Il mondo visto dai media è ormai diviso a metà. Da una parte c’è la tv patinata, fatta di veline, reality e talent show che impone i valori della bellezza estetica e della moda, all’insegna dell’intrattenimento. Dall’altra, giornali, internet e tv raccontano con dovizia di particolari un mondo percosso da tragedie, violenze e omicidi.

Sono dimensioni separate, che sembrano non scollegate tra loro per non incontrarsi mai. La contrapposizione netta fra questi due mondi può generare un senso di irrealtà nello spettatore e alimentare insicurezze profonde.

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Le figure fosche del delitto di Garlasco, la notizia della bimba morta a Bordighera, o dei migranti bruciati vivi in Calabria, solo per citarne alcune, bucano il video grazie alla morbosità dei dettagli inquinando la nostra percezione delle realtà. I più fragili possono essere influenzati dai media al punto da interiorizzare una rappresentazione negativa e pericolosa del mondo, aprendo spiragli a disturbi d’ansia e attacchi di panico.

Si può dunque ipotizzare una correlazione tra l’insistenza dei media sui fatti di cronaca nera e il costante aumento delle patologie dello spettro ansioso.

Già nel 2010 l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (EuroDAP), in base all’elaborazione di 600 questionari, aveva scoperto che il 70% del campione percepisce il mondo come un luogo insidioso e avverte una sensazione di forte precarietà.

I mass media sono la prima causa di ansia e depressione.

Fonte: EuroDAP

Alla luce di questo sondaggio appare evidente che le notizie divulgate dai media sono come scintille in grado di accendere ed alimentare sindromi ansiose o da panico. Infatti i soggetti più esposti a questa patologia possono essere suscettibili ai dettagli con cui vengono divulgati fatti violenti e immedesimarsi nelle storie narrate al punto da temere di essere a propria volta vittime di vicende analoghe.

Uno dei nostri primi manifesti (2005) con cui abbiamo lanciato il 2° numero dell’edizione di Buone Notizie in vendita in edicola

Per non parlare dei casi di emulazione: a forza di insistere e pubblicizzare certi fenomeni, come i femminicidi, le vendette personali, la violenza sessuale, altro non si fa che “normalizzare” quei fenomeni, che sono ogni giorno in tv e sulle pagine dei giornali.

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Silvio Malvolti

Ho fondato BuoneNotizie.it nel 2001 con il desiderio di ispirare le persone attraverso la visione di un mondo migliore. Nel 2004 ho costituito l'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, che oggi gestisce questa testata: una sfida vinta e pluripremiata.

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