Con circa 200.000 persone colpite, il morbo di Parkinson è la seconda patologia neurodegenerativa più diffusa in Francia dopo l’Alzheimer. Oggi uno studio francese porta nuove speranze dimostrando che il movimento può ridurre del 25% il rischio di ammalarsi. Lo testimonia anche Giorgia che, da dopo la diagnosi, non manca un allenamento.

L’attività fisica riduce il rischio di Parkinson

Uno studio condotto dai ricercatori dell’INSERM (Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale), pubblicato lo scorso 17 maggio sulla rivista Neurology, spiega come l’attività fisica avrebbe un effetto preventivo sulla comparsa dei sintomi da morbo di Parkinson.

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Lo studio si è concentrato su quasi 100.000 partecipanti seguiti tra il 1990 e il 2018. I ricercatori hanno potuto confrontare il livello di attività fisica delle tester malate con quelle che avevano già sviluppato la malattia tramite i questionari compilati durante questi tre decenni. Hanno scoperto così che le donne che ora sono malate avevano praticato meno sport nella loro vita, ma anche che camminavano o andavano in bicicletta meno, che facevano meno le scale e dedicavano poco o niente alle attività fisiche.

Riteniamo che l’insorgenza di sintomi precursori fino a 10 anni prima della diagnosi possa essere stata responsabile di un calo dell’attività fisica. Tuttavia, il lungo follow-up ci ha permesso di confermare che l’attività fisica di queste donne era già inferiore prima della comparsa di questi primi sintomi, più di 20 anni prima della diagnosi. Non era mai stato mostrato“, spiega il Dott. Alexis Elbaz, specializzato come neurologo per i disturbi del movimento. Lavora come professore di ricerca presso l’INSERM ed ha pubblicato ampiamente sull’epidemiologia della malattia di Parkinson e sull’invecchiamento motorio.

La scoperta è significativa poiché studi precedenti ritenevano lo sforzo fisico troppo stressante per chi è affetto da Parkinson. Il nuovo studio conferma e ribadisce l’importanza di una regolare attività fisica. Praticarla bene e con regolarità impedirebbe o almeno ritarderebbe l’insorgenza del morbo di Parkinson.

Parkinson precoce, attenzione ai segnali

Dopo la malattia di Alzheimer, quella di Parkinson è la malattia neurodegenerativa più diffusa. Il nome è legato a James Parkinson, un farmacista chirurgo londinese del XIX secolo, che per primo descrisse gran parte dei sintomi della malattia. La malattia è caratterizzata da rigidità muscolare, che si manifesta con resistenza ai movimenti passivi; tremore, che insorge durante lo stato di riposo e che può aumentare in caso di stato di ansia e bradicinesia provocando difficoltà a iniziare e terminare i movimenti. Questi sintomi causano disturbi dell’equilibrio, andatura impacciata e postura curva. Altri sintomi possono essere depressione e lentezza nel parlare. Oggi è ormai accettata l’ipotesi di un’origine multifattoriale dell’insorgenza della malattia, tra i quali componenti ambientali e genetica.

Il Parkinson è una malattia neurologica che colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo e circa 400mila solo in Italia. Non si conosce ancora una cura per la malattia del Parkinson, tuttavia esistono diversi trattamenti che possono controllarne i sintomi. Si manifesta in media intorno ai 60 anni di età. Si parla di Parkinson precoce quando un’insorgenza dei sintomi appaiono prima dei 40 anni. Oggi stimati al 5%, anche se in particolari aree geografiche è possibile rilevare percentuali ancora più considerevoli (fino al 10% in Giappone). Si parla quindi di Parkinson precoce o giovanile. La diagnosi della malattia è clinica e si basa sui sintomi presentati dal paziente. Gli esami strumentali come la risonanza magnetica dell’encefalo possono contribuire a escludere quelle malattie che hanno sintomi analoghi al Parkinson.

Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani

L’Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani Onlus (A.I.G.P. Onlus) nasce dall’incontro di sei persone che hanno condiviso l’esperienza del morbo di Parkinson precoce con lo scopo di informare, aiutare e condividere e favorire la comunicazione tra pazienti per raccontarsi e sostenersi. Come si legge sul loro sito sono tante le testimonianze raccolte.

Colpisce quella di Giorgia, alla quale, a soli 23 anni, viene diagnosticata la malattia del Parkinson. Nel suo racconto spiega come sia stato difficile e lento l’ottenimento della diagnosi ma di come, una volta raggiunta una risposta, la sua vita è cambiata notevolmente non sentendosi più solamente “goffa e inutile“. Anche Giorgia conferma lo studio francese: “Pratico tanto sport quasi ogni giorno (yoga e lunghe camminate) con una costanza mai avuta prima: lo devo a me stessa e alla mia salute, ora più che mai. Al momento sto rispondendo bene alla terapia con levodopa e spero che continui così più a lungo possibile.”

Un buon trattamento per controllare i sintomi del morbo di Parkinson prevede l’intervento sul paziente di diversi specialisti. Ciascun paziente ha una diversa combinazione di sintomi e la terapia farmacologia è calibrata sui bisogni individuali dei malati. Il primo obiettivo del trattamento è ripristinare i livelli di dopamina, in quanto nel cervello dei malati di morbo di Parkinson si osserva una sua carenza. La levodopa è attualmente il farmaco più efficace e agisce in sostituzione alla dopamina.

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Carlotta Vercesi

Parlo della nostra società e di come essa comunica. Il mio obiettivo è di scardinare la narrazione catastrofista e di raccontare le buone idee senza dimenticare i piani politici, sociali, economici. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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