La pet-therapy allunga la vita e ne migliora la qualità

di 18 Settembre 2012Benessere

Il Comitato scientifico della “Comunità della longevità”, network internazionale di esperti riunitosi recentemente a Cagliari, ha confermato il ruolo importante che la pet-therapy, terapia dolce basata sull’interazione uomo-animale, ha sui pazienti anziani, affetti da diverse patologie.

Il Comitato scientifico della “Comunità mondiale della longevità” è un network internazionale, creato nel 2010, di cui fanno parte le province sarde di Cagliari e dell’Ogliastra, alcune Regioni coreane e quella giapponese di Okinawa, tutte riconosciute come “aree della longevità” a livello mondiale.

“Gli animali”, ha spiegato Cinzia Pasini, veterinaria e specializzanda in pet-therapy, “sono uno stimolo importante, spesso fondamentale, per gli anziani che devono intraprendere un’attività riabilitativa”.

La pet-therapy è una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale, che integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie . Può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico e cognitivo. La pet therapy, quindi, non è una terapia a sé stante, ma una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso.

La presenza di un animale permette di consolidare il rapporto emotivo con il paziente e, tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico sia stimolare la partecipazione attiva del paziente.

“L’assistenza agli anziani”, ha aggiunto Roberto Pili, presidente del Consiglio provinciale di Cagliari,ha bisogno di un approccio multidisciplinare, di un impegno scientifico culturale, ma anche istituzionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo sociale che possono avere. Dobbiamo iniziare a considerarli una risorsa, consci del fatto che un anziano che vive meglio e più a lungo grava meno sul sistema sanitario”.

Ricordando che il 2012 è stato proclamato “Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni”, Pili ha rilevato che “in Sardegna, già dal 2030, le persone in età lavorativa potrebbero essere meno delle persone anziane e ultra anziane. Molto prima del 2060, anno in cui, in base al terzo report demografico pubblicato dalla Commissione europea nel 2011, la percentuale della popolazione europea oltre i 65 anni arriverà al 30%. A Cagliari si registra in diversi quartieri un rapporto tra anziani e persone in età lavorativa anche di 3 a 1“. Pili ha anche manifestato l’intenzione di coinvolgere nel progetto i circoli sardi presenti in Europa, “per valutare la longevità dei sardi in ambienti e stili di vita diversi”.

Tra i vari spunti emersi nel dibattito di Cagliari, Donatella Petretto, presidente della sezione di Cagliari dell’Associazione italiana dislessia, ha rilevato che per gli anziani anche il bilinguismo può essere una protezione rispetto a gravi patologie, come la degenerazione cognitiva.

Sul piano più propriamente operativo, Gian Mario Migliaccio, ha fatto sapere che il Coni, di cui è responsabile scientifico, è pronto a partire con il progetto ‘Achent’annos in salude’, che coinvolgerà in una prima fase un centinaio di anziani per 12 settimane: “L’obiettivo è dimostrare che la popolazione oltre i 65 anni che sceglie di effettuare attività motoria trae evidenti benefici“.

Fonte:  SardegnaOggi

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