L’infertilità maschile rappresenta un problema crescente che impatta profondamente la vita di milioni di coppie in tutto il mondo

, influenzando il percorso verso la responsabilità genitoriale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una persona su sei nel mondo è affetta da infertilità nel corso della vita. In particolare, in Italia, riguarda il 15% delle coppie.

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Tuttavia, si sta sviluppando un nuovo filone di ricerca che, se funziona, potrebbe ridefinire i trattamenti per la fertilità e ridare speranza a milioni di coppie in tutto il mondo. 

Comprendere le cause attuali per trovare nuove soluzioni

Quando si parla di infertilità di coppia, la responsabilità genitoriale ricade quasi esclusivamente sulla donna, ma è importante tener conto che nel 50% dei casi la causa è attribuibile al partner maschile. I principali fattori che causano l’infertilità maschile sono di natura genetica, ambientale o legate allo stile di vita.

Anche se, ad oggi, nella maggior parte dei casi le origini rimangono spesso sconosciute: una condizione definita come infertilità idiopatica, dove non è possibile identificare cause specifiche attraverso gli esami diagnostici di routine. Esami, come lo spermiogramma, che misura la qualità e la quantità del seme, non sempre riescono a rilevare anomalie e spesso si rivelano poco esaustivi.

Per affrontare questo tipo di infertilità, una delle opzioni disponibili è il recupero chirurgico degli spermatozoi (Sperm Retrieval Surgery, SSR), un intervento che permette la ricerca di spermatozoi maturi da utilizzare in tecniche di riproduzione assistita come la fecondazione in vitro. Tuttavia, la possibilità di trovare anche un solo spermatozoo utilizzabile è di appena il 50%. Se anche la SSR non porta i risultati sperati, le alternative rimaste per le coppie sono quella di ricorrere allo sperma di un donatore, spesso una decisione difficile sul piano emotivo, o il ricorso alla maternità surrogata, effettuata all’estero.

Creare liquido seminale in laboratorio: in arrivo novità per l’infertilità maschile

La scienza sta aprendo nuove strade e prospettive concrete. Tra questi vi è la ricerca dell’Università di Limerick, guidata dal dott. Eoghan Cunnane, docente di ingegneria biomedica. Con il suo team, Cunnane sta lavorando alla produzione di sperma da tessuto umano testicolare ingegnerizzato in laboratorio, grazie alla combinazione di biologia, ingegneria meccanica e scienza dei materiali.

Attualmente, i ricercatori sono riusciti a creare in laboratorio delle strutture tridimensionali che replicano l’ambiente naturale dal tessuto testicolare umano, proveniente da diversi donatori. L’obiettivo è quello di creare un modello preclinico che non solo imiti la funzione testicolare, ma sia in grado di produrre spermatozoi vitali, capaci di fecondare un ovulo e di generare una nuova vita.

Al momento il risultato è stato raggiunto solo nei modelli animali, ma i ricercatori puntano ora a replicare lo stesso successo sui tessuti umani, aprendo la strada a possibili soluzioni per l’infertilità maschile.

Un futuro di speranza per la fertilità maschile

Affrontare il tema dell’infertilità significa andare oltre gli stereotipi di genere, che per troppo tempo hanno attribuito la responsabilità alla donna, generando sensi di colpa e di vergogna. La responsabilità genitoriale però, non dipende certo solo dalla donna, ma è un percorso che va condiviso all’interno della coppia, in cui anche la salute riproduttiva maschile riveste un ruolo fondamentale.

Studiare nuovi metodi per preservare la fertilità maschile, rappresenta non solo un passo avanti per la medicina, ma anche una nuova speranza per milioni di persone che desiderano diventare genitori.

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Gemma Mastrocicco

Classe 1997, laureata in Informazione, editoria e giornalismo a RomaTre. Scrivo da sempre. Autrice del libro Amami senza mentire. Sostenitrice delle tematiche legate ai movimenti femministi, dell'uguaglianza di genere. Aspirante giornalista, scrivo per Buone notizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista

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