Il pacemaker senza fili è una innovazione di recente introduzione ed è stato impiantato ad alcuni pazienti del centro cardiologico di Monzino, in provincia di Milano.

A come funziona un pacemaker

Il pacemaker, brevettato nel 1958, è un un dispositivo sottocutaneo che genera impulsi elettrici, una sorta di batteria supplementare per il cuore. Si collega all’atrio destro e sostituisce l’azione delle cellule del miocardio, conduttori elettrici di impulsi. Questi impulsi trasferiscono la carica elettrica all’interno delle camere cardiache. Per il trasferimento degli impulsi si utilizzano dei microcateteri, detti anche elettrocateteri. I microcateteri si dicono atriali o ventricolari, a seconda del tessuto al quale si collegano. Il tipo di collegamento è attivo o passivo: dipende dalla modalità di ancoraggio.

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Pacemaker senza fili: differenze rispetto al tradizionale

Il pacemaker senza fili esiste già da qualche anno, ma solo ultimamente viene applicato con maggior frequenza. I vantaggi del pacemaker senza fili sono molteplici. Innanzitutto è più facile da installare rispetto ad un pacemaker tradizionale: non prevede il collegamento dei cateteri elettrofori e si applica direttamente al muscolo cardiaco. La durata della batteria è uguale a quella del pacemaker tradizionale. La procedura di impianto è più semplice e presenta un rischio molto più basso di infezioni. Non è necessario procurare una incisione profonda, bensì un innesto attraverso la vena femorale; pertanto, il rischio di cicatrici e la percezione del dolore si riducono. Il pacemaker senza fili è compatibile con le risonanze magnetiche total body.

Gli interventi a Monzino

Il centro cardiologico Monzino di Milano aderisce ad una protocollo sperimentale internazionale, chiamato Aveir DR i2. Un’equipe di cardiochirurghi sperimenta l’impianto di pacemaker senza fili con collegamento bicamerale (ovvero ad entrambe le camere cardiache). Si tratta di una tipologia di presidio differente e innovativa, rispetto a quella già in uso con collegamento monocamerale. Entro il 2025, a 550 pazienti sarà impiantato questo tipo di pacemaker senza fili. Il pacemaker impiantato al Monzino è controllato da un algoritmo in grado di monitorare il livello di stimolazione cardiaca.

Recentemente, un gruppo di cardiologi italiani, provenienti dai dipartimenti delle università di Brescia e Milano, ha pubblicato sulla rivista scientifica Pubmed uno studio. Secondo questo studio, il pacemaker senza fili contribuirebbe alla riduzione della sindrome da vena cava superiore, causata dall’applicazione e dalla successiva estrazione dei cateteri applicati al pacemaker tradizionale.

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Donatella Bruni

Mi occupo di economia, lavoro e società, con uno sguardo alle dinamiche del lavoro, ai consumi e ai cambiamenti del mondo che ci circonda (fisico e digitale). Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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