Il 19 giugno scorso, Samsung ha annunciato l’avvio del programma di riparazione computer e cellulari in casa anche per i consumatori italiani con l’obiettivo di ridurre i costi delle riparazioni e allungare la vita dei prodotti. Una iniziativa che ha un impatto diretto nella riduzione dei rifiuti che ognuno di noi produce sostituendo il cellulare o il computer invece di ripararlo.

Come avviene la riparazione di computer e cellulari

I modelli di cellulari interessati da questa novità sono quelli appartenenti alla serie Galaxy S20, S21, S22. In questo programma rientrano anche portatili della serie Galaxy Book Pro e Galaxy Book Pro 360. La novità introdotta dal programma di riparazione dei computer e dei cellulari denominato Self repair,  consiste nel dare la possibilità agli utenti di effettuare la riparazione in casa. In questo modo per alcune riparazioni non occorre rivolgersi ad un centro assistenza, ordinando direttamente i pezzi di ricambio a Samsung.

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Per quanto riguarda i cellulari, possono essere sostituiti autonomamente lo schermo con batteria inclusa, il vetro posteriore e la porta di ricarica dello smartphone. Per i computer portatili della serie Galaxy Book Pro sono disponibili 7 parti di ricambio: la parte anteriore con tastiera, la parte posteriore del computer, lo schermo LCD, la batteria, il touchpad, il tasto con lettore di impronte digitali e i piedini in gomma. È possibile ordinare anche il kit di riparazione riutilizzabile, costituito dagli strumenti utili al montaggio e smontaggio delle varie parti di ricambio.

L’impegno di Samsung e le decisioni dell’Unione europea

Il presidente di Samsung, TM Roh, dichiara: “Samsung è costantemente al lavoro per allungare il ciclo di vita dei propri dispositivi in modo da consentire agli utenti di usufruire delle elevate prestazioni del proprio device Galaxy il più a lungo possibile“. Questo obiettivo di Samsung si inserisce in un contesto più ampio di attenzione all’ambiente, che limita i rifiuti elettronici. Infatti, la riparazione di computer e cellulari, ci evita di dover sostituire il dispositivo elettronico, producendo meno rifiuti. Pertanto, la Commissione europea, nel marzo 2020 ha presentato un nuovo piano d’azione per l’economia circolare, PAEC, che annovera tra le sue priorità fondamentali la riduzione dei rifiuti elettronici ed elettrici.

La Commissione europea, nella successiva proposta di marzo 2023 definisce obiettivi specifici quali il “diritto alla riparazione“, il miglioramento del riutilizzo in generale e l’introduzione di un caricabatterie universale. Nella stessa proposta si chiede ai produttori l’adozione dell’USB di tipo C entro la fine del 2024 come caricatore standard per la maggior parte dei dispositivi elettronici nell’Ue. Entro il 28 aprile 2026 invece, i computer portatili dovranno essere dotati di una porta USB tipo C.

La riparazione di computer e cellulari in casa riduce i rifiuti

La tendenza di questi ultimi decenni è di buttare il dispositivo elettronico a seguito di un guasto, seppur piccolo. In questo modo si genera un rifiuto elettronico. Nel 2020 sono stati raccolti 10,3 kg di rifiuti elettrici ed elettronici per abitante nel territorio dell’Unione, secondo quanto rilevato da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue. In questo modo la novità che Samsung ha introdotto dimostra un’attenzione verso l’ambiente. Abbiamo ormai appreso che il modo migliore per affrontare il problema rifiuti, è produrne di meno. Il programma di riparazione ha superato una prima fase di sperimentazione in Corea del Sud e negli Stati Uniti. In seguito, il Self repair è stato esteso a diverse nazioni europee a partire da giugno. Sono infatti, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito, le nazioni interessate dall’introduzione di questa novità.
Sempre il presidente, TM Roh, dichiara:

Ci impegniamo per estendere la possibilità di accedere al nostro programma Self-Repair in tutto il mondo, migliorando la riparabilità dei nostri prodotti.

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Francesco Ravenda

Francesco Ravenda, informatico. Appassionato di gestione aziendale e di podcast, attento alle dinamiche sociali, mi piace informare, raccontando. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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