NASA ed ESA insieme per difendere la Terra.

Sarà proprio questo, l’anno in cui la NASA e l’ESA, oltre alle missioni spaziali che riguardano la Luna e pianeti come Marte e la vita su di essi, riusciranno a mettere in pratica uno studio nato nel 2011 sulla difesa planetaria. La missione spaziale a cui si fa riferimento si chiama AIDA.

Ma da cos’altro bisogna difendere la Terra? L’inquinamento atmosferico, le deforestazioni, l’inquinamento marino, e così via, non sono le uniche situazioni per cui la nostra casa è in pericolo? Purtroppo no e, la minaccia su cui si fa luce ora proviene dallo spazio. Un giorno gli asteroidi potrebbero colpire il nostro pianeta e porre fine a ciò che ci circonda.

La NASA ha classificato più di 2000 asteroidi come “potenzialmente pericolosi”. La soglia che stabilisce ciò è la stazza (140 metri di larghezza) e il passaggio a una distanza inferiore agli 8 milioni di km dalla Terra da parte degli asteroidi. Proprio a fronte di questo scenario al quanto catastrofico, NASA ed ESA lanceranno nel luglio 2021 la missione AIDA con la sonda DART.

Su questo argomento BuoneNotizie.it ha intervistato l’ingegnere Giovanni Bay, che lavora all’interno dell’organizzazione dell’ESA alla creazione di un’importante componente della missione spaziale AIDA.

Le caratteristiche della missione spaziale

BuoneNotizie: Da quanto tempo ci si prepara alla missione spaziale AIDA?

Bay: “L’ESA ha lavorato sul concetto di deflezione (cambiamento della traiettoria) di asteroidi sin dal 2011, attraverso varie ricerche e missioni di sviluppo nell’ambito. La missione AIDA è iniziata nel 2011, come un caso di studio che coinvolgeva il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, la NASA, l’OCA (Osservatorio della Costa Azzurra), il DLR (Agenzia Spaziale Tedesca) e l’ESA. Nel 2015 la missione è entrata nella fase A, ossia nella fase di analisi preliminare”.

BuoneNotizie: Qual è l’obiettivo principale della missione?

Bay: “L’obiettivo principale della missione è quello di verificare che l’impatto di un satellite con un asteroide sia in grado di modificare l’orbita dell’asteroide stesso, per scongiurare un eventuale collisione dell’oggetto celeste con il nostro pianeta”.

BuoneNotizie: Ci parli più approfonditamente della missione spaziale

Bay: “La missione spaziale si svolgerà in due fasi. Un primo satellite chiamato DART, (Double Asteroid Redirection Test) sviluppato dalla NASA, verrà lanciato a luglio 2021, in direzione del sistema di asteroidi binario Didymos. Dopo un viaggio di circa un anno, il satellite colliderà con la luna dell’asteroide, chiamata Dymorphus. Successivamente nel 2023, verrà lanciato il satellite HERA, realizzato dall’ESA, che dovrà raggiungere Didymos per analizzare la nuova orbita dell’asteroide dopo l’impatto. HERA sarà equipaggiato con vari strumenti scientifici, fra cui TIRA, uno strumento termico a infrarossi, utile a mappare la temperatura della superficie dell’asteroide. Inoltre, rilascerà due Cubesat, chiamati rispettivamente Juventas e Milani, che saranno equipaggiati con ulteriori strumenti scientifici per studiare le proprietà fisiche del sistema binario. Quest’ultimi sono in grado di avvicinarsi ulteriormente agli asteroidi rispetto al satellite madre”.

Missione spaziale con un’ampia componente italiana

BuoneNotizie: Che tipo di contributo sta fornendo l’Italia?

Bay: “L’Italia, rappresentata da OHB-Italia, AVIO e dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), sta realizzando due importanti sistemi di bordo. Il primo riguarda la generazione e gestione della potenza elettrica. Il secondo, la generazione e gestione della propulsione. Thales Alenia Space Italia invece, si occuperà di fornire il transponder utile per comunicare con lo spazio profondo. Gestirà quindi, i segnali degli esperimenti di radio-scienza. Infine, Tyvak international, piccola azienda con sede a Torino, sarà responsabile della produzione di uno dei due Cubesat, che si staccheranno dal satellite madre per eseguire operazioni ravvicinate al sistema binario di asteroidi”.

BuoneNotizie: Quali sono i compiti a lei assegnati?

Bay: “Attualmente sto lavorando su uno dei due Cubesat di HERA, Juventas. Sto realizzando il software che guiderà e controllerà il satellite durante la missione. Si tratta di un aspetto particolarmente importante, dal momento che la navigazione dei satelliti a distanze molto ridotte, rispetto al sistema binario, richiede che i Cubesat siano in grado di effettuare le manovre in maniera pressoché autonoma”.

Aspettative della missione spaziale

Giovanni Bay, conclude la sua intervista, sostenendo che questa missione ha più di un obiettivo. C’è lo scopo principale da raggiungere, ossia quello di riuscire a modificare l’orbita dell’asteroide, ma oltre a ciò, dice: “La missione sarà un’occasione per studiare da vicino questo sistema di asteroidi, analizzando le varie proprietà fisiche e dinamiche. Inoltre, la missione HERA permetterà di testare per la prima volta meccanismi di guida e navigazione autonoma nello spazio profondo, aprendo le porte a nuove missioni interplanetarie”.

Leggi anche:

SpaceX e il lancio che ha segnato l’inizio di una nuova era spaziale

ISCRIVITI SUBITO ALLA NEWSLETTER e RICEVI L'ESTRATTO GRATUITO del primo libro mai scritto in Italia sul Giornalismo Costruttivo!