Il 12 giugno è stato inaugurato il tecnopolo di Bologna che ospiterà il Centro meteo italiano e l’Università dell’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Entro la metà del 2024 gli scienziati potranno svolgere attività di ricerca e istruzione nel campo della sostenibilità e dei cambiamenti climatici sfruttando l’uso di tecnologie digitali all’avanguardia.

La raccolta dati nella meteorologia

Le previsioni relative ai cambiamenti climatici si basano su calcoli matematici molto complessi che possono essere effettuati attraverso un potente calcolatore di un centro meteo. La funzione del computer è di mettere in relazione una grande quantità di dati, i big data. Il termine big data identifica una quantità notevole di dati tale che per la loro complessità è molto difficile studiarne relazioni, tendenze e variazioni. La raccolta dei dati avviene attraverso l’utilizzo di droni, satelliti e radar. Sono attualmente disponibili i droni su cui vengono montati strumenti di misura per la temperatura, l’umidità, il vento e la qualità dell’aria. I droni raccolgono i dati sia a livello del suolo sia fino a 3.000 metri di altezza.

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Pertanto il cuore del centro elaborazione dati è un supercomputer tra i 5 più potenti del mondo. Attraverso questo potente computer e con l’aiuto dell’intelligenza artificiale sarà possibile individuare fenomeni simili che precedono gli eventi meteo catastrofici. Il supercomputer si chiama Leonardo ed è finanziato dall’Unione europea e dal governo italiano, è costituito da 5 mila server per oltre 360mila kg di peso e più di 156 km di cavi.

L’Università delle Nazioni Unite e il Centro meteo

L’Università delle Nazioni Unite, UNU, ha origine nel 1973 e ad oggi conta 13 istituti in 12 Paesi diversi. Ogni istituto ha un compito preciso che prescinde dal luogo in cui si trova, lo studio riguarda l’intero pianeta. Ad esempio, in Germania l’istituto si occupa di studiare la relazione tra le risorse acqua, suolo, rifiuti, energia e altre georisorse. In Giappone studia un futuro sostenibile per l’intera umanità, in Canada pone l’attenzione sull’acqua affrontando questioni idriche di importanza globale. E così via per gli altri istituti delle altre nazioni. In Italia, l’istituto universitario e il centro meteo, si occuperanno di studiare i cambiamenti climatici con l’intento di anticiparne le conseguenze.

Il centro meteo italiano

La richiesta di far parte dell’UNU è stata presentata dalla regione Emilia Romagna e dal Ministero degli affari esteri, nel dicembre del 2020, ratificata dal Consiglio dell’Università delle Nazioni Unite, a fine 2022. ll progetto è stato presentato il 12 giugno scorso da Tshilidzi Marwala, rettore dell’Università delle Nazioni Unite, Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della ricerca, Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia-Romagna e Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna. Erano presenti anche gli assessori regionali a scuola, università, ricerca, agenda digitale, Paola Salomoni, e allo sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione e relazioni internazionali Vincenzo Colla, oltre a Matteo Lepore, sindaco di Bologna. Per quanto riguarda il centro meteo la decisione è stata presa dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) che ha selezionato Bologna fra sei città candidate: Exeter (Uk), Slough (Uk), Lussemburgo, Espoo (Finlandia), Akureyri (Islanda).

Bologna è anche il principale hub italiano di ricerca e conoscenza in materia di meteo e cambiamento climatico: i principali istituti di ricerca e le principali agenzie nel settore meteorologico e climatico si trovano proprio a Bologna. Sono presenti il CMCC, Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, il CNR Centro nazionale delle ricerche, ENEA Ente nazionale energie alternative. A Bologna è presente anche la più rilevante Community europea per la ricerca e l’innovazione climatica: Istituto europeo di tecnologia – Climate-KIC. Un centro meteo italiano che quindi ha molte sfaccettature.

Il tecnopolo di Bologna

Il tecnopolo di Bologna ha sede nei locali dell’ex Manifattura tabacchi, un’area di 120 mila metri quadri ristrutturata secondo criteri ecologici e di sostenibilità. Progettata e realizzata negli anni Cinquanta del Novecento da Pier Luigi Nervi, con soluzioni architettoniche tuttora innovative. Oltre ad ospitare la strutture per il centro meteo, il tecnopolo accoglierà spazi per la ricerca e le istituzioni, aree dedicate all’imprenditorialità, all’innovazione e alla creatività. Inoltre ci saranno spazi dedicati ad aree di servizio e ristorazione.

L’intelligenza artificiale utilizzata nel centro meteo italiano

In conclusione l’attività svolta all’interno del tecnopolo attirerà talenti da tutto il mondo e ci permetterà di aumentare le conoscenze sull’evoluzione dei cambiamenti climatici. I modelli climatici che ci aiutano a fare previsioni, esistono e ci permettono di avere un’idea più o meno precisa sulla loro evoluzione.

Il lavoro svolto dal centro meteo e dall’università UNU ha lo scopo di fornire nuove elaborazioni dati con l’obiettivo di limitare i danni. È previsto l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la previsione dell’impatto sul suolo: inserendo i dati morfologici sarà possibile prevedere le conseguenze che una particolare condizione meteorologica avrà sul territorio.

Tante sono le iniziative che possono essere attuate: le aree protette possono aiutarci a vincere la sfida contro i cambiamenti climatici. Il nostro direttore, Martina Fragale, scrive: “I cambiamenti climatici sono la principale sfida del nostro tempo: una sfida in cui – a differenza di altre più circoscritte – ogni abitante del pianeta è parte in causa”. 

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Francesco Ravenda

Francesco Ravenda, informatico. Appassionato di gestione aziendale e di podcast, attento alle dinamiche sociali, mi piace informare, raccontando. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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