Lo strano funzionamento del nostro sistema immunitario contro il Covid: agisce per salvarci, ma se “funziona troppo” è un problema.

Asintomatici e paucisintomatici: sono loro, i così detti “untori” della pandemia di Covid, che fin dall’inizio hanno dato parecchio filo da torcere ai ricercatori. Una vera marea di silenziosi portatori del Sars-Cov-2 che, per la maggior parte, sono però bambini e giovani. Ed è qui che nasce la domanda: perché? Sebbene la scienza non abbia ancora una risposta certa e definitiva, il microbiologo Andrea Crisanti, il biologo molecolare Stefano Piccolo e il biochimico Fulvio Ursini del Dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova, sono della stessa opinione: la motivazione va ricercata nel funzionamento del nostro sistema immunitario.

Quando inizia a manifestarsi la malattia?

Come la maggior parte dei virus, anche il Sars-Cov-2 per sopravvivere e moltiplicarsi ha bisogno di entrare nelle cellule. Ormai è chiaro ai ricercatori che l’intrusione avviene grazie alla cosiddetta proteina “spike” (la chiave di accesso). Questa si lega a recettori particolarmente abbondanti nelle cellule dei polmoni ma anche in quelle di cuore, fegato e intestino, detti recettori Ace2 (una sorta di serratura molecolare), ed è così che il virus inizia a entrare nelle cellule del nostro organismo. Un’altra certezza è che, tuttavia, possono passare fino a 14 giorni prima di sviluppare sintomatologia; un periodo di tempo noto come “periodo di incubazione”. Questo lasso di tempo è il momento fondamentale per il nostro organismo: si mette in funzione e parte l’attacco del sistema immunitario. Una buona risposta immunitaria durante l’incubazione può quindi evitare la diffusone del virus e il fatto che questo raggiunga le cellule polmonari e di altri organi vitali.

Il doppio sistema immunitario umano

La protezione del nostro organismo, ricordano gli esperti, è duplice: sistema immunitario innato e sistema adattivo. Il primo, è composto dalle barriere fisiche, come la pelle e le mucose, e da alcune molecole presenti nei tessuti, come alcuni dei globuli bianchi. Questa prima risposta immunitaria non è specifica, ma è la prima a intervenire e lo fa in modo molto rapido (a poche ore dall’infezione). Alcune ipotesi sostengono che questo sia uno dei motivi per cui i bambini siano meno colpiti dal Covid-19: il loro sistema immunitario innato è più forte che negli adulti, proprio perché per natura è il primo ad intervenire.

Il secondo sistema, quello adattivo, sebbene più lento ad agire, è quello più efficace e specifico. Si basa soprattutto su una “memoria” di riconoscimento di virus e batteri, e dovrebbe essere in grado di debellare un’infezione ogni qualvolta la incontri nuovamente nell’organismo. Una risposta immunitaria adattiva precoce, tuttavia, consentirebbe al corpo, con un’adeguata risposta, di combattere il virus anche durante il periodo di incubazione.

I danni maggiori all’organismo malato di Covid-19 li crea il sistema immunitario stesso

Per dirla in pillole, se durante il periodo di incubazione l’organismo non riesce a contrastare il virus, questo si fa strada nel tratto respiratorio fino ai polmoni. Qui, si lega ai recettori Ace2, e continua a replicarsi, innescando una catena di ulteriori risposte immunitarie. Le cellule di rivestimento delle vie aeree infette iniziano così a produrre grandi quantità di liquidi, gli alveoli polmonari si riempiono, ed ecco che compaiono le prime disfunzioni respiratorie: il regolare passaggio dell’ossigeno nel flusso sanguigno viene compromesso.

A questo punto, in alcuni pazienti, quelli geneticamente predisposti di cui abbiamo parlato in un recente articolo, è la risposta immunitaria stessa a generare i maggiori danni. Le morti, o le degenze più gravi in terapia intensiva, sono dovute infatti a una spropositata risposta immunitaria: la cosiddetta tempesta di citochine. Queste molecole, se prodotte in surplus, provocano gravi infiammazioni, come la sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), la prima causa di decesso Covid.

Gli esperti spiegano che gli anziani, e coloro che soffrono di disturbi polmonari cronici, sono gli individui che hanno la maggior probabilità di sviluppare la sindrome. Un controsenso, considerato che  nei loro polmoni sono meno presenti i recettori Ace2? No, gli stessi recettori, infatti, oltre che da “serratura molecolare” per il virus, hanno la funzione di regolare la risposta immunitaria. In altri termini, pochi recettori Ace2 non riescono a regolare una corretta risposta immunitaria contro il Covid-19 e le reazioni di difesa che scatenano, anziché salvare l’organismo, lo condannano. I giovani, ma soprattutto i bambini, hanno più recettori Ace2 nei loro polmoni, e negli altri organi, e ciò spiega, in parte, il motivo per cui riescono a contrastare meglio il virus, rimanendo, il più delle volte asintomatici.

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