In un universo parallelo Roger Federer è una leggenda del tennis, ha 41 anni e non sembra accusare l’età. Anzi, tutto il contrario. Nell’orizzonte di un tennis sempre più fisico e muscolare, il suo genio creativo continua a brillare. In una domenica di luglio del 2019, ha convertito uno dei due match point a disposizione contro Novak Djokovic e vinto per la nona volta Wimbledon, il suo ventunesimo Slam. La sua longevità è frutto della capacità di adattarsi alle evoluzioni del gioco, trovando continue contromisure a superfici e avversari. Non ha nessuna intenzione di ritirarsi. E perché mai dovrebbe farlo?

Nel nostro universo, invece, Federer non ha mai vinto quell’edizione di Wimbledon e ha deciso di abdicare. Ha provato a combattere contro il tempo ma si è dovuto arrendere a causa di un ginocchio malandato. Roger è stato originale anche nella scelta del finale: un doppio in compagnia dell’eterno rivale Rafael Nadal in un torneo di esibizione, la Laver Cup. Un’uscita di scena degna di Hollywood.

Il suono dei colpi di Roger Federer

Nel tennis esiste un prima e un dopo Roger Federer. L’elvetico, con i suoi colpi, ha rivoluzionato il gioco al punto tale da diventare un archetipo: un modello e un’ispirazione per i suoi avversari e per le nuove generazioni. Il dritto potente e preciso, l’iconico rovescio a una mano e il suo modo elegante di stare in campo hanno contribuito alla diffusione planetaria di questo sport come nessuno prima di lui. 103 tornei vinti, 20 vittorie nei tornei del Grande Slam e 310 settimane complessive da numero 1 del ranking mondiale raccontano solo in parte ciò che è stato. Il suo modo di giocare è la sintesi perfetta della bellezza applicata alla tecnica.

“Mi ero sbagliato nel non considerare Roger Federer il più forte di tutti i tempi. Oggi mi sono al fine reso conto che è il più forte tennista mai nato. Di Tilden ha sicuramente l’immaginazione creativa, l’eleganza di ampi, fulminei gesti rotondi. Di Cochet il senso dell’anticipo, l’abbreviazione addirittura ironica di fraseggi per altri laboriosi”, scriveva Gianni Clerici.

Il rilascio delle palline dal piatto corde ha un tono riconoscibile, diverso, unico. Emette un suono netto, che non si prolunga più del dovuto. L’esperienza sensoriale più immediata è però la vista. I movimenti sembrano studiati, talmente sono puliti, essenziali e composti. Vedere giocare Federer sui prati verdi dell’All England Club era una vera e propria “esperienza religiosa”, come scrisse David Foster Wallace in un suo articolo per il New York Times.

Eleganza e umanità

Roger Federer per oltre vent’anni ha prodotto poesia in movimento tanto da trascendere i confini dello sport per trasformarsi in un artista. È stato un insieme di eleganza e forza, ed è entrato nella leggenda proprio quando ha mostrato la sua vulnerabilità e le sue debolezze. L’amore per questo grande atleta non nasce dai successi o dal suo tennis raffinato, bensì da come è riuscito ad unire questa sua apparente perfezione a un lato più fragile e sensibile. Le prestazioni belle e perdenti, le sconfitte maturate dopo innumerevoli occasioni sprecate e le sue lacrime sono il simbolo di quella imperfezione che appartiene a tutti gli esseri umani. Si ritira proprio mentre Nadal e Djokovic si contendono lo scettro di tennisti più vincenti di sempre. Dopo l’addio di Serena Williams, quello di sua maestà Roger VIII chiude un’epoca. È stato un privilegio vederti giocare. God save the King.

Zeno Ferretti

Zeno Ferretti

Curioso, empatico e alla ricerca di storie da raccontare. Aspirante giornalista pubblicista, collaboro con BuoneNotizie.it.

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