Bombe, crisi, tasse“. Come reagiscono i lettori a simili parole? Il senso di disorientamento potrebbe cambiare se si utilizzassero parole “positive”, creando un linguaggio proiettato verso la valorizzazione del bene comune? E se a questo nuovo modo di dialogare, si integrassero anche delle soluzioni? Sicuramente la percezione di negatività scomparirebbe, lasciando il posto al dialogo e alla consapevolezza che le cose possono essere cambiate per davvero.

Il 3 maggio è si è celebrata la Giornata Internazionale della Libertà di Stampa, ma è stata anche un’occasione dedicata a ciò che sappiamo fare meglio: il giornalismo costruttivo. Insieme al direttore di BuoneNotizie.it, Silvio Malvolti, e a decine di altri editori, associazioni, giornalisti e partner, abbiamo preso parte alla Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva organizzata a Pesaro dal movimento Mezzopieno, per ampliare il concetto della libertà di stampa e dell’informazione di qualità.

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Disarmare per “costruire” un giornalismo di qualità

Ogni giorno siamo assorbiti da decine di notizie che trasmetto sfiducia nei confronti del mondo che ci circonda e del giornalismo stesso. Si leggono sempre meno giornali, si è più attratti da influencer che postano foto di pancake perfetti e non si è più in grado di uscire dal dedalo di pessimismo e delusione che conduce al futuro.

Allo stesso tempo, possiamo guardare un video di ciò che accade in tempo reale in quasi ogni Paese del mondo, semplicemente con un click. Con i mezzi che abbiamo a disposizione non è l’informazione ad essere in crisi, ma il modo di fare informazione.

Il giornalismo costruttivo cerca di “costruire” la realtà partendo da quello che manca: la soluzione e la continuità delle notizie. Che fine hanno fatto i manifestanti di Hong Kong, di cui si parlava quasi ogni giorno sino all’anno scorso, ma di cui oggi non si sa più nulla? Quali possono essere le soluzioni concrete per migliorare la quotidianità di coloro che vivono in un Paese minacciato dalla guerra? Queste domande sono le fondamenta su cui ogni giornale o rivista dovrebbe poggiarsi. Il tassello che crea la notizia, che va “costruita pezzo per pezzo”, che non va dimenticata e che deve portare a soluzioni concrete.

Proprio le soluzioni sono state il tema chiave della Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2024 dal titolo Disarmare l’informazione: riscoprire la missione costruttiva del giornalismo”. Luca Streri, moderatore della giornata e fondatore del movimento Mezzopieno, ha dato grande rilevanza alle potenzialità degli strumenti costruttivi per creare notizie di qualità. «Il giornalismo costruttivo è un mezzo per dare esempi positivi alla società. Il ruolo dei giornalisti è quello di non banalizzare le notizie positive, ma valorizzare il contenuto al bene comune e superare le logiche di strumentalizzazione». 

I lettori alla guida del cambiamento

Sono stati più di 200 i giornalisti coinvolti nelle tante iniziative dedicate al giornalismo costruttivo in Italia. Oltre a Pesaro, Roma ha lanciato un messaggio di crescita e fiducia per il futuro del giornalismo costruttivo. «Pesaro ha ospitato tanti bambini che sono diventati protagonisti del cambiamento dell’informazione – ha aggiunto Luca Streri – con il TG delle buone notizie, per comprendere come dovrebbe essere il mondo del giornalismo di oggi. Abbiamo dimostrato che la libertà di stampa non solo è linfa per i giornalisti, ma è anche dei lettori, che devono liberarsi dal peso delle notizie “non virtuose”. Solo grazie ai lettori può avvenire il cambiamento che ci porterà a disarmare la “cattiva” informazione. Gli esempi devono dare la voglia di vivere ai lettori, per poter cambiare il modo di fare informazione».

Anche BuoneNotizie.it ha preso parte alla Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva «Noi crediamo nel giornalismo costruttivo e siamo stati i primi in Italia a parlare di informazione costruttiva – ha detto Silvio Malvolti, direttore di BuoneNotizie.it – Nel 2001, in seguito all’attacco alle Torri Gemelle, ho cambiato il mio modo di vedere l’informazione. Come lettore e telespettatore ho capito che era necessario andare oltre alla parola “terrorismo”, cambiando le chiavi di lettura delle notizie. Lo ha dimostrato il Covid, lo conferma il modo di parlare di guerra, oggi. Dobbiamo tenere a mente qual è l’impatto che vogliamo dare ai lettori: se vogliamo avere una lettura più aderente alla realtà non dobbiamo dare per forza notizie “positive”, ma presentare la notizia con il giusto tono. Stiamo vivendo nel periodo storico migliore di sempre: dalla medicina all’alfabetizzazione, dalla povertà all’aspettativa di vita, la maggior parte dei macro-scenari a livello mondiale sono in via di miglioramento e questo può portarci a comprendere al meglio la realtà che ci circonda». 

Il linguaggio costruttivo per cambiare l’informazione

Il futuro per il giornalismo e la libertà di stampa possono cambiare. L’Index Ranking Freedom Press 2024 ha mostrato che è il Nord Europa, con Norvegia, Danimarca e Svezia, a svettare sui 180 Paesi coinvolti nella classifica sulla libertà di stampa. L’Italia ha perso 5 posizioni rispetto al 2023, classificandosi solo al 46° posto. Chiudono Afghanistan, Siria ed Eritrea.

Il Nord Europa diventa un esempio per il cambiamento con un linguaggio nuovo con cui rivolgersi al pubblico. «L’idea di poter raccontare una realtà diversa da quella narrata oggi è il futuro del giornalismo costruttivo – ha concluso Silvio MalvoltiÈ necessario trasformare il linguaggio, perché c’è un bisogno latente nel pubblico: solo se scoperto verrà compreso. Il giornalismo costruttivo diventerà il nuovo linguaggio del giornalismo di domani solo costruendo consapevolezza nei lettori. Noi ci impegniamo a formare i “nuovi giornalisti”, con il nostro percorso formativo, sicuri che solo così potrà avvenire un reale cambiamento».

Solo “disarmando” il vecchio giornalismo, si potrà costruire un nuovo modo di fare informazione. Nell’attesa di questo cambiamento, riconosciamo il valore dei giornalisti palestinesi a Gaza, ai quali è stato assegnato il premio UNESCO per la libertà di stampa, eliminando le “cattive notizie” per fare spazio a “nuove soluzioni” che diano una rinnovata credibilità al giornalismo di oggi e di domani.

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Erika Mattio

Erika Mattio, giornalista, autrice, archeologa, antropologa, viaggiatrice, dottoranda in Antropologia fra Madrid e Venezia. Ho studiato a Istanbul e Mashhad per poi intraprendere spedizioni in Medio Oriente e in Africa. Scrivo per BuoneNotizie.it e sono diventata pubblicista grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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