L’emergenza sanitaria mondiale ha fatto sì che cambiamenti che normalmente avvengono nel mercato del lavoro in un orizzonte temporale di anni siano avvenuti in pochi mesi. Per rispondere positivamente alle sfide che ci propone il futuro, è necessario interrogarsi sui nuovi trend del lavoro. Le principali ricerche hanno identificato degli elementi che guidano il cambiamento: il rapporto fra datore di lavoro e lavoratori, lo scopo che l’organizzazione si deve porre e la consapevolezza che il lavoro del futuro è un ecosistema, un insieme di tanti attori ed elementi che dialogano e crescono in simbiosi.

La rivoluzione del rapporto fra lavoratore e datore del lavoro

Gli anni ’90 e gli anni 2000 hanno visto il diffondersi dell’idea dell’azienda vissuta come una grande famiglia. L’Harvard Business Review apre la strada a una rivoluzione culturale sostenendo come lo stampo familiarista nel luogo di lavoro sia un pessimo esempio di organizzazione aziendale. L’assottigliamento della linea di demarcazione tra vita privata e lavorativa ha normalizzato il fatto che gli impiegati passassero molto tempo in ufficio e che le dinamiche professionali venissero vissute su un piano personale.

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Un team ha dinamiche relazionali, obiettivi e finalità molto diversi da una famiglia: lo spiega bene Deloitte, una società di consulenza tra le principali a livello mondiale, sostenendo che “Work is work”, in italiano “Il lavoro è lavoro”. Il significato di questa frase è che il rapporto fra datore di lavoro e dipendente ha una natura professionale e non personale: ciascuno dipende dall’altra parte per soddisfare i propri bisogni.

Al lavoratore servono uno stipendio e un contesto in cui realizzarsi professionalmente. Al datore di lavoro servono collaboratori che lo affianchino nel raggiungere l’obiettivo della sua attività. Entrambi però hanno una esistenza ricca di altre esperienze fuori dall’orario lavorativo.

Guardare al lavoratore non solo come un elemento che produce valore, ma come individuo inserito in un ecosistema è una consapevolezza nuova, in netto contrasto con i meeting del secolo scorso, ricchi di slogan, di inni aziendali e altre attività volte alla commistione fra vita privata e ufficio.

Lo scopo dei lavoratori

Deloitte offre anche un altro punto di riflessione: lo scopo comune. La parola scopo, o il suo equivalente in inglese purpose, sta progressivamente sostituendo i concetti, ormai inflazionati, di vision (cosa l’azienda vuole essere o vuole realizzare) e mission  (come l’azienda intende realizzare questa visione). Il Sole24Ore definisce il purpose come “il nostro scopo nella vita, attraverso il quale saremo in grado di lasciare un segno duraturo, grande o piccolo che sia, nella società.

Datore di lavoro e dipendenti sono quindi uniti in modo professionale su un elemento profondo: uno scopo condiviso, fondamento della loro relazione.

L’ecosistema lavoro

Il mercato del lavoro è andato incontro a una rivoluzione sistemica. Secondo McKinsey, una delle principali società di consulenza, per comprenderla occorre valutare i tre fattori dell’ecosistema lavoro: la tipologia delle attività, i lavoratori e l’ambiente in cui il tutto prende vita.

In merito alle attività si può notare che l’evoluzione del business sta andando verso nuovi orizzonti, come ad esempio la trasformazione di un negozio fisico in un e-commerce. Alcune attività e addirittura professioni prima inesistenti sono oggi possibili e diffuse.

Riguardo alla forza lavoro la parola chiave è competenza. Le risorse umane sono la potenzialità che rende un’organizzazione unica e competitiva. Il datore di lavoro dovrebbe chiedersi di quali skill dispone al momento e di quali ha bisogno e gestire di conseguenza i talenti che ha a disposizione.

Ciò significa investire nella formazione del personale attuale e nelle assunzioni future, stando attenti alla direzione in cui evolve il mercato: alcune competenze di ieri sono oggi secondarie e tendono ad essere velocemente sostituite. Il 77% del management intervistato da McKinsey sostiene che le attività di nuova formazione siano importanti per il futuro stesso dell’organizzazione.

Infine, la diffusione del lavoro da remoto, sta portando le aziende a reinventare il luogo di lavoro cambiando gli spazi dedicati agli uffici tradizionali. La tendenza è quella di prevedere scrivanie solo per il 60% della forza lavoro, in virtù delle turnazioni dei lavoratori durante la settimana.

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Chiara Bastianelli

Chiara Bastianelli

Laurea in Economia e Direzione Aziendale.Project manager in una società di consulenza strategica per le imprese.Appassionata di aziende, finanza e letteratura.

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