L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948 adottò ufficialmente la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Con 173 Paesi che l’hanno ratificata, oggi è un testo fondamentale per valutare l’avanzamento nel mondo dei diritti umani. Human Rights Watch e Amnesty International sono alcune delle principali ONG che si occupano di monitorarne lo stato.

Human Rights Watch, nel suo report 2024 con valutazioni svoltesi in più di cento Paesi, mostra un lieve arretramento dei diritti umani nel mondo. Tuttavia, grazie al lavoro di Amnesty International, si riscontrano molte notizie positive.

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Il report di Amnesty International: le buone notizie

Nel 2023 Amnesty International riporta ben 280 notizie positive per i diritti umani. Le attività di Amnesty International hanno portato a diverse scarcerazioni e revisioni di processi. Un esempio è il caso di Hakamada Iwao, da 45 anni detenuto in Giappone nel braccio della morte, che ora ha ottenuto la riapertura del suo processo in ragione delle condizioni inique in cui si svolse all’epoca.

Parlando di un caso più vicino a noi, il governo egiziano ha concesso la grazia a Patrick Zaki. Lo studente egiziano dell’Università di Bologna, ricercatore e attivista per i diritti umani, era stato arrestato in Egitto per “diffusione di notizie false”.

A novembre le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione volta a sollecitare la regolamentazione dei sistemi d’arma autonomi (come droni e intelligenze artificiali). Queste tecnologie, applicate ai conflitti moderni, provocano morti di molti civili. Recentemente ha fatto scalpore l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) da parte dell’esercito israeliano per identificare i bersagli di Hamas nella popolazione palestinese. L’IA si basava sui dati forniti dall’esercito, ma il suo giudizio aveva un grosso margine di errore, e si suppone abbia causato molte vittime innocenti.

Il 1° luglio 2024 entrerà in vigore in Olanda una legge approvata a marzo. La legge cambia la definizione di violenza sessuale, basandola sull’assenza di consenso. Si tratta del diciassettesimo Paese europeo a introdurre questo importante cambiamento  a tutela delle persone vittime di violenza. Negli altri Paesi la definizione di violenza si basa appunto sulla presenza di violenza e coercizione nei fatti avvenuti. Questo però non copre i casi in cui la vittima non è pienamente consapevole delle proprie azioni o è incosciente.

Negli ultimi anni, a livello globale, si è assistito a una significativa diminuzione delle esecuzioni e delle sentenze capitali. Attualmente, nel mondo, circa tre quarti dei Paesi hanno abolito la pena di morte, sia per legge che nella pratica.

Il modello americano dell’Housing first, ovvero provvedere con la spesa pubblica per garantire il diritto a una casa ai senzatetto, è stato adottato in Finlandia. Il diritto alla casa è uno dei diritti umani fondamentali e portare a zero il numero di senzatetto è parte dell’Agenda 2030. Dagli anni ’80 a oggi il numero di senzatetto si è ridotto da 20mila a 4mila persone.

Il report di Human Rights Watch

Il report di Human Rights Watch evidenzia però una generale regressione, puntando il dito contro i politici, che condannano fermamente la Russia, ma sono molto prudenti nel giudizio su Israele. Anche a livello locale, i governi sembrano considerare i diritti umani come “opzionali”, favorendo politiche di breve termine che non colgono le opportunità sul lungo periodo di investimenti su “sicurezza, commercio, energia e migrazione”.

Secondo una ricerca svolta dall’Università di Rhode Island, le nazioni ricche hanno migliori diritti umani. Sicuramente un benessere economico diffuso contribuisce alla stabilità dei governi e a una maggiore attenzione verso il benessere dell’individuo. Invece il premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman sostiene che occorra curare prima il benessere dell’individuo rispetto al suo status economico, e uno dei diritti fondamentali è quello alla felicità.

Avere garantiti i propri diritti fondamentali è un primo passo in questa direzione. Un individuo che ha garantiti i propri diritti è più predisposto alla ricerca di felicità personale ed è più libero di pensare al proprio status economico. Prendiamo le prime 10 nazioni del World Happiness Report (2021-2023), del ranking del Fondo Monetario Internazionale sul PIL pro capite (2023) e del Freedom Human Index di World Population Review (2021):

10 nazioni al mondo per felicità, rispetto diritti e PIL Danimarca, Islanda, Norvegia, Lussemburgo, Svizzera compaiono in tutte e tre le classifiche. Certo, si tratta solo di una selezione di alcune statistiche e parametri su migliaia disponibili. Però può portare a riflettere sulla correlazione tra benessere economico e diritti: non conseguenza gli uni dell’altro, ma in relazione sinergica.

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Giovanni D'Auria

Laureato in Lettere Moderne, ha da poco iniziato un percorso formativo per diventare pubblicista con diventaregiornalista.it.

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