Aumenta la crisi del settore aeronautico. Gli esperti: «le compagnie aeree dovranno reinventarsi»

 

L’industria aeronautica è uno dei settori maggiormente colpiti dal coronavirus. Il risultato di questi mesi di pandemia è la perdita di migliaia di posti di lavoro e l’aggravarsi di una crisi già esistente nelle compagnie aeree, sia all’estero che in Italia. Quali sono dunque le prospettive future? Quali le soluzioni auspicate da chi è nel settore?

La crisi perenne delle compagnie aeree

La crisi delle compagnie aeree e dei loro fornitori è una condizione di carattere globale sorta ben prima del coronavirus. L’11 settembre, la guerra in Iraq, l’epidemia da Sars e l’eruzione del vulcano Eyjafjöll in Islanda hanno rappresentato per l’intero settore un ventennio problematico, oggi inaspritosi ulteriormente. In Italia i tagli ai lavoratori di Air Italy, qualche mese prima che il coronavirus bloccasse tutti i voli, e la recente richiesta di una nuova cassa integrazione per 6.622 professionisti di Alitalia, confermano lo stato di preoccupazione.

Sul versante estero, le compagnie ridotte al lastrico sono Virgin Atlantic, South African AirWays, LATAM e Avvinca in Sud Africa, Flybe nel Regno Unito, Virgin Australia, Compass e Trans States negli Stati Uniti. Tutto ciò a causa della messa a deposito del 65% dell’intera flotta globale. In difficoltà anche costruttori e fornitori del settore aeronautico, ovvero le tante società che collaborano coi grandi player mondiali come Airbus, Boeing, Leonardo, Rolls Royce ed Embraer.

Scenari futuri del settore aeronautico

Catastrofi naturali, pandemie e terrorismo sono, tuttavia, solo una parte dei motivi che hanno creato problemi alle compagnie aeree. Le altre motivazioni si osservano nella sfiducia e nella paura accumulate dai viaggiatori sempre meno disposti ad usufruire degli aerei. Il desiderio, inoltre, di “fare la propria parte” davanti al cambiamento climatico, rende spesso preferibili alternative di viaggio considerate meno invasive quali treno e auto.

Come spiega Andreas Schafer (professore dell’University College di Londra) in una recente intervista al The Guardian «compagnie e produttori di aerei sono cauti per il problema della CO2 e per la percezione che la gente ha di questa problematica». A tal proposito sono in utilizzo i velivoli 787 a risparmio di carburante, e i velivoli ibridi. In fase di rodaggio invece quelli interamente a idrogeno come il Piper M350 a 6 posti, realizzato da ZeroAvia. Preferiti anche i voli senza coincidenze, gestiti da rotte point-to-point.

Una certa sensibilità si riscontra poi nella sostituzione del carburante col biocherosene, ottenuto da olio di cucina esausto. È il caso dei fornitori di aerei KML che prevedono entro il 2030 il suo utilizzo insieme a quello del cherosene sintetico. Grazie ad essi si potrà ridurre la trivellazione del petrolio fresco e le sue emissioni.

Nel caso della sfiducia da pandemia, Linus Bauer, consulente dell’industria aeronautica, di recente intervistato dalla City University of London, avanza l’idea di intensificare la comunicazione assertiva e trasparente dei protocolli di distanziamento sociale. «Nell’era dei social media – asserisce Bauer – i passeggeri vogliono essere informati, per esempio con videomessaggi sulle precauzioni prese per viaggiare in sicurezza. Dalle misure preventive a bordo ai processi di pulizia e sanificazione, fino ai cambiamenti in tempo reale degli orari dei voli. Ciò limiterebbe i timori dei passeggeri».

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