Per indagare in profondità specifici temi il giornalismo può utilizzare direttamente le parole di chi ha vissuto esperienze dirette sull’argomento, tramite un’intervista. Conoscere le principali tecniche di intervista consente al giornalista di oggi di presentare diverse prospettive, rendendo il racconto più completo e imparziale, garantendo un’informazione accurata e creando contenuti coinvolgenti e rispettosi. Le norme deontologiche italiane forniscono alcuni principi che possono essere utilizzati come linee guida nella gestione delle persone coinvolte nelle testimonianze. Questi principi, accompagnati da altri metodi puntuali di indagine, sono trattati in modo approfondito all’interno del percorso per diventare giornalista, nello specifico corso “Tecniche di intervista” condotto da Gabriele Cruciata, giornalista e podcaster italiano specializzato in reportage e giornalismo d’inchiesta.
Le interviste informative e il loro utilizzo
Le interviste informative sono concepite per ottenere dati e dettagli su un determinato argomento, evento o situazione. Queste interviste si concentrano sulla raccolta di fatti concreti e precisi, spesso attraverso domande dirette e specifiche. Gli intervistati sono generalmente esperti, testimoni oculari, o persone direttamente coinvolte nei fatti oggetto del reportage. Le caratteristiche principali delle interviste informative sono l’obiettività e la precisione e lo scopo principale di questa specifica tecnica è raccogliere informazioni accurate e verificabili, evitando interpretazioni personali o giudizi.
Nel giornalismo investigativo le interviste informative rivestono una importanza fondamentale, un celebre esempio di questa tecnica calata nel reale è quello dei giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post che hanno utilizzato interviste informative in modo esemplare durante il caso Watergate. Le testimonianze cruciali delle persone coinvolte nelle interviste hanno contribuito a raccogliere materiale preciso e inequivocabile che contribuì alle dimissioni del presidente Richard Nixon.
Interviste immersive per una informazione profonda e autentica
Le interviste immersive sono progettate per coinvolgere il lettore in un’esperienza emotiva e personale. Queste interviste cercano di andare oltre i semplici dati, esplorando le emozioni, le esperienze e le percezioni degli intervistati.
Il giornalista che utilizza questa tecnica si immerge nella vita dell’intervistato, raccontando la storia dal suo punto di vista e utilizzando un linguaggio descrittivo e ricco di dettagli sensoriali. L’obiettivo è far emergere le emozioni e le esperienze umane, creando un legame empatico tra il lettore e l’intervistato. Le interviste immersive spesso includono descrizioni dell’ambiente in cui si svolgono, offrendo al lettore una visione anche del contesto.
Questo approccio viene in aiuto quando il giornalista è messo difronte all’arduo compito di dover raccontare storie che richiedono una comprensione profonda delle esperienze umane e delle dinamiche sociali. Un esempio tra tutti è quello del giornalista statunitense Gay Talese, famoso per il suo stile di intervista immersivo. Nei suoi lavori, come “Frank Sinatra Has a Cold” pubblicato nel 1966 nel magazine Esquire e considerato da molti come il ritratto più vero e bello del celebre musicista, Talese trascorre lunghi periodi con i suoi soggetti, catturando non solo i loro pensieri ma anche l’atmosfera che li circonda. Questo livello di profondità permette ai lettori di entrare in sintonia con i protagonisti delle storie e di comprendere meglio le sfumature dei loro pensieri e delle loro esperienze intime.
Il ruolo deontologico del giornalista nelle interviste
Le interviste informative e immersive rappresentano due approcci complementari nel giornalismo entrambi importanti per fornire ai lettori un’informazione profonda e autentica. Nell’utilizzare queste tecniche chi scrive gli articoli sembra elevare il giornalismo a un’arte vera e propria, in grado di illuminare, ispirare e provocare cambiamenti significativi nella società. Nel realizzare questo disegno però bisogna prestare fondamentale importanza ad alcuni accorgimenti che hanno lo scopo di tutelare i soggetti intervistati e garantire il massimo rispetto di tutte le persone coinvolte.
La protezione delle fonti confidenziali è il principio cardine che, tra tutti, deve accompagnare ogni intervista: il giornalista deve garantire all’intervistato l’anonimato, qualora questo lo richieda, e la massima riservatezza nel trattamento delle informazioni ricevute. Gabriele Cruciata nel suo corso dà specifico risalto a questo delicato punto approfondendo la natura delle carte deontologiche come quella di Treviso e quella di Roma. La Carta di Treviso, adottata nel 1990, si concentra sulla tutela dei minori, imponendo ai giornalisti la massima attenzione nel trattare casi che coinvolgono bambini e adolescenti. La Carta di Roma, istituita nel 2008, fornisce linee guida per la rappresentazione dei rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti, promuovendo un’informazione rispettosa e priva di pregiudizi.
Un approccio all’informazione focalizzato sull’approfondimento e sull’accuratezza del racconto che non vada però a scapito del rispetto per la dignità umana, rafforza l’integrità e la credibilità del giornalismo intero.