Per tutti i giornalisti la deontologia comprende i principi base per fare informazione responsabile. Ci rivolgiamo ai lettori, per avvicinarli maggiormente al nostro lavoro e coinvolgerli su uno dei temi più rilevanti nell’ambito del giornalismo: la deontologia professionale. Nella società odierna, infatti, l’informazione ha un ruolo cruciale in moltissimi settori, sia per la gente comune, sia per chi detiene il potere politico o economico.
La deontologia del giornalista è un insieme di regole non raccolte in un unico codice, ma frammentate nelle legislazioni dei diversi Paesi e degli organismi sovranazionali. Essa esprime i diritti e i doveri del giornalista in relazione a quelli del “cliente”, ossia ogni cittadino desideroso di informarsi sulla verità dei fatti.
Le principali fonti della deontologia del giornalista
Le fonti del diritto dell’informazione che stanno alla base della deontologia professionale del giornalista e che tutelano i diritti del lettore risalgono ai primi anni dell’ultimo dopoguerra, ma sono ancora attuali, in particolare nella odierna società multimediale.
Ad esempio, l’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, afferma che «Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione, e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo».
Anche l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ratificata dall’Italia con la legge n. 848 del 4 agosto 1955, stabilisce il principio fondamentale della libertà di espressione, che «Include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche».
La libertà di espressione: lo strumento che tutela il lettore
I valori fondamentali della deontologia sono racchiusi nel concetto di libertà di espressione. Essa comprende anche il diritto di tutti gli individui, di poter conoscere le idee altrui e le informazioni messe a disposizione da chiunque, senza alcuna limitazione.
È dunque opportuno distinguere tra la libertà di espressione “attiva” (ognuno ha diritto di condividere con altri le proprie idee e le informazioni che conosce) e quella “passiva” (ogni individuo ha diritto di conoscere idee e notizie provenienti da terzi). La libertà di espressione “passiva” riguarda strettamente lo svolgimento della professione giornalistica perché, quando l’attività informativa è esercitata come professione, da diritto diventa un dovere. Infatti, quello che per il cittadino è la libertà di espressione passiva, ossia il diritto ad essere informato, per il giornalista diventa il dovere di informare correttamente i propri lettori.
Su questo punto cardine della deontologia, il diritto del lettore a conoscere la verità, la “Risoluzione sull’etica del giornalismo” dell’assemblea del Consiglio d’Europa, n. 1003, del 1/7/1993, ha dichiarato che «L’informazione costituisce un diritto fondamentale che spetta ai cittadini che possono pretendere che l’informazione fornita dal giornalista sia trasposta fedelmente nelle notizie e commentata con lealtà, senza ingerenze esterne da parte di pubblici poteri o di soggetti privati».
Dunque la deontologia del giornalista, nella società occidentale, a livello dei suoi più importanti organismi internazionali, tutela tutti i diritti del cittadino riguardo la libertà di espressione, nel senso più ampio del termine, facendosi garante della divulgazione della verità.
La deontologia e il giornalismo costruttivo
Oltre alle ingerenze del potere c’è un’altra minaccia alla fedeltà di trasposizione delle informazioni: l’idea, molto diffusa, per cui il lettore è più colpito da notizie negative, che non da un racconto pacato ed equilibrato degli eventi. Tanti giornali puntano su notizie sconvolgenti, magari amplificate da titoli sensazionali, nella convinzione di avere più lettori.
Per contrastare questa tendenza, a livello internazionale, già dalla fine del millennio passato, alcuni giornalisti si sono impegnati per rivalutare il valore di un’informazione corretta e fedele. Sono nate iniziative che hanno trovato una sintesi nel “giornalismo delle soluzioni” o “giornalismo costruttivo”, il cui fine è quello di informare il lettore nel modo più obiettivo possibile, cercando di individuare, per ogni problema presentato, una possibile soluzione. In questo modo, il giornalista esclude a priori il sensazionalismo e cerca di dare una visione più equilibrata e, ove possibile, ottimistica. Questo approccio ha dato ottimi risultati, poiché molti lettori hanno mostrato di apprezzare di più chi, con onestà, prospetta una via d’uscita credibile dalle situazioni critiche. In questo scenario la deontologia assume contorni nuovi: il giornalista si mette nei panni del lettore e lo conduce nell’esplorazione delle tematiche trattate.

