Tecniche mininvasive più diffuse in cardiologia pediatrica

di 30 Marzo 2009Benessere

Si è da poco conclusa la settima edizione dell’International Workshop on Interventional Pediatric Cardiology, presieduto dal Dott. Mario Carminati, Direttore della Cardiologia Pediatrica del Policlinico San Donato di Milano. A partire dalla prima edizione del 1997, il Workshop ha contribuito all’avanzamento del trattamento di varie patologie cardiovascolari congenite, sia nel bambino che nell’adulto, attraverso la discussione e lo sviluppo delle tecniche più innovative di emodinamica interventistica pediatrica, ovvero quelle metodiche eseguite con tecnica percutanea (senza apertura di torace ed evitando la circolazione extracorporea) in grado di sostituire la tradizionale cardiochirurgia.

Una novità assoluta di quest’anno è stata la joint venture con il Dott. John Cheatham di Columbus (Ohio), Presidente del “4th ISHAC Meeting”, con una sessione interamente dedicata alle terapie ibride per la cura delle cardiopatie congenite, ovvero l’approccio simultaneo interventistico e chirurgico nei difetti complessi del cuore. Sono stati illustrati i più recenti sviluppi in materia di procedure ibride nel trattamento di patologie congenite complesse del cuore, anche attraverso la presentazione di Live cases in diretta via satellite da Germania, Inghilterra e Stati Uniti.

L’importanza della cooperazione fra cardiologia interventistica e chirurgia cardiotoracica è accertata in alcuni casi complessi: ci sono patologie che non sono trattabili solo da uno specialista, perché da un lato un paziente troppo piccolo è inadatto a procedure interventistiche, dall’altro il cardiochirurgo, in alcuni interventi classici, deve confrontarsi con rischi di mortalità alti. Intervenendo ‘a quattro mani’ si riduce il rischio. Un lavoro di squadra che non è ancora molto diffuso. “Si fa in pochissimi centri nel mondo – precisa il Dott. Carminati – anche perché servirebbero delle sale operatorie attrezzate per entrambi gli specialisti con tutte le apparecchiature radiologiche necessarie. Sale che, ad oggi, praticamente non esistono, salvo qualche eccezione”. Per ora, prosegue, “la tendenza è quella di adattarle. Come abbiamo fatto anche noi al San Donato, dove abbiamo eseguito interventi ibridi per i difetti interventricolari nei bambini”.

Sono state presentate, infine, alcune prospettive future, fra le quali nuovi device dotati di tecnologie più avanzate per la chiusura dei difetti settali: in particolare sono allo studio sugli animali device più flessibili e introducibili con cateteri più piccoli; l’esperienza sugli animali sembra promettente.

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