spostare la colonnina che stabilisce il limite tra vecchiaia e giovinezza, si comprendono o si escludono alcuni settori lavorativi e il gioco è fatto: puoi costruire l’articolo che vuoi e creare l’opinione che vuoi.

Qualsiasi situazione negativa nasconde dei punti di forza, qualsiasi situazione positiva nasconde delle falle. Giornali che evidenziano la prima sono all’ordine del minuto, più raro è trovare giornali del secondo tipo.

Tutto è relativo allora? Parrebbe di sì. Ma qual è l’impatto che hanno sulla nostra vita?

Facciamo un esempio. Se si scrive che “il terremoto in Cile ha riversato per strada migliaia di persone”, non si sta mentendo. D’altra parte non si sta mentendo nemmeno se si scrive che “in Cile migliaia di persone si sono riversate per strada seguendo precise procedure di evacuazione” delle abitazioni, che nel paese vengono eseguite da anni. Nel riportare la notizia con la seconda modalità non si sta rabbonendo tout court l’amara pillola di un terremoto, perché la notizia non viene stravolta. L’informazione non manca di essere data per quello che è, ma con la seconda informazione passa anche la formazione, l’insegnamento, il modello positivo da simulare.

Spesso la cronaca rasenta il gossip, come se ogni vicenda dovesse seguire la trama di un romanzo, che da una situazione iniziale giunge ad una soluzione, non prima di essere passata da peripezie e tensioni varie. È risaputo che facendo leva sui sentimenti umani, che seguono questo percorso, si possono sfornare diversi articoli su una stessa vicenda, come se fosse una storia alla quale il lettore si affezioni, e per la quale sia indotto a leggerne gli sviluppi e il finale.

Se la vicenda non ha di suo questo corso, glielo si fa prendere comunque, con le modalità di cui si parlava poco prima e, non di rado, con forzature che rasenterebbero un reato di simulazione.

Poi succede che l’evento, drammatico, su cui bisogna scrivere sia già uscito dal suo culmine negativo, ma la notizia ha bisogno che rimanga ancora un po’ lì, perché è ancora un trending topic. E si trova certamente il modo che le permetterà di rimanere ancora un po’ nel suo limbo buio, qualcuno da intervistare o un evento simile, anche se meno rilevante, prima che qualche altro drammatico evento non le rubi definitivamente la scena.

Dunque non sono i dati oggettivi a fare la differenza, ma è il pensiero del giornalista che decide cosa farci vedere e cosa pensare. Possiamo scegliere un’unica cosa: quale taglio giornalistico seguire. Vogliamo seguire chi ci mostra il bicchiere mezzo pieno o chi ci mostra il bicchiere mezzo vuoto? Pensiamo che la qualità della nostra vita possa migliorare ingozzandosi di catastrofismo piuttosto che alimentandosi con un giornalismo costruttivo?

Dentro la pluralità dei punti di vista, che sembrano escluderci la possibilità di essere informati correttamente, possiamo ancora scegliere qualcosa: quale approccio giornalistico riteniamo più efficace affinché il mondo che ci circonda possa diventare un posto migliore dove poter stare bene? È risaputo che le notizie inevitabilmente alimentano i pensieri, gli umori e di conseguenza le azioni.[:en]Who owns the rating agencies? Who owns the news? What is their real goal? Which data is based on the truth, since statistics can be changed and moulded into anything?

The absolute truth isn’t in the hands of any journalist or data agency. Choosing what to read and which opinion to follow based on the certainty of their data is an illusion. Changing the parameters of the data can completely change the results, leading to a completely different conclusion.

Is the population ageing? Is the youth unemployed? Is economy picking up? You may simply move the pillar that establishes the limit in between youth and elderly people, or you may leave out some business sector and the work is done: you can build the article the way you want to with the opinion and conclusions you want it to have.

Every positive situation leaves out its leaks and every negative situation hides its strengths. Newspapers that underline the second are daily agenda. On the contrary, the first case is way rarer.

Is everything relative then? It looks like it, but what impact does news have on your mood?

If you write about how the “earthquake in Chile has sent thousands of scared people into the street”, you’re not lying. On the other hand, you’re also not lying if you write how “thousands of people in Chile have left their homes following precise procedures of evacuation”, that the country has been carrying out for years.

When you report news like in the second example you’re not mollifying the harsh reality of an earthquake. The news is not being altered. Information is what it is, but when you use the second way of reporting it, you also give education, knowledge and a positive model for the public to follow.

Often reports become gossip. Every piece of news has to follow a standard fiction plot, where an initial situation has to go through ups and downs before heading towards a solution.

It’s known that playing on human feelings, who naturally follow this path, can lead to a series of articles on the same event. It is like a story in episodes to which the reader gets attached and wants to read through the developments and to get to the end of it.

If the news doesn’t have this plot, it is likely to be moulded to attract attention so that people will talk about it, which can be considered a violation of the ethics rules of reporting for a journalist.

The news you have to write about is already out of its negative peak, but the publisher needs it to be on the front page. You will for sure find a way that will allow you to leave the news in a state of uncertainty until it ceases to be a trending topic.

It is therefore not objective data that makes a difference. It is the mindset of the journalist behind it, who decides what to show to the public and what to make us believe. What do we want to see: a half-full glass or a half-empty one? Can we improve our quality of life through force-fed untruths or healthy constructive journalism?

In between the plurality of all these points of view, it seems impossible to be correctly informed on the world around us, but actually, we can make a choice: better forms of journalisms, that we believe are more effective in improving our world and that makes us feel better. It is known that inevitably news nourishes our thoughts, our feelings and consequently our actions.

Translated by A.J.L. and revised by M.K.

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