Ultimamente, il fondatore della Tesla, Elon Musk, ha presentato il suo robot umanoide durante il Tesla AI Day tenutosi a Paloalto in California. Optimus, questo è il nome del prototipo, non ha soddisfatto del tutto le aspettative. La strada verso la convivenza robot-umani sembra essere ancora lunga e pare che prima che queste macchine possano sostituire l’uomo sui luoghi di lavoro debba passare ancora del tempo.

Non è ancora l’ora dei robot

Optimus, con una batteria da 2,3 KWh, dotato di connettività Wi-Fi e accesso alla banda larga, non è ancora in grado di sostituire gli esseri umani sul posto di lavoro, come molti temono. Al robot umanoide mancano un “cervello” e la capacità di risolvere i problemi in maniera autonoma. Insieme a questo modello è stato presentato Bumble C., un secondo prodotto più funzionale ma meno completo. Questo secondo esemplare ha effettuato la sua prima passeggiata davanti al pubblico radunato per l’occasione.

Lo scopo della diffusione della robotica è quello di alleggerire il carico delle fatiche quotidiane, sia in casa che sul lavoro, tuttavia persistono dei limiti al mercato di massa. Le batterie sono ancora troppo grandi per gli ambienti domestici e i costi elevati, il prezzo si aggira attorno ai ventimila dollari. Infine, l‘intelligenza artificiale (IA) non ha ancora raggiunto livelli di multitasking sufficienti per garantire le operazioni più complesse richieste per i movimenti delle articolazioni.

Quando si parla di robot umanoidi, nello specifico, si fa riferimento a robot dalla sembianze umane, come quelli narrati dai romanzi di Isaac Asimov. Il celebre scrittore teorizzò la costruzione di questa tipologia di macchine già nel 1941, ed è noto per essere l’autore delle famose tre leggi della robotica utilizzate tuttora nell’apprendimento delle macchine intelligenti.

Tuttavia, bisogna distinguere all’interno della categoria dei robot antropomorfi ciò che riguarda la robotica industriale e quella propriamente umanoide. Della prima sottocategoria fanno parte tutti quegli strumenti meccanici che supportano le attività umane all’interno della catena di produzione, come ad esempio i bracci robotici. Nella seconda invece rientrano quei progetti che mirano alla realizzazione di modelli capaci di movimenti autonomi ispirati alla quotidianità dell’uomo.

Quali prospettive per i robot umanoidi

È verosimile che tra qualche anno, stando al trend di evoluzione del settore, i robot dotati di IA saranno parte della nostra quotidianità. Secondo uno studio del 2018 pubblicato da Ian Pearson, fondatore di futurizon.com, il numero di robot umanoidi aumenterà nei prossimi 30 anni dagli attuali 57 milioni a 9,4 miliardi, superando così il numero degli esseri umani.

Gli androidi sono già utilizzati in alcuni settori dei servizi come nel caso di Hannah, all’H Hotel di Los Angeles, impiegata nell’esecuzione del check-in, e dell’accoglienza degli ospiti fornendo informazioni fondamentali sull’albergo.

Al Ghent Marriot Hotel, in Belgio, dal 2015 è impiegato Mario, un robo-concierge che si occupa della reception. Qui accoglie gli ospiti parlando 19 lingue e durante i pasti si prende cura del buffet annotando eventuali richieste dei commensali.

Come spesso accade per l’innovazione, l’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche crea una certa diffidenza soprattutto in merito ai possibili cambiamenti. È quanto avviene circa le preoccupazioni legate al mondo del lavoro. Il timore è che i robot umanoidi possano togliere il lavoro all’uomo, facendo passare in secondo piano le opportunità offerte dalla robotica  come per esempio nel campo della sanità. Ed è per guidare il progresso tecnologico con responsabilità che l’Unione Europea ha elaborato un regolamento sugli aspetti etici dell’Intelligenza Artificiale,  della robotica e delle tecnologie correlate.

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Giacomo Capodivento

Giacomo Capodivento

Insegno religione dal 2012. Laureato in Comunicazione e Marketing e studente in Comunicazione e innovazione digitale. Per me occuparmi di comunicazione è una questione politica. Oggi collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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