Quali saranno le nuove professioni dell’Italia post-Covid?

di 25 Gennaio 2021Gennaio 26th, 2021Economia & Lavoro, Lavoro, Vista in Primo Piano

Green e digitale sono la chiave d’accesso per il nuovo orizzonte lavorativo. 

Un dato è certo: la pandemia ha influenzato e modificato le nostre abitudini lavorative, ma ha anche posto questioni sia su quali campi lavorativi necessiteranno di risorse, sia su quali saranno le nuove competenze richieste per affrontare il mercato del lavoro futuro. La risposta sembra basarsi su due parole chiave: green e digitale. Infatti, studi e indagini dimostrano che la domanda si concentrerà su profili tecnici e specializzati, finalizzati allo sviluppo di strategie ecosostenibili.

Il sistema informatico Excelsior riferisce previsioni riguardo le nuove professioni. 

Dal report realizzato da Unione Camere e ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) relativo ai fabbisogni occupazionali in Italia per il periodo 2020-2024, emerge un aumento esponenziale di attività legate allo Smart – working. Il distanziamento sociale di questi mesi non ha fatto che aumentare infatti tutte quelle professioni digitali, con le competenze che ne derivano. 

Si palesa una forte necessità di conoscenze riferite all’ambito tecnologico, all’uso delle macchine e dell’intelligenza artificiale. Crescerà quindi la richiesta di Data scientist, Big data analyst, Cloud computing expert, Cyber security expert.  

A queste tendenze di lungo termine si aggiungono poi quelle figure figlie della Green Economy e del tema dello sviluppo sostenibile, dovuto ad un’accellerarsi dei cambiamenti climatici. Giuristi ambientali, Energy manager, informatici ambientali, promotori di nuovi materiali sostenibili saranno solo alcune delle figure più richieste nei prossimi 5 anni. 

Nuove professioni

L’analisi prevede che le professioni medio-alte, cioè dirigenti, professionisti e tecnici, peseranno per circa il 45% sul fabbisogno. Per gli specialisti della formazione e della ricerca ci si aspetta una richiesta maggiore che andrà a coprire circa 245.000 unità. Seguiranno le professioni tecniche per quanto riguarda la salute e le scienze della vita (213.000 unità), poi le professioni commerciali, gli impiegati e le professioni tecniche in attività organizzative e amministrative. 

Progettare sarà la parola d’ordine per le nuove professioni.

A rifletterci bene, sembra paradossale che un mercato del lavoro con la tendenza a offrire sempre più specializzazioni, reclami allo stesso tempo competenze trasversali all’interno dello stesso ruolo occupazionale. 

In questi ultimi anni, specie con l’avvento dei social network, è pressoché necessario saper destreggiarsi tra l’informatica e la comunicazione, piuttosto che tra la statistica e la psicologia del consumatore, a prescindere dall’attività svolta: anche un istruttore di fitness avrà bisogno del supporto on line.

Bisogna “saper stare” in rete; creare contenuti multimediali per cercare di raggiungere un pubblico più vasto possibile. 

Succede anche nel mondo giornalistico. Emergono figure di settore che trattano e approfondiscono un determinato argomento, per cui poi  diventando specialisti in materia e punti di riferimento per i lettori, ma per farlo non è più sufficiente dare la notizia. Bisogna essere in grado di raggiungere il più vasto numero di utenti possibili, applicando tecniche di analisi e monitoraggio sull’andamento della visibilità.

Qui entra in gioco la creatività, che riveste un ruolo chiave nel presente, e rivestirà un ruolo ancor più determinante negli anni futuri. 

Il famoso Designer Milanese Enzo Mari sosteneva che “se uno pensa che decidere quale mestiere fare da grande significhi automaticamente trovare un posto, sbaglia. Il proprio spazio, uno se lo deve ritagliare, con passione e ostinazione: la società non te lo regala”. Bisogna saper autoprogettarsi per dirla alla sua maniera, che non vuol dire autorealizzarsi, ma fare, piuttosto, un esercizio per rievocare capacità dimenticate. 

Nel mondo del lavoro odierno la creatività è un punto cardine, una qualità indispensabile sia per soddisfare le nuove richieste aziendali, sia per coloro che scelgono la strada imprenditoriale e optano per inventarsi da zero.

Ma quale percorso di studi è quindi più adatto per le nuove professioni? 

Sempre secondo i dati rilevati dall’indagine Excelsior di Unione Camere, tra il 2020 e il 2024 , il mercato del lavoro potrebbe richiedere fino al 34% della domanda occupazionale. 

Considerando la situazione attuale, che per ovvi motivi influirà significativamente, tra i principali indirizzi universitari troviamo quello medico-paramedico al primo posto, a seguire quello economico, ingegneristico, poi quello dell’insegnamento-formazione e quello giuridico. 

Nuove professioni

Per rimanere in tema della Green & Digital Economy, tra i corsi di Laurea attivati nel 2019-2020 spiccano: Tecnica e gestione delle produzioni biologiche vegetali a Padova, Sistemi agricoli sostenibili a Brescia, Innovazioni per le produzioni agrarie mediterranee a Salerno, Sicurezza degli Alimenti e Gestione del Rischio Alimentare a Parma, Sicurezza e Qualità delle Produzioni Animali a Messina, e Scienze e Tecnologie Alimentari e Gestione di Filiera a Roma.

Meritano altresì una certa attenzione quelle facoltà che si stanno organizzando per erogare e internazionalizzare nuovi corsi di laurea; come ad esempio l’Università della Calabria che na ha stanziati 11: Biotechnology, Chemistry, Computer Science, Finance and Insurance, Mathematics, Nutritional Sciences, Robotics and Automation Engineering, Sciences and Tecnhologies for the management of marine environment curriculum, Sustainable Management of Natural Resources, Physics, Telecommunication Engineering: Smart Sensing, Computing and Networking.

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