"Ricicla" l'arte e non metterla da parte

By 30 Settembre 2013 Benessere, In evidenza

Sei attore, musicista? L’arte non paga – si sa – e la crisi infuria, quindi (oltre all’arte) anche i teatri iniziano a non pagare: fra gli “addetti ai lavori” si leva ogni giorno un più che giustificato coro di proteste. Il panorama non è però del tutto uniforme e per fortuna c’è anche chi ha reagito alla crisi e alla prospettiva di entrate sempre più magre e intermittenti “riciclandosi” e facendo delle proprie competenze artistiche una base di partenza per battere nuove strade e percorsi lavorativi al passo con i tempi.

Mi sono diplomata in violoncello con i massimi voti: concerti con gli allievi del Conservatorio, poi con altri professionisti, applausi, complimenti. Presto, però, ho cominciato a capire che qualcosa girava storto. Hai presente quel film di Virzì… ‘Tutta la vita davanti’? Ecco, detto in parole povere: nel giro di qualche mese ho iniziato a capire che con applausi e complimenti facevo una gran fatica a pagare affitto, spesa e bollette.”  25 anni, voce squillante, marcato accento friulano: Marta V. parla fitto fitto e non ha la faccia di chi si arrende facilmente; racconta ciò che potrebbero raccontare molti altri dei suoi compagni di viaggio: concerti che, dopo otto mesi, devono ancora essere pagati, posti di insegnamento inaccessibili, curricula cestinati, nepotismo. Ma la storia non finisce qui: Marta, senza deporre il violoncello, decide di percorrere una nuova strada e inizia a studiare musicoterapia. Perché? Per quale motivo, soprattutto, un musicoterapeuta dovrebbe avere lavorativamente più chances di un concertista? Marta risponde senza esitare: “Attraversiamo un periodo di crisi e il disagio non riguarda solo i disoccupati, ma anche chi il lavoro ce l’ha e cerca di tenerselo lottando con le unghie e con i denti e sostenendo ritmi lavorativi sfibranti: lo stress è una malattia di moda, oggi e prima o poi, finisce col tradursi in patologie rispetto alle quali molte persone cercando l’aiuto di terapie alternative rispetto alla medicina tradizionale. La musicoterapia è una di queste. Il malessere della società moderna apre uno sterminato campo d’azione per chi voglia cimentarsi in discipline di questo tipo.

Niente di più vero: basta pensare che, alla fine della Prima Guerra Mondiale, nei “Veteran Hospitals” americani, i musicisti venivano assoldati per influire positivamente sullo stato di salute dei reduci affetti da trauma post-bellico. Il potere curativo della musica è stato spesso e volentieri messo al servizio di chi soffriva di gravi forme di stress psico-fisico. È fuor di dubbio che, considerata da questa prospettiva, la riscoperta del potere curativo dell’arte possa tradursi in nuove opportunità lavorative. Chiediamo a Marta se ci sono degli “effetti collaterali”, se – per un musicista – intraprendere un percorso professionale di questo tipo può portare con sé qualche problema. “Purtroppo sì. In questo senso l’ostacolo principale è una sorta di snobismo, diffuso fra molti musicisti; sono in tanti a non vedere di buon occhio il fatto che un collega ‘ricicli’ le proprie competenze in ambiti diversi da quello concertistico o didattico: è un atteggiamento miope, che non tiene conto del fatto che anticamente la musica aveva un ventaglio di applicazioni molto più ampio rispetto a quello attuale.”

 

BuoneNotizie.it

About BuoneNotizie.it

BuoneNotizie nasce nell'ottobre del 2001, inizialmente con il dominio .net. Da allora sono stati pubblicati oltre 8.000 articoli grazie al contributo gratuito di oltre 1.500 utenti, di cui alcuni sono diventati giornalisti pubblicisti grazie allo stage remunerato annesso al percorso di formazione dell'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo per diventare giornalista pubblicista.

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.