Trasformare la rabbia in dolore e, poi, convertire tutto in amore non è semplice se non siamo predisposti alla resilienza, soprattutto quando le vicende che hanno provocato la collera riguardano noi stessi o persone a noi molto vicine.
Wilhelm Reich, psicoanalista austriaco, ritiene che la collera nasca dalla frustrazione, che scaturisce dall’insoddisfazione del bisogno di essere riconosciuti. Si tratta, inoltre, di un’emozione che maschera e soffoca il dolore, imprigionandolo e impedendone l’elaborazione.
La buona notizia è che la rabbia, affrontata con consapevolezza, può contribuire alla nostra crescita emotiva, evitando così di farci corrodere dall’ira. Proprio come traspare dalla storia di Edward von Freymann, intervistato da BuoneNotizie.it e vi racconteremo tra poco. Lui, broker assicurativo romano nato in Finlandia, è riuscito a reagire con generosità a più vicende dolorose che l’hanno violentemente investito.
Trasformare il dolore in amore: aiuto dalla resilienza
Per dominare l’aggressività occorre sviluppare una buona dose di resilienza per poter elaborare la collera e impedirle di prevalere. Ciò avviene attraverso una trasformazione che, partendo dalla rabbia, conduce dapprima al dolore, poi alla consapevolezza e, infine, alla crescita emotiva.
“La rabbia può essere una forte spinta motivazionale, ma occorre elaborarla, altrimenti impedisce di crescere”, sostiene la dottoressa Anna De Simone, psicologa esperta in neuro psicobiologia. Tutte le emozioni, ognuna caratterizzata da una causa e un vissuto, vanno quindi ordinate e, al riguardo, occorre esplorarle per averne maggiore consapevolezza. Infatti, la piena conoscenza delle vicende vissute e del dolore provato facilitano lo sviluppo emotivo.
Edward von Freymann, che ha saputo trasformare la rabbia in dolore e, poi, in amore, ci dona una bella lezione di resilienza. Infatti, dopo aver perduto l’uso delle gambe per un incidente in moto, a fine 2019 ha subito la morte della figlia, investita sulle strisce pedonali. Nonostante l’accaduto profonde tutte le sue energie in solidarietà. “Quando Gaia è stata travolta non avevo motivi per vivere. Ho visto nero per giorni”, ha raccontato, aggiungendo di avere successivamente compreso che doveva cambiare strategia.
“La morte di Gaia non poteva rimanere vana, doveva servire a salvare ragazzi”, ha precisato, aggiungendo: “Ho provato rabbia e dolore, emozioni trasformate in amore”. Tant’è che, dopo la perdita della figlia, oltre a dedicarle una Fondazione, ha incontrato finora circa 15mila studenti per aiutarli a riflettere sulla preziosità della vita. “Tirando fuori rabbia e dolore comunico ai ragazzi l’amore provato per Gaia”, ha detto, facendo emergere la sua resilienza in una frase emblematica: “Incontrarli fa bene a loro e a me”.
Rabbia e dolore: mai reagire d’istinto
La rabbia, pessima consigliera, va ascoltata per comprenderne l’origine. Essa è un ottimo stimolo, un segnale che attira l’attenzione su cosa stiamo vivendo, ma è anche una spinta a reagire. Tuttavia, non bisogna replicare d’istinto all’ira, poiché le prime cose che vengono in mente sotto il suo influsso sono quasi sempre sbagliate, proprio perché distorte dalla rabbia. Questa, invece, è da isolare chiudendo per il tempo necessario occhi, orecchie e bocca.

Trasformare la rabbia in dolore e, poi, in amore con la resilienza. Reagire all’ira isolandola, chiudendo occhi, bocca e orecchie (foto di Cekeren Fedi da Unsplash)
Anche tentare di arginare la rabbia è scorretto, poiché è come un fiume che, comunque, esonderà, scaricandosi sugli altri e pregiudicando relazioni. Oppure ritornerà su chi si è adirato, rovinando l’umore o, addirittura, spingendo all’autolesionismo.
La rabbia può essere quindi trasformata in dolore e poi in amore? Sì, ma occorre più consapevolezza delle situazioni vissute e maggiore propensione alla resilienza, fattori che permettono a Edward von Freymann di impegnarsi anche sul tema della disabilità. Costretto a muoversi su una carrozzina, non solo illustra ai ragazzi le difficoltà incontrate quotidianamente per scansare buche e altro, ma organizza pure tornei nazionali di padel, ove disabili e normodotati competono insieme.
“Voglio far comprendere l’importanza della vita”, ha concluso con spiccato ottimismo, e ci sta riuscendo. Infatti, ha fatto breccia nei cuori delle persone incontrate, folgorate dal suo esempio di dolore trasformato in amore verso gli altri e resilienza rispetto alle vicende che l’hanno colpito.

