E’ possibile per una persona paraplegica tornare a camminare? Luglio 2024, cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Parigi: gli occhi degli spettatori sono puntati sulla torcia olimpica. Sui social media e nei programmi tv, in pochi minuti, diventa virale un video in cui un ex atleta, paraplegico da 11 anni, cammina sulle sue gambe portando la fiaccola olimpica: si chiama Kevin Piette, ha 36 anni e si muove grazie a un esoscheletro.

In rete è subito ribattezzato il cyber tedoforo, con riferimento all’armatura che indossa e che gli consente di tornare a camminare nonostante la sua disabilità. Ma davvero l’esoscheletro è in grado di migliorare la vita dell’uomo? Dalla medicina al lavoro, è sempre più richiesto dalle grandi aziende e si presta a diversi utilizzi.

L’esoscheletro: tecnologia al servizio dell’uomo

La scienza fa passi da gigante e, questa volta li fa compiere anche all’uomo che, grazie alla robotica personalizzata e a strutture agganciate agli arti paralizzati, può tornare a camminare e a compiere gesti quotidiani come sedersi, piegarsi e salire le scale, senza l’assistenza di altre persone.

A settant’anni dalla Scuola di Francoforte e dalle riflessioni critiche del filosofo tedesco Theodor Adorno sul fallimento dell’Illuminismo, secondo cui la scienza e la tecnica fossero la causa del regresso della civiltà, l’esoscheletro rappresenta un esempio di progresso scientifico al servizio dell’uomo.

L’esoscheletro è un robot da indossare sul corpo umano con la funzione di aumentare e assistere o ripristinare la funzione degli arti.  L’etimologia fornisce chiarezza sulla natura degli esoscheletri: nel campo della biologia, il prefisso “exo“, dal greco “fuori” “all’esterno”  descrive la struttura esterna che funge da protezione per il corpo. Gli esoscheletri sono dunque dispositivi robotici indossabili che si adattano agli arti.

Una peculiarità degli esoscheletri è la loro capacità di operare in simbiosi con l’utente, rispondendo alle sue intenzioni di movimento, il che implica specifici requisiti in termini di controllo. Se destinati a sostituire un arto umano assente, sono denominati protesi robotiche.

Gli esoscheletri moderni utilizzano sensori avanzati e intelligenza artificiale per adattarsi ai movimenti naturali del corpo, permettendo a chi li indossa di camminare con maggiore facilità e sicurezza, riducendo il rischio di cadute e aumentando l’autonomia.

Come nasce un esoscheletro?

La storia degli esoscheletri inizia negli anni ’70 negli USA, con il progetto “Hardiman di General Electric, che prometteva di amplificare la forza umana consentendo all’utente di sollevare fino a 680 kg. Tuttavia, la tecnologia di quei tempi non garantiva un funzionamento sicuro di macchine così complesse in stretta interazione con l’uomo.

Gli esoscheletri moderni sono invece dotati di sensori avanzati e intelligenza artificiale e si adattano ai movimenti naturali del corpo consentendo, a chi li utilizza, di muoversi con più facilità e sicurezza, oltre che un elevato livello d’indipendenza.

Non solo per disabili: gli altri impieghi dell’esoscheletro

L’esoscheletro sta diventando rapidamente una novità di spicco nel mercato delle apparecchiature indossabili. Il modello “Rewalk Robotics“, indossato da Kevin Piette durante le Olimpiadi di Parigi, permette alle persone affette da paralisi degli arti inferiori di tornare a camminare e compiere gesti quotidiani.

Il suo ideatore e produttore Dr.Amit Goffer, tetraplegico a causa di un incidente d’auto dal 2001, è stao un vero pioniere in questo campo. Anche dopo quasi dieci anni dal suo pensionamento, la mission di ReWalk è rimasta quella di cambiare radicalmente la vita delle persone con paralisi degli arti inferiori.

L’impiego degli esoscheletri però non si limita al campo medico: questi assistenti robotici sono infatti, sempre più richiesti dalle grandi aziende impegnate nella tutela del capitale umano.

Nei lavori molto pesanti e logoranti, gli operai possono avvalersi dell’esoscheletro di tipo “soft exosuit”, concepito all’Università di Harvard: si tratta di un modello di esoscheletro flessibile per le gambe che diminuisce significativamente il dispendio energetico e la fatica muscolare per l’utilizzatore e, viene definito una “tuta senza parti rigide che sopporta carichi di compressione”.

Riacquistare la capacità di camminare grazie a un esoscheletro è ormai una possibilità concreta. Il connubio delle nuove tecnologie con i progressi della ricerca medica sta migliorando sensibilmente la qualità della vita delle persone disabili e garantendo migliori performance in determinate condizioni di lavoro. Il percorso verso un’esistenza più autonoma si fa sempre più concreto.

Condividi su:
Heinrich Matt

Heinrich Matt

Sono laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, mi piace scrivere e frequento il corso di Giornalismo Costruttivo di BuoneNotizie.it. Appassionato di politica e filosofia, "odio gli indifferenti", mi esalto ascoltando Pericle e mi addormento con Foucault. Difendo l'indipendenza come forma di libertà, credo nel merito e nella cultura per arginare una dilagante mediocrazia.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici