Per prevenire il fenomeno del bullismo, la polizia di stato ha ideato un progetto denominato Scuole Sicure. Due poliziotti visitano gli istituti scolastici, descrivendo quali siano i comportamenti che rientrano nel fenomeno del bullismo. Il progetto non è limitato al fenomeno del bullismo ma riguarda anche l’uso di stupefacenti e di internet. Il ministero dell’Interno finanzia i progetti e indica le linee guida.

Il bullismo nella scuola primaria è in aumento ma si risolve facendo squadra e utilizzando le risorse disponibili e alla portata di tutti. La nostra storia si inserisce in un progetto presentato e attuato dalla Questura di Roma. Tutto ha inizio il giorno in cui la polizia bussa alla porta di una quarta elementare. Due poliziotti in borghese descrivono agli alunni il progetto denominato Scuole Sicure di educazione alla legalità. Alcuni cenni sull’uso consapevole di internet e dei social network e poi una descrizione sul fenomeno del bullismo nelle scuole.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

Spesso capita che ad eventi isolati non diamo peso e fatti apparentemente di poco valore non richiamano il nostro interesse. Un giorno, mentre siamo intenti a svolgere i compiti della nostra routine quotidiana, la nostra mente unisce gli eventi e, come il gioco che unisce i puntini, fa apparire un disegno ed anche gli eventi ci appaiono con un significato diverso. Questo è proprio quello che accade quel giorno. Quando la polizia inizia a descrivere il fenomeno del bullismo, i bambini si riconoscono in alcune situazioni descritte dai poliziotti:

  • essere presi in giro
  • essere ricattati o minacciati
  • essere colpiti fisicamente
  • essere ignorati
  • sentire bugie sul proprio conto
  • avere soldi e altri beni sottratti o rovinati
  • essere spinti
  • essere umiliati

Alla domanda: “qualcuno di voi ha vissuto una o più situazioni di queste?”. Tutti alzano la mano. Tutti, tranne un bambino, Emiliano. E adesso?

Come intervenire nei casi di bullismo a scuola?

Come per qualunque problema, identificare la causa significa aver percorso metà strada verso la soluzione del problema. Anche nel bullismo occorre identificare i bulli, i gregari, le vittime e gli spettatori. Spesso si commette l’errore di concentrarsi sul bullo e sulla vittima oppure di colpevolizzare il bullo.
Il bullo deve essere individuato prima e aiutato dopo. Nel bullismo a scuola, l’aiuto deve provenire da una squadra composta dai docenti, da tutti i genitori e soprattutto dai compagni di classe, definiti spettatori. Nel caso di Emiliano non si è riusciti a formare la squadra con i genitori. Il bullo è facilmente, ma non sempre, il frutto di una situazione familiare problematica. Sono proprio i genitori del bambino, per primi, che tendono a disconoscere il problema. I genitori degli altri bambini tendono a voler rimuovere il problema, isolando e allontanando il bullo e la sua famiglia. Il corpo docente si trova ad affrontare da solo le situazioni quotidiane spesso trovandosi in disaccordo sulle azioni da intraprendere. I docenti, inoltre, si trovano tra le problematiche che si generano in classe e le lamentele di tutti genitori. Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, in un’intervista dichiara:

…i ragazzi sentano di essere parte di una squadra ma questa capacità non avviene in modo spontaneo ma deve essere educata… Usare il gruppo classe per attraversare, gestire e risolvere il problema. Spesso di fronte a fatti di bullismo si tende a lavorare solo con il bullo o con la vittima, perdendo in realtà la risorsa più importante che è il gruppo allargato… aiutare i ragazzi e le ragazze non tanto a dare una colpa a qualcuno e a proteggere qualcun altro bensì a sentire cosa possiamo fare noi, qual è la forza che c’è dentro al nostro gruppo che protegge qualsiasi persona che viene attaccata e che dice all’aggressore: guarda che qui tu sei da solo e non è questo il modo di acquisire potere…

Dati statistici relativi ai casi di bullismo in Italia

Il ministero della Sanità ci informa con un recente documento di marzo 2023 sulla dimensione del fenomeno. Gli atti di bullismo subìti a scuola sono più frequenti nei più piccoli (11 – 13 anni) e nelle ragazze. Il fenomeno del cyberbullismo è in crescita nelle ragazze e nei ragazzi di 11 e 13 anni. I due fenomeni decrescono al crescere dell’età.
Gli 11enni vittime di bullismo sono il 18,9 % dei ragazzi e il 19,8% delle ragazze; nella fascia di età di 13 anni sono il 14,6% dei maschi e il 17,3% delle femmine; gli adolescenti (15 anni) sono il 9,9% dei ragazzi e il 9,2% delle ragazze. Strettamente correlato al bullismo è il fenomeno della violenza domestica.

Anche il ministero raccomanda un lavoro di squadra:

è necessario realizzare azioni sinergiche di prevenzione e di intervento precoce, utilizzando la scuola come contenitore privilegiato di tali azioni

Come prevenire e contrastare il bullismo a scuola

Di seguito il video proiettato dalla polizia nelle classi:

La storia di Emiliano è una storia vera anche se il nome è di fantasia. I fatti raccontati sono accaduti nel corso del mese di aprile, troppo presto per giungere a delle conclusioni. Altre situazioni accadute in altre classi sono state risolte più semplicemente proprio con un interventi precoci. All’interno dei locali della scuola, nella classe dove si sono verificati gli episodi di bullismo è stato sufficiente leggere delle storie, svolgere dei temi sull‘argomento e commentarle insieme. Anche le attività sportive aiutano a fare squadra e ad arginare il fenomeno del bullismo. Uno dei progetti attuati è quello della boxe.

Attraverso la conoscenza, il dialogo, l’informazione, il bullismo si può prevenire e risolvere. Anche Telefono azzurro si è attivato su questo argomento preparando un manuale pratico da scaricare.

Condividi su:
Avatar photo

Francesco Ravenda

Francesco Ravenda, informatico. Appassionato di gestione aziendale e di podcast, attento alle dinamiche sociali, mi piace informare, raccontando. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici