Il cappero di Salina, un tesoro culinario con una storia che risale a centinaia di anni fa, si trova oggi ad affrontare una serie di sfide. Questo prelibato ingrediente, noto per il suo gusto delicato e le sue ridotte dimensioni, è ormai un’icona indiscussa della cucina mediterranea. Tuttavia oggi, tra cambiamento climatico, l’insorgere di nuovi parassiti e la scarsità di manodopera, necessita di politiche a tutela della sua sopravvivenza e che ne salvaguardino le tradizioni ad esso legate: metodi di raccolta, conservazione, trasformazione e ricette.

Cappero di Salina: tradizione millenaria e sfide moderne

Per secoli, i capperi di Salina sono stati coltivati con cura e raccolti manualmente dalle donne di Salina. “Il processo non può essere meccanizzato”, racconta la presidente del Presidio Slow Food Daniela Virgona. “Da sempre, le raccoglitrici sono quasi tutte donne, che grazie alle loro dita piccole e affusolate e alla loro estrema precisione, riescono a portare avanti questa tradizione“. Tuttavia, le condizioni meteorologiche sempre più imprevedibili e le temperature in aumento hanno reso la coltivazione del cappero più difficile, influenzando negativamente i volumi di produzione, la qualità e la loro stessa sopravvivenza.

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La stagione della raccolta si è abbreviata a causa delle piogge frequenti all’inizio dell’estate, seguite dal caldo estremo che rende insopportabile la presenza delle raccoglitrici sui campi con la schiena china sulle piante. “Oggi è difficile reperire lavoratori stagionali”, racconta Virgona. “I più giovani, attratti altrove da opportunità più remunerative, tendono a trascurare le tradizioni agricole delle loro famiglie, lasciando i produttori locali in difficoltà durante i periodi critici di raccolta“.

Inoltre, l’arrivo di nuovi parassiti che si insediano a causa delle temperature più alte, ha aggiunto ulteriori pressioni a questo fragile ecosistema agricolo, che ogni anno subisce ingenti perdite.

Salvaguardia del cappero: una speranza proviene dal turismo

Negli ultimi anni, grazie all’interesse dei nuovi turisti per il processo di produzione e il gusto autentico dei capperi di Salina, i visitatori sono sempre più consapevoli dell’importanza del prodotto nell’ecosistema isolano. Così, gruppi numerosi prenotano esperienze uniche che prevedono la partecipazione alla raccolta dei capperi e la degustazione di piatti preparati con questo prelibato e sano ingrediente.

Secondo Virgona, le iniziative di turismo esperienziale offrono un’opportunità preziosa per i produttori locali di capperi di Salina. Attraverso tour guidati delle piantagioni e laboratori didattici, i visitatori possono non solo imparare di più sulla storia e la cultura legate alla produzione di capperi, ma anche contribuire direttamente alla conservazione di questa tradizione millenaria.

Per garantire un futuro duraturo al cappero di Salina, è necessario un impegno congiunto da parte delle autorità locali, dei produttori agricoli e della comunità internazionale. Sono necessari investimenti nella ricerca agricola per sviluppare varietà più resilienti alle sfide del cambiamento climatico e all’azione dei parassiti. Allo stesso tempo, è essenziale promuovere iniziative di educazione e sensibilizzazione per preservare le pratiche agricole tradizionali e coinvolgere le nuove generazioni nella tutela di questo patrimonio gastronomico unico.

Il cappero di Salina, con la sua storia e il suo sapore inconfondibile, rappresenta non solo un ingrediente, ma anche un simbolo della capacità di adattamento alle sfide che il mondo di oggi ci impone.

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Mariarita Persichetti

Laureata in Management con una tesi in marketing territoriale. Viaggio, scrivo, fotografo e degusto formaggi. Su Buonenotizie.it parlo di progetti sostenibili e innovativi nel turismo, cultura gastronomica e mondo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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