40 giorni, ma non solo. Dall’isolamento al “Martini”: ecco la storia della quarantena e del suo vero significato.

Tutti ne parliamo, ma non tutti conoscono il vero significato di “quarantena”. Insieme a lockdown, è un termine che oggi sentiamo molte volte al giorno. Derivato dal latino quadraginta (quaranta), indica un periodo di isolamento di 40 giorni e un tempo era legato soprattutto a viaggiatori e marinai che, provenienti da paesi infetti, dovevano stare lontano dalla comunità per non contaminarla.

Oggi quindi, in questa emergenza sanitaria, l’uso del termine non è propriamente corretto: non si tratta più di 40 giorni, ma di 14. Ormai, però, nel senso comune la questione del tempo è stata sorpassata, e il termine è diventato sinonimo di isolamento. 

In origine furono i veneti

Nel XIV secolo l’Italia e ben presto tutta l’Europa, furono colpite da un’epidemia di peste che decimò un terzo della popolazione. Da uno studio dell’Oxford Academic sull’origine della quarantena, emerge che furono i veneti i primi a mettere le basi per questo termine. Nel 1377 i funzionari della città portuale di Ragusa (l’attuale Dubrovnick), controllata dai veneti, approvarono una legge che istituiva il trentino: un periodo di isolamento di 30 giorni per le navi che provenivano dai paesi appestati. Anche le altre città italiane adottarono le stesse misure, estendo il periodo a quaranta giorni.

Da trenta a quaranta giorni, ma perché?

Dallo studio condotto dall’Oxford Academic non emerge una vera ragione del passaggio da 30 a 40 giorni di isolamento, tuttavia sono state avanzate alcune teorie. Alcuni dei ricercatori hanno ipotizzato che il periodo precedente fosse insufficiente per prevenire la diffusione della malattia, altri lo riconducono alla Quaresima, come periodo di purificazione spirituale, che in alcuni testi biblici è appunto sinonimo di isolamento, in particolare sulle norme che dovevano adottare i lebbrosi (Levitico 13, 1-59) o le persone a stretto contatto con cadaveri (Numeri 9, 11-13). Infine, c’è chi pensa alla dottrina greca dei “giorni critici”, secondo la quale la malattia contagiosa si svilupperà entro i 40 giorni dall’esposizione. Indipendentemente dalla reale motivazione, affermano i ricercatori di Oxford, il concetto del quarantino è sopravvissuto ed è alla base della pratica moderna della quarantena.

La parola “quarantena” approda negli USA con il National Quarantine Act

La diffusione della febbre gialla che coinvolse tutto il mondo a fine ‘800 spinse gli USA, attraverso un congresso del 1878, ad approvare il National Quarantine Act, creando un percorso per il coinvolgimento federale. Nel 1892, un’altra epidemia, quella di colera, spinse i funzionari a dare al governo federale più autorità per imporre regole e requisiti di comportamento. Nel 1921, il sistema di quarantena fu completamente nazionalizzato. Attualmente ci sono venti stazioni di quarantena negli Usa, utilizzate per isolare positivi con malattie pandemiche.

Quarantena, oltre l’isolamento

Il termine, portato tristemente alla ribalta dalla pandemia, ha dato origine anche a neologismi e prodotti commerciali. Uno di questi è il “reddito di quarantena” che definisce una somma di denaro che lo Stato eroga alle persone in difficoltà economiche durante l’emergenza sanitaria. Durante il lockdown, è nato, inoltre, il cocktail “Quarantini” a base di elementi – tra i quali alcol, limone e miele – che aiuterebbero a difendere il sistema immunitario. 

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